Ghiacciaio Thwaites, perché deve preoccuparci. Lo studio di OGS

02.06.2023 – 08.30 – Man mano che i ghiacci mondiali si sciolgono, emergono nuovi dettagli sulla loro importanza per il globo e, correlato a ciò, su cosa giace nella crosta  sottostante. Un importante passo in avanti in tal senso è stato compiuto proprio a Trieste attraverso l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS). Infatti è stata mappata per la prima volta la geologia al di sotto del ghiacciaio Thwaites, un’area chiave della calotta dell’Antartide, essendo tra i diretti responsabili dell’innalzamento del livello del mare. Il team di ricerca internazionale era capitanato dall’OGS e dal British Antarctic Survey e ha successivamente pubblicato la ricerca sulla rivista Science Advances del gruppo AAAS. La ricerca è stata condotta attraverso rilievi da aereo utilizzando un radar, in grado di vedere attraverso il ghiaccio fino alle rocce sottostanti, e sensori in grado di mappare minime variazioni di gravità e magnetismo. Il team ha poi utilizzato i dati per costruire una mappa 3D dello strato sottostante il ghiacciaio, con la possibilità inedita di comprendere come le rocce si erano formate 100 milioni di anni fa. Onde contestualizzare un periodo di tempo così lontano, ‘pre calotta’, occorre pensare che risale a quando la Nuova Zelanda si staccò dall’Antartide.

Che cosa aspettava, dormiente sotto il ghiacciaio Thwaites, gli scienziati triestini e britannici? In realtà, considerando come fossero passati milioni di anni, non vi erano gli strati di sedimenti che molti immaginavano. Anzi, solo un quinto delle rocce sotto il ghiacciaio era composto da sedimenti; il resto era tutto roccia cristallina. Allo stadio attuale il ghiacciaio Thwaites è un ‘sorvegliato speciale’ per le immense dimensioni e per essere al di sotto del livello del mare; il suo disgelo pertanto potrebbe essere più veloce di quanto inizialmente stimato. La presenza di pochi sedimenti facilita il processo; e rende il disgelo più imprevedibile di quanto stimato nelle fasi iniziali. La zona in cui il ghiacciaio Thwaites incontra il fondale marino, ha rilevato infatti OGS, si è ritirata di 14 km dalla fine degli anni Novanta ad oggi.

Fausto Ferraccioli, direttore della Sezione di Geofisica dell’OGS, ha dichiarato: “Sappiamo che Thwaites è un ghiacciaio enorme e che attualmente sta cambiando più rapidamente di tutti gli altri ghiacciai antartici. La crosta sottile e le rocce cristalline alla base del ghiacciaio creano una maggiore variabilità nel flusso di calore subglaciale, creando zone di fusione alla base della calotta e sistemi idrologici subglaciali diversi rispetto a quanto ipotizzato prima di aver ottenuto una mappatura geofisica dell’area. I modelli di nuova generazione dovranno quindi tenere conto dell’eterogeneità nella geologia subglaciale per poter quantificare meglio i contributi futuri del ghiacciaio Thwaites all’innalzamento del livello del mare globale”.

Tom Jordan, ricercatore del British Antarctic Survey afferma: “Speriamo che mostrando la geologia dettagliata di quest’area, i futuri modelli relativi al ritiro glaciale avranno una minore incertezza” e aggiunge: “nessun singolo studio scientifico potrebbe mai rispondere alla sfida del cambiamento climatico, ma è l’insieme di diversi studi come questo che ci consente di comprendere e affrontare questa sfida”.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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