23.08.2023 – 07.01 – Un triestino vero con un italiano vero. Viene spontaneo scriverlo, ricordando quando Lorenzo Pilat duettava con Toto Cutugno nel 1990, nella sontuosa cornice del Politeama Rossetti. È solo uno dei tanti legami di Toto Cutugno con il capoluogo giuliano dove si recò diverse volte, solitamente in viaggio verso l’Europa orientale. Il cantautore è infatti scomparso ieri pomeriggio, 22 agosto 2023, ore 16, a seguito di una lunga malattia. La morte, avvenuta all’ospedale San Raffaele di Milano, è stata comunicata all’ANSA dal manager Danilo Mancuso. L’amatissimo cantante era ammalato da diverso tempo.
Correva il marzo 1990 e, all’interno della trasmissione ‘Piacere Raiuno‘, Toto Cutugno giungeva a Trieste per una settimana intera, in compagnia di Simona Marchini e Piero Badaloni. Il programma, trasmesso in diretta dal teatro Politeama Rossetti, qui concluse alcune delle sue più memorabili puntate; specie il giovedì, quando Cutugno incontrò il cantautore triestino Lorenzo Pilat, a propria volta reduce del successo del primo Festivalbar e all’epoca, col nome d’arte ‘Pilade’, membro del Clan Celentano.
Cutugno osservò, dopo alcuni giorni a Trieste, che “le donne triestine cantano, è una cosa incredibile. Dopo Napoli è la città che più canta. È una cosa incredibile”.
Pilat presentò un repertorio delle sue più note canzoni in dialetto, con accompagnamento di chitarra; e Cutugno chiese che le dedicasse “ai triestini del mondo, perchè siete davvero sparsi in tutto il mondo“. Un’altra Trieste, un altro mondo.
Proprio tra una puntata di ‘Piacere Raiuno’ e l’altra Toto Cutugnò preparò una canzone apparentemente leggera, ‘Insieme: 1992‘. Echi della caduta del muro di Berlino, versi ricamati sulle speranza di un’Unione europea in via di formazione e sulle (ingenue) speranze di libera democrazia rinate dopo il fatidico ’89. La Rai era, all’epoca, disinteressata all’Eurovision e non si preoccupò di seguire la canzone di Cutugno che accumulava punti e popolarità al concorso europeo, infine vincendo in un’inquieta Zagabria.
Il ritornello, per chi lo aveva seguito alle prove, era già entrato nelle orecchie della giuria, spopolava all’estero; nel disinteresse italiano Cutugno vinse il secondo, storico, Eurovision dell’Italia nel 1990, tanto come primo cantante in assoluto, quanto come paroliere e compositore. Una bella rivincita dopo quattro secondi posti sanremesi.
La Iugoslavia era sull’orlo dell’abisso, agitata da sotterranei conflitti nazionali; e Cutugno suonò nella calma prima della tempesta. Tra il coro uno dei membri della banda slovena Pepel In Kri (Cenere e sangue) che accompagnavano la canzone di Cutugno morirà nel conflitto, qualche anno più tardi. E, per giungere a Zagabria, Cutugno passò proprio attraverso Trieste. “Insieme, Unite Unite Europe“. Un’altra Europa, un altro mondo.
[z.s.]


