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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Via del Molino a Vento, una storia di antichi mestieri e umili genti

19.05.2018 – 09.21 – Ripetere una certa parola, un certo nome un numero sufficiente di volte lo rende privo di senso, ne disarticola il reale significato: questo diviene evidente con le filastrocche, con i giochi di parole e nella parlata comune, quando si usa uno specifico termine senza riflettere su quanto significa.
I nomi di vie e piazze, come argomentato nell’articolo precedente, si prestano a un’ambivalenza di questo genere, nel senso che se hanno un’innegabile valore commemorativo, tuttavia dall’altro vengono talmente usati nella vita comune da rendere quel nome, quella denominazione niente più che un simbolo di un luogo. La piazza, la via come entità “reale” sostituisce l’eredità storica legata al suo nome, lentamente dimenticata.

In alcuni casi tuttavia, nella toponomastica più antica, legata alla formazione medievale e moderna della città, il nome della via corrisponde alla sua funzione, descrive com’era quel luogo nel momento in cui veniva così appellato. Come i cognomi di alcune persone originariamente corrispondevano a determinate caratteristiche fisiche, caratteriali o di status, allo stesso modo i nomi di alcune vie di Trieste corrispondevano ai primordi al loro aspetto.

La Via del Molino a Vento è un buon esempio di questo genere di antica denominazione: il mulino è scomparso da tempo, ma il vento, nella forma della nostra Bora, rimane impetuoso. La ragione è ovviamente nella forma della strada, che serpeggia su per il colle. Eppure, con alcune ricerche, è possibile trovare nella guida ottocentesca “Trieste antica e moderna” (1884), di Ettore Generini, una descrizione del mulino costruito a metà ‘700, sotto le riforme illuministe di Maria Teresa d’Austria.

Intorno alla metà del passato secolo alcune persone immaginarono di trar partito del vento di Greco-Levante, che nella nostra città soffia di frequente gagliardo, e costruirono un molino sul fondo tuttora privo di fabbricati, situato rimpetto alla campagna nella quale trovasi attualmente l’ I. R. Ufficio di Polizia di S. Giacomo.

In conformità allo spirito progressista del tempo, si voleva pertanto sfruttare la forza della Bora per alimentare il mulino, in una zona all’epoca aperta campagna. Infatti, prosegue Generini…

Questo molino dovea venir mosso dalla forza del vento. Fallì però il tentativo a quanto pare, giacché in sullo scorcio del passato secolo scorgevansi gli avanzi dell’edifizio di quel molino, rappresentante una specie di torre diroccata, e solo i vecchi di quei dintorni ne serbavano memoria. Vuolsi che il taglio degli alberi sul Montebello e la distruzione dei piccoli boschi vicini che valevano a moderare l’impeto soverchio di borea, abbiano contribuito alla mala riuscita di quella intrapresa.

L’annotazione di Generini, confermata da un suo ricorso alle fonti orali, è affascinante nel suo interesse (quasi) ambientalista: la deforestazione della zona, legata all’espansione della città, aveva reso il vento troppo forte per il corretto funzionamento del mulino.

Nel 1798 certo Giuseppe Duprè volle ritentare la prova ed ottenuto ch’ ebbe un privilegio per 10 anni, fece costruire altro molino poco discosto dal primo, però con eguale successo. Di quei due molini rimasero le rovine ed il nome al nuovo rione che andò formandosi in quelle adiacenze nei primi anni del secolo. Comincia questa via tosto dopo la Piazza della Barriera vecchia e salendo sempre, incontra a destra la strada postale per l’Istria, o volgendo a sinistra passa a quella di Fiume.

La descrizione di Generini ripercorre pertanto in parte l’attuale Via del Molino a Vento, confermando quanto descritto in tante guide, ovvero la presenza di due mulini, entrambi settecenteschi. Un’ulteriore nota, in calce a quanto scrive Generini, accenna a un ingente lavoro di edilizia per rinforzare la strada:

È dal 1728 che data la regolazione di questa via, pressoché come vedesi presentemente, avendo in quell’anno il Capitano Cesareo Andrea Barone de Pin fortificato il corso della lunga strada che scende da Montebello, con solida travamenta facendovi costruire pure i muri di sostegno nel lato a sinistra della stessa salendo, che sovrasta alla sottoposta Rozzol.

La bellezza della Via deriva dall’aver conservato parte della sua promiscua mescolanza di palazzi e stamberghe, orticelli e fontane, rigatterie e negozi.

Tra fine ottocento e primi del novecento la Via del Molino a Vento era infatti luogo di straccivendoli e venditori ambulanti, naturale punto di passaggio tra il Carso e il nucleo urbano.

In quel periodo la Via annoverava diverse botteghe di artigiani, una rivendita di vestiti usati gestita da alcune donne, fabbri, tappezzieri, impagliatori, venditori di giocattoli fatti in casa, aggiustatutto e così via. Una normale giornata a inizio ‘900 avrebbe visto discendere i contadini con i propri frutti della terra da rivendere, così come i “cici”, una minoranza romena che vendeva legna da ardere e carbone, assieme a venditori ambulanti, stranieri in cerca di fortuna e torme di ragazzi cenciosi.

Qualcosa delle origini popolane e umili della Via è sopravvissuto nella sua eterogeneità di casupole, condomini e case residenziali, culminanti con il palazzo di mattoni rossi, ex Ospedale della Maddalena. I primi cento metri, in forte salita, sopra Via d’Annunzio, presentano invece ancora a sinistra di chi sale quanto resta de “El mureto de le strazze”. Compito di solito delle venditrici, era allora un luogo di mercato e contrattazione, dove i popolani del Rione di Rena Nova vendevano e acquistavano vestiti usati, così come i visitatori stranieri si sbarazzavano in questa “stazione” dei propri capi più bizzarri ed esotici, cercando di confondersi nel tessuto cittadino. Si diventava così triestini, con il semplice cambio d’abito. Sarebbe stata poi la padronanza dell’italiano e del dialetto il “marchio” con il quale riconoscere o meno l’essere cittadini o nuovi arrivati. La lingua costituiva al tempo il solo riconoscimento sociale in una città altrimenti fortemente multietnica.

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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