10.08.2023 – 08:30 – Come illustrato in un precedente articolo pubblicato lo scorso 22 Luglio, nelle acque marine dell’Adriatico (e non solo) è stato osservato un enorme proliferare di una specie alloctona di crostaceo; il granchio blu (Callinectes sapidus). La presenza di questo animale giunto erroneamente nel nostro mare a bordo di imbarcazioni mercantili sta causando grossi grattacapi agli itticoltori locali di Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna e di altre regioni italiane affacciate sull’Adriatico e sul Tirreno. Il granchio blu, infatti, è onnivoro e piuttosto aggressivo. Si nutre di tutto ciò che riesce a finire tra le sue chele, prediligendo molluschi bivalvi e anellidi senza disprezzare avannotti, carogne e vegetali. Per sopravvivere ha bisogno di mangiare grandi quantità di cibo, motivo per il quale devasta coltivazioni ittiche e banchi di pesce. Nel nostro territorio regionale il granchio blu rappresenta un grosso problema per quanto concerne l’integrità delle reti da pesca nelle lagune, causando ingenti danni economici ai pescatori e di conseguenza all’intero comparto ittico. La Regione FVG ed il veneto hanno richiesto al Governo ai attivare lo stato di calamità naturale con il fine di trovare una soluzione. In questi giorni, la Coldiretti veneziana, interpellando gli operatori del comparto ittico e le popolazioni locali, hanno convenuto che l’invasione del granchio blu nei nostri mari può essere contrastata pescandolo ed utilizzando in cucina.
Pertanto, la confederazione assieme al titolare di un agriturismo ha ideato alcuni piatti dalle importanti qualità nutrizionali; il granchio blu è infatti ricco di vitamina B12. Il “killer dei mari”, come accade già da tempo negli Stati Uniti, può essere tranquillamente servito con gli spaghettoni all’aglio saltati, condito con erbe aromatiche come il rosmarino o con la tradizionale insalatina di granchio alla veneziana. L’obiettivo della Coldiretti è “mostrare dal vivo come una soluzione per contenere l’eccessiva diffusione del granchio possa essere la sua pesca per il consumo”. In questo modo “sarebbe possibile trasformare quella che oggi è una calamità in un’opportunità, con l’inserimento nei menu a chilometro zero, a partire dalle attività di ittiturismo, pescaturismo e dagli agriturismi sul litorale, nel rispetto delle normative territoriali”.


