Il Caffè Sacher giunge a Trieste, è il primo al di fuori dell’Austria

01.06.2023 – 12.45 – Non una folla, ma un’ordinata epperò lunghissima fila per l’apertura soft, più volte annunciata, contraddetta e rinviata, del Caffè Sacher di via Dante Alighieri di Trieste, avvenuta alle prime luci dell’alba del 1 giugno 2023. Un locale austriaco, dolcissimo scrigno delle torte di cioccolato fatte a Vienna, in una via intitolata al padre della lingua italiana, all’interno a propria volta dello storico negozio di scarpe Rosini, aperto dal lontano 1912.
Il Caffè Sacher è il primo locale di questo genere al di fuori dell’Austria; altre volte erano stati tentati simili esperimenti, ad esempio il Sacher shop a Bolzano, ma solitamente il locale non sopravvive ai primi anni di attività. Trieste, in virtù di un turismo austro-tedesco cresciuto di qualità e flussi, può forse contraddire quest’assunto, dimostrare come la Sacher possa radicarsi anche al di fuori dell’ombra di Vienna.
Il locale si presenta come multiforme, incentrato va da sé sulle offerte dolciarie: caffè di ogni specie e tipologia, in particolare le dolcissime varianti viennesi, dolci di ogni forma e dimensione, compresa ovviamente la classica torta Sacher, spedita dalla capitale austriaca sino a Trieste e venduta nell’iconica scatola di legno, senza però trascurare il salato, con ostriche, champagne e prosciutti locali dall’Istria e dal Friuli.
L’imprenditore Alfons Dizzi gestisce per la prima volta un locale di questo tenore, avendo firmato un contratto di franchising con la famiglia Winkler and Gürtler, proprietari dell’Hotel Sacher a Vienna, risalente a propria volta al 1876.
Colpisce, negli interni curati da diversi mesi, lo stile dominato dall’horror vacui: tendaggi, tappezzerie e mobili pesanti e sfarzosi, dominati dal rosso imperiale. Troneggia in particolare il bancone specchiato, contornato dalle poltroncine in velluto e i tavoli di marmo nero. Sbaglia chi lo descrive come una Secessione Viennese, perché la leggerezza del liberty appartiene ad altri arredamenti, altri interni.

Un lusso, di matrice barocca (Vienna è anche una città molto seicentesca, molto ‘fastosa’), riflesso nel prezzo: 8,90 per una fetta di Sacher; 20 euro per una fetta, una bevanda non alcolica e dell’acqua di accompagnamento. Si tratta di prezzi molto elevati, contestualizzabili su molteplici livelli; i gestori hanno scelto di scommettere sul turismo e sulla fascia alta della popolazione (alta borghesia, uomini d’affari, turismo di lusso straniero, ad esempio cinese e giapponese ecc ecc); i prezzi sono in linea col centro storico di Vienna, città a sua volta dall’elevato costo della vita nei locali di spicco; la materia prima e la provenienza sono quelli originali, quelli viennesi e non sono imitazioni. Andrebbe però operata anche una riflessione sul tenore di vita austriaco; i salari e generalmente il potere d’acquisto è, nella vicina Repubblica, profondamente diverso da quello italiano.

Il negozio di scarpe Rosini di Trieste, un tempo situato nella zona dell’odierno Sacher, vantava a propria volta una storia plurisecolare. L’attività nasce infatti nel 1912 con la ditta Fassel, trova poi prosecuzione e ampliamento col laboratorio artigianale di Guido Rosini del 1920 e infine giunge, nella centralissima via Dante, nel 1939. L’odierno spazio commerciale risaliva invece al 1961, però sempre con una conduzione famigliare capace di travalicare i decenni. La chiusura si era imposta nel 2021, a causa di un mancato rinnovo del contratto per la zona. Il legame tra Sacher e Rosini, tra il vecchio laboratorio e il nuovo caffè c’è e passa attraverso il legno: gli scaffali e le vetrine di Rosini infatti erano originariamente state realizzati da una ditta di Vienna. Un dolceamaro ritorno a casa.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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