Bagnanti troppo vestiti al Pedocin. Bullian (Pat-Civ): «Basta intolleranza gratuita e imposizioni dannose verso gli stranieri»

14.08.2023 – 16.30 – «È l’ennesimo episodio a dimostrazione di quanto la nostra società abbia abbassato la propria capacità di riconoscere e rispettare le libertà altrui. Che disagio provoca il fatto che alcune persone vadano a fare il bagno con questo o quel vestito? L’asticella dell’intolleranza si è purtroppo alzata a livelli preoccupanti – commenta il consigliere regionale del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg Enrico Bullian in merito alle proteste di ieri contro un gruppo di donne musulmane che voleva fare il bagno nelle acque antistanti il triestino Lido Pedocin –. Che le istituzioni comunali e la politica regionale continuino, poi, ad esasperare i toni e a occuparsi con questa enfasi di come vadano al mare delle persone musulmane lo trovo sconcertante, entrando addirittura in un ginepraio regolamentare nel quale sarà difficile districarsi. Sarebbe sufficiente un po’ di buon senso e di accettazione delle differenze culturali, quando – come in questo caso – non sono lesive verso nessuno e non intaccano il nostro impianto istituzionale liberal-democratico. Con un percorso di integrazione graduale sarebbero anche introducibili migliorie (come il cambio del vestito di arrivo rispetto a quello per entrare in acqua), impensabili con l’approccio dello scontro frontale fra civiltà incompatibili.

Continuare solamente a imporre divieti, -continua Bullian- discriminare gli stranieri attraverso norme finora sempre bocciate dalla magistratura (come per le agevolazioni sul cosiddetto “tagliaffitti” o sulle graduatorie ATER), certo non favorisce un percorso inclusivo nella nostra società occidentale. E non aiuta dichiarare a sproposito, come ha fatto il sindaco di Trieste Di Piazza, che una triestina non può andare in bikini in Arabia. Questo non ci autorizza a comportarci come Stati che non hanno nulla a che vedere con la nostra realtà. Noi, fortunatamente e grazie a chi ha combattuto per darci la libertà, siamo una repubblica democratica, laica e uno stato di diritto: le istituzioni devono comportarsi conseguentemente anche verso i nuovi cittadini venuti qui ad abitare e lavorare. Poi, in generale, dubito di chi parla di preoccuparsi per l’emancipazione femminile delle musulmane, ma allo stesso tempo è propenso a non intervenire per salvare le vite umane dei profughi nel Mediterraneo. Se si vuole la libertà delle donne musulmane, ricordo che, per alcune, andare al mare è già un passo in avanti. E solo la graduale integrazione può aiutare l’emancipazione; è noto che gli usi e costumi sono quelli più lenti a modificarsi, come è successo per le nostre bisnonne, che andavano ancora in giro con il fazzoletto nero sul capo anche d’estate.”

E conclude, “le questioni vere a livello regionale riguardano l’inclusione, il lavoro, la salute sui quali serve un’azione congiunta tra istituzioni, non certo i costumi da bagno in sé, che fungono da “armi di distrazioni di massa. Questi rappresentano un diversivo per non parlare dei problemi che invece interessano molto di più il nostro territorio, dalla mancanza dei medici di famiglia alla denatalità, al personale che le industrie e la ristorazione non riescono a reclutare».

c.s

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