Il climate change e i porti del Nord Europa, quali opportunità per Trieste?

06.09.2023 – 09.25 – Il cambiamento climatico, quantomeno nelle sue conseguenze di breve periodo, ha anche una valenza geopolitica. Si era ad esempio molto discusso della cosiddetta nuova rotta dell’artico, derivante dallo scioglimento dei ghiacci; un campo nel quale la Russia appare ben preparata, sebbene non sia ancora una via commercialmente praticata con grandi volumi di traffico. Su un piano europeo, il climate change rende sempre più difficile, per i paesi del nord Europa, utilizzare le vie fluviali. La distanza dal mare si trasforma in un ostacolo, le merci (letteralmente) non scorrono più come un tempo. La tematica è stata nuovamente affrontata dal presidente dell’Autorità portuale di Trieste e Monfalcone e dal presidente di ESPO (European Sea Ports Organisation) Zeno D’Agostino il quale ha commentato che “Il cambiamento climatico sta danneggiando i porti del nord Europa che sono fluviali e i più importanti d’Europa. Amburgo ad esempio è a cento chilometri dal mare, le navi sono sempre più grandi e il pescaggio risulta dunque più difficile. Se in Italia abbiamo il problema dell’acque che sale, quei porti hanno il problema opposto”. Si colloca in questo contesto la scelta di investire nella Piattaforma Logistica di Trieste da parte di HHLA; Amburgo, presentendo una sua (futura) perdita di competitività, si espande al sud, cerca sponde alternative.
L’intervento, avvenuto a margine di un evento sulla sostenibilità organizzato dal ciclo di incontri de ‘In viaggio con la Banca d’Italia‘, presso il Teatro Verdi.
D’Agostino è poi tornato su un tema usuale, ovvero la necessità che il proto, onde smarcarsi dalla competizione, non si specializzi nel suolo ruolo di movimentazione delle merci, ma ricerchi un ruolo multi settoriale, interessandosi alla lavorazione delle merci, alla ricerca scientifica (ruolo particolarmente fecondo per Trieste) e – perché no? – alla produzione energetica e agricola. Piccoli esperimenti erano stati compiuti in tal senso a Trieste; ricordiamo l’annunciato Hydrogen Hub, l’esperimento coi vini Prosecco nelle profondità marine e il generale pressing per svolgere attività industriali nel Porto Franco. Nell’ambito dell’incontro al Teatro Verdi, D’Agostino ha osservato come il mar Adriatico non sia stato ancora sfruttato per il traffico dei dati tramite i cavi sottomarini, nonostante passare per il mare triestino sia la strada più veloce per connettere Europa e Asia.
Se “il 90% delle merci viaggia ancora su nave – ha riflettuto D’Agostino – il 90% dei dati passano per cavi sottomarini, e in Adriatico non ve ne sono”.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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