Operazione “The End”, individuata a Trieste “famiglia” dedita al traffico internazionale di esseri umani

28.06.2023 – 13:45 – Nella mattinata dello scorso Lunedì 26 Giugno e nella giornata di ieri, Martedì 27 Giugno, si è svolta un’importante operazione di Polizia denominata “The End” volta a dare esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Trieste, all’esito di un’ attività d’indagine coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia a carico di 13 soggetti di nazionalità albanese e kosovara ritenuti responsabili del reato di Associazione a Delinquere transnazionale finalizzata al Favoreggiamento dell’Immigrazione Clandestina lungo la cosiddetta Rotta Balcanica, ossia una delle principali vie di migrazione verso l’Europa. Dieci indagati sono risultati essere stabilmente residenti a Trieste. Nello stesso contesto investigato sono stati indagati ulteriori 13 soggetti anch’essi appartenenti alle medesime etnie. L’operazione è stata condotta dagli agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile del Capoluogo Giuliano in sinergia con la SISCO – Sezione Investigativa Servizio Centrale Operativo di Trieste, con il coordinamento della Direzione Centrale Anticrimine e con il concorso operativo delle Squadre Mobili di Bologna, Rimini, Pesaro Urbino e Treviso, dei Reparti Prevenzione Crimine di Padova, Bologna e Reggio Emilia, nonché delle Polizie di Francia, Slovenia, Kosovo e Albania, attivate dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia tramite gli uffici degli esperti per la sicurezza siti nelle Capitali.

Le indagini, svolte dagli agenti della Sezione Criminalità Organizzata e Catturandi della Squadra Mobile giuliana con il supporto del Servizio Centrale Operativo, hanno avuto inizio nel Novembre 2021 a seguito di mirati accertamenti volti a verificare il passaggio a Basovizza (TS) di eventuali autovetture che potessero essere utilizzate da soggetti operanti nell’ambito del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso il valico degli ex confini di Stato con la Slovenia quali Pesek e Basovizza, soffermandosi, in particolare su quei veicoli che sono risultati viaggiare accoppiati in più occasioni, ritenendo che rispecchiassero il tipico modus operandi utilizzato dai passeurs, i quali, per come emerso da passate attività d’indagine, sono soliti adoperare autovetture di staffetta seguite dai veicoli con a bordo i migranti irregolari. Tali preliminari accertamenti hanno consentito di evidenziare come, effettivamente, vi fossero sistematici passaggi di coppie di autovetture in determinati orari della giornata, tanto da avvalorare l’ipotesi che le stesse potessero essere utilizzate per il trasporto illegale di migranti. Nel 2022 le indagini coordinate dalla locale Procura della Repubblica, hanno avuto inizio supportate da attività di natura tecnica e sviluppatesi con numerosi servizi di osservazione e pedinamento eseguiti tanto in ambito cittadino quanto lungo la fascia confinaria con la vicina Repubblica.

Proficui sono stati anche gli interscambi informativi con la Polizia di Slovenia, nonché con le Autorità di Sicurezza della Croazia in occasione di appositi incontri, volti ad acquisire utili elementi sia di riscontro che di approfondimento investigativo alle indagini in atto, a
seguito dei quali l’Autorità Giudiziaria italiana ha emesso appositi Ordini Europei d’indagine per la formale assunzione degli elementi di prova raccolti dalla richiamata polizia estera in occasione, in particolare, degli arresti e dei rintracci di migranti effettuati in quella nazione ed afferenti all’organizzazione criminale oggetto di indagine per come accertato a seguito delle ricostruzioni dei richiamati eventi delittuosi operate dalla Squadra Mobile di Trieste.

Gli accertamenti compiuti nel corso dei mesi hanno consentito agli inquirenti da un lato di ricostruzire i molteplici episodi di trasporti illegali di migranti e, dall’altro, di individuare l’operatività, a Trieste, di 26 soggetti che appaiono comportarsi, allo stato delle indagini, come un gruppo criminale organizzato dedito al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Dalle investigazioni, infatti, è possibile dedurre che i destinatari dei provvedimenti cautelari abbiano dato luogo ad una vera e propria associazione a delinquere con suddivisione di ruoli, nell’ambito della quale sono emerse alcune figure di vertice impegnate ad organizzare i servizi volti al recupero e trasporto dei migranti in Italia ed altre aventi ruoli di autisti e passeurs, impiegati con dei veri e propri turni di lavoro. Inoltre è emerso che per la gestione del denaro proveniente dall’attività illecita il gruppo criminale ha costituito una cassa comune affidata ad una donna appartenente ad una donna coniuge e sorella di alcuni degli indagati.

E’ stato riscontrato poi, come il presunto sodalizio criminale fosse dotato di un’organizzazione ben strutturata non solo in termini di uomini, ma anche di veicoli. Esso vantava, infatti, un nutrito parco auto, alcune delle quali di proprietà dei membri ed altre prese a noleggio, nonché, in alcune occasioni, anche l’impiego di furgoni. I mezzi sono stati messi a disposizione dei sodali per il trasporto dei passeurs al confine Croato/Sloveno, per il trasporto del clandestini, per il recupero dei passeurs e per effettuare le staffette in occasione del rientro in Italia al fine di verificare se i tragitti percorsi risultassero liberi dalla presenza delle Forze dell’Ordine.

È, in particolare, emerso come l’organizzazione criminale fosse in stretto contatto con un soggetto, allo stato non propriamente identificato e presumibilmente residente all’estero, il quale provvedeva a far giungere i clandestini sino al confine croato/sloveno, avvisando i sodali della presenza di migranti da trasportare in Italia. Nelle ore pomeridiane, quindi, un autovettura veniva inviata da Trieste alla volta della località Pomjan-Paugnano, in Slovenia, da cui, lasciati i passeurs, faceva immediatamente ritorno nel nostro Paese. A questo punto, i passeurs si addentravano a piedi nella zona boschiva attraverso la quale raggiungevano il confine di stato (all’epoca dei fatti la Croazia non era ancora paese Schengen quindi le arterie di comunicazione tra i due Stati erano ancora presidiate dalle Forze dell’Ordine, ndr) presso il quale trovavano ad attenderli i migranti appositamente fatti convergere in quel luogo dal referente che si era occupato della parte precedente del viaggio. Una volta recuperati i clandestini, questi venivano accompagnati, a piedi, seguendo percorsi boschivi, nuovamente fino a Paugnano o nei suoi dintorni, dove venivano fatti salire a bordo di autovetture, condotte da altri componenti del gruppo incaricati di raggiungere la città di Trieste, mentre i passeurs prendevano posto su autovetture diverse da quelle con a bordo i clandestini, viaggiando separatamente da quest’ultimi.

Il corrispettivo richiesto per ogni migrante trasportato ammontava tra i 200,00 e i 260 € e, a volte, nella medesima giornata venivano effettuati anche più trasporti, nel corso dei quali poteva capitare che i migranti venissero percossi. In particolare, per come risultato da una conversazione captata, nel corso dell’attraversamento a piedi dei sentieri boschivi, il passeur racconta all’organizzatore che i migranti che stava accompagnando non volevano camminare, tanto che è stato costretto a picchiarli, aggiungendo che i predetti erano cosi alterati dall’ingente assunzione di bevande energetiche, finalizzata a ingannare il senso di stanchezza, che uno di loro, dopo aver ricevuto degli schiaffi, rideva. In altra occasione è stato evidenziato come i passeurs costringessero i bambini ad assumere dei sonniferi al fine di evitare che potessero piangere durante il cammino notturno attirando, con ciò, l’attenzione di passanti o Forze dell’Ordine.

Quanto raccolto nell’ambito della complessa attività di indagine ha determinato il Giudice per le Indagini Preliminari di Trieste, sulla scorta delle richieste avanzate dal Pubblico Ministero, Massimo De Bortoli in vece di titolare del procedimento, ad emettere le misure cautelari sopra indicate, alle quali è stata data esecuzione nelle scorse 48 ore.

Il Procuratore della Repubblica, Antonio de Nicolo (Foto: Gabriele Turco).

“Attualmente – ha spiegato il Procuratore della Repubblica, Antonio De Nicolo – le organizzazioni di questo tipo ce ne sono tantissime, perchè fino a quando attività come queste saranno così redditizie ci saranno molti soggetti pronti a subentrare. E’ un po’ come il traffico della droga; noi cerchiamo di arrestare il più possibile chi è coinvolto nel traffico ma per alcuni che riusciamo a mettere in carcere altri sono pronti a rimpiazzarli e così accade anche nell’ambito dell’immigrazione clandestina. Noi facciamo del nostro meglio”.

“Questa indagine – ha spiegato De Nicolo – è stata resa complessa dal fatto che naturalmente deve svolgersi in più paesi e in più nazioni e per questo motivo la ricerca della collaborazione tra stati è fondamentale. La chiave del successo della speranza di smantellare tali organizzazioni sta proprio nell’efficacia dei canali di collaborazione internazionale”.

“Per questo motivo – ha spiegato il Procuratore – un contatto informale telefonico, un messaggio attraverso Whats’App, può essere molto più utile di 100mila lettere scritte e passate attraverso gli organi centrali. Questo è un mio vecchio pallino che mi sentirete ripetere fino alla stanchezza – ha asserito De Nicolo – la collaborazione internazionale è la chaive di successo di queste operazioni; essa si realizza con rapporti stretti e diretti tra magistrati di Italia, Slovenia e Croazia e tra le rispettive Forze di Polizia. Se la sinergia si realizza con quotidiani scambi di informazioni l’indagine andrà avanti in maniera proficua”.

Trieste, per quanto concerne il traffico di di esseri umani ha spiegato il Procuratore – “è un punto nevralgico e mi piacerebbe che la DDA, diventasse una struttura con personale sufficiente per svolgere bene queste indagini. Noi stiamo arancando in quanto siamo 8 magistrati in tutta la Procura su 11 e alla DDA posso dedicarne 2 togliendoli alla Procura Ordinaria che rimane con 6 persone; un numero al di sotto dei livelli di guardia. Se io avessi tutti gli 11 sostituti presenti, 3 li dedicherei alla parte della Procura Distrettuale, e potremmo fare veramente un ottimo lavoro, e lascerei 8 alla Procura Ordinaria. Per adesso questa idea resta ancora nel libro dei sogni perchè l’organico non c’è” – ha concluso De Nicolo.

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