Auto d’Epoca, in Italia secondo l’ACI sono 4,3 milioni

25.06.2023 – 08:00 – In Italia, la nazione europea con il secondo parco auto più ampio nonché il più vetusto del vecchio continente è il paese nel quale circolano più automobili d’epoca ossia quelle che hanno raggiunto i trent’anni di età. Secondo l’ultima indagine eseguita dall’ACI, l’Automobil Club Italiano tramite la Fondazione Filippo Caracciolo, sono circa 4,3 milioni e rappresentano un patrimonio da oltre 100 miliardi di euro in grado di spostare ogni anno oltre 5 per il suo mantenimento e quasi due per la partecipazione a raduni ed eventi. I dati raccolti sono stati poi presentati al Senato della Repubblica Italiana con lo scopo di chiedere alla politica una riforma ad hoc per il mondo dell’automobilismo storico per il quale, secondo ACI, andrebbe fatta una doverosa distizinzione tra “Auto d’Epoca” e “Auto vecchie”, con lo scopo di valorizzare e tutelare con maggiore chiarezza i modelli rappresentativi di un’epoca, di un marchio o di una competizione sportiva e realizzati secondo un preciso processo di lavorazione distinguendoli da modelli semplicemente di scarsa qualità, vetusti ed inquinanti.

Il patrimonio complessivo delle auto d’epoca in Italia è distribuito per il 57% nelle Regioni del Settentrione, per il 27% in quelle del Centro ed il restante 16% nel Meriodione e nelle Isole. Lo studio inoltre ha evidenziato come a livello territoriale esista una correlazione tra la diffusione di auto d’epoca e reddito pro capite: le ultraventennali sono diffuse soprattutto nel Mezzogiorno, mentre le auto di maggiore pregio storico e valore economico sono concentrate quasi esclusivamente al Nord.

“I dati presentati in questo Rapporto – ha spiegato il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani – confermano l’urgenza di distinguere, a livello normativo, le auto storiche dalle auto vecchie, che sono insicure, fortemente inquinanti e non presentano alcun valore storico né collezionistico, anche per consentire alle amministrazioni comunali di capire a quali consentire e a quali, invece, negare l’accesso ai centri storici”.

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