17.07.2023 – 10:30 – La dott.ssa Francesca Larese Filon e il dott. Luca Cegolon, dell’Università degli Studi di Trieste e dell’Unità Clinico Operativa di Medicina del Lavoro hanno recentemente pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “Viruses” la quale copre tutti gli aspetti della virologia, edita da MDPI, uno studio epidemiologico il quale ha valutato l’incidenza ed i fattori di rischio di reinfezione da Covid-19 negli operatori sanitari dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina, dall’inizio dell’emergenza sanitaria fino alla sua fine ossia dal 1 Marzo 2020 al 31 Gennaio 2023. Lo studio ha rilevato una elevata protezione legata alla vacinazione. “Al primo dicembre 2021, – spiega l’ASUGI in una nota – il 12,1% degli operatori sanitari di ASUGI non era vaccinato, il 5,2% era immunizzato con una dose, il 33,8% con due dosi e il 48,9% con tre dosi. Alla fine dello studio, il tasso di operatori sanitari non vaccinati era del 10%, l’1,0% era immunizzato solo con una dose, il 6,5% con due dosi, il 73,0% con tre dosi, il 9,4% con quattro dosi e 0,2% con cinque dosi”.
“Durante l’intero periodo di studio, – ha reso noto l’ASUGI – 5253 operatori sanitari hanno contratto almeno un’infezione Covid-19, 4262 sono stati infettati una sola volta e 1091 si sono reinfettati. Quasi la totalità (99,1%= 1,071/1,091) delle reinfezioni si è verificata dopo il 30 novembre 2021 (periodo dell’inizio dell’ondata “Omicron”), con un picco a luglio 2022 (N = 161). Su un totale di 8.205 operatori sanitari, 683 reinfezioni si sono verificate dopo un’infezione primaria da SARS-CoV-2 precedente all’ondata Omicron (cioè prima del 1 dicembre 2021) mentre 408 reinfezioni si sono verificate dopo un’infezione primaria COVID-19 durante il periodo Omicron (cioè dopo il 30 novembre 2021)”.
“Durante tutto il periodo di studio ci sono stati 34 ricoveri fra gli operatori sanitari di ASUGI, tutti prima dell’ondata Omicron ossia quando circolavano varianti più virulente, dopo 18 (0,4%) infezioni primarie da SARS-CoV-2 e 16 (1,5%) reinfezioni. Durante il periodo Omicron, invece, le reinfezioni erano tutte clinicamente lievi, senza alcuna ospedalizzazione. Esse si sono verificate in media 400 giorni dopo un’infezione primaria da Covid-19; 512 giorni in media dopo un’infezione primaria precedente all’ ondata Omicron (cioè prima del 1 dicembre 2021) contro 218 giorni in media dopo un’infezione primaria durante l’ondata omicron (cioè dopo il 30 novembre 2021). Escludendo le reinfezioni verificatesi dai 15 giorni in su dopo una prima dose di vaccino o 8 giorni in su dopo un’ulteriore dose di vaccino, 605 reinfezioni sono state rilevate dopo un’infezione primaria pre-Omicron (incidenza grezza = 1,4 × 1000) contro 404 casi di reinfezione dopo un’infezione primaria durante l’ondata Omicron (incidenza grezza = 0,3 × 1000)”.
“A parte gli OS, con un rischio biologico leggermente aumentato, ed il personale accademico con rischio di reinfezione notevolmente inferiore dopo infezioni primarie precedenti l’ondata Omicron, – sottolineano da ASUGI – il rischio occupazionale di reinfezione legato alla mansione lavorativa o il luogo di lavoro era marginale. Inoltre, mentre il rischio di reinfezione era inferiore nei maschi e negli operatori sanitari di età superiore a 60 anni dopo un’infezione primaria pre-Omicron, gli operatori sanitari di ASUGI con età 30-50 anni avevano maggiori rischio di reinfettarsi dopo un’infezione primaria di Omicron. Indipendentemente dal periodo dell’infezione primaria, il rischio di reinfezione diminuiva al crescere del numero di dosi di vaccino COVID-19, essendo più basso dopo il secondo richiamo (quarta dose). In particolare, l’efficacia vaccinale contro le reinfezioni seguenti un’infezione primaria durante il periodo pre-Omicron era 16% con una dose, 51% con due dosi, 76% con 3 dosi e 92% dopo la quarta dose. L’ efficacia vaccinale saliva rispettivamente a 72%, 59%, 74% e 93%, nel caso in cui l’infezione primaria fosse avvenuta durante il periodo Omicron”.
In conclusione, – si è evinto dallo studio – le reinfezioni da SARS-CoV-2 erano frequenti durante il periodo Omicron, ma caratterizzate da sintomi lievi o assenti. Mentre il rischio biologico degli operatori sanitari di ASUGI era influenzato marginalmente dalla rispettiva attività lavorativa, l’effetto protettivo maggiore contro le reinfezioni era dato dalla vaccinazione Covid-19, con un’efficacia della quarta dose pari a 93% nel caso di un’infezione primaria durante il periodo Omicron”.


