14.05.2023 – 08.00 – Ogni effetto collaterale porta con sé una reazione scomoda, anche se preventivata dall’immancabile foglietto illustrativo dei medicinali. Nel caso dei contraccettivi, la situazione può avere un riscontro simile. Tra le conseguenze avverse più discusse si trova la pillola ormonale femminile, dalla cui somministrazione dipendono sbalzi d’umore, nausea, mal di testa, oltre a cambiamenti visibili sul corpo, che vanno dai muscoli alla ritenzione idrica.
Al suo arrivo sul mercato negli anni ‘60, questo farmaco – riservato alle donne – ha fatto molto discutere. La responsabilità e il carico nell’assumere questo contraccettivo per evitare gravidanze indesiderate ricade, infatti, soltanto sulla controparte femminile e con conseguenze non banali. Al contrario, per gli uomini, le strade percorribili più gettonate restano il condom e la vasectomia, un’operazione di sterilizzazione permanente e potenzialmente reversibile. Nel passato, ci sono stati diversi tentativi di introdurre metodi contraccettivi maschili su base ormonale: negli anni ‘70, ad esempio, era stata valutata l’ipotesi di aggiungere un ulteriore ormone all’iniezione di testosterone, il progesterone (l’ormone femminile), ma gli effetti collaterali, simili alla pillola femminile, hanno fatto desistere a ulteriori sviluppi. Queste reazioni indesiderate, però, “non hanno sorpreso chi di noi si occupa di contraccezione femminile”, sostiene Walker [professoressa associata di contraccezione e salute riproduttiva presso l’Anglia Ruskin University nel Regno Unito, ndr].
Ad oggi, un esempio di anticoncezionale ormonale maschile è un gel applicabile su braccia e gambe, una volta al giorno. Con un assorbimento transcutaneo, il lento rilascio degli ormoni rende l’uomo sterile fino all’uso successivo del prodotto. Al suo interno, oltre al progesterone, c’è una piccola quantità di testosterone, troppo bassa per stimolare la produzione di sperma, ma sufficiente per evitare effetti indesiderati come il calo della libido.
Accanto alla richiesta di alcune donne di una maggiore condivisione di responsabilità all’interno della coppia, si colloca la ricerca di metodi contraccettivi maschili alternativi a quello sopracitato. Et voilà. Un team di ricercatori dell’Università Statale di Washington guidati da Mariana Gessetti è pronto con una nuova carta in tavola: la scoperta di Arrdc5, un gene bersaglio contenente alcune informazioni indispensabili per la produzione di spermatozoi. Un farmaco ad hoc potrebbe, quindi, agire sulla proteina prodotta da questa particella cromosomica e non provocare alcun tipo di alterazione ormonale, una svolta non da poco. Gli esperimenti in laboratorio, inoltre, hanno già rilevato dei dati sorprendenti: i topi maschi privi di questo gene, infatti, producono il 28% di sperma in meno, che si muove 2,8 volte più lentamente. Ma soprattutto, circa il 98% degli spermatozoi ha una forma anomala, che gli impedisce di fondersi con le cellule uovo.
L’introduzione in commercio di un simile anticoncezionale maschile permetterebbe di guardare da un’altra prospettiva al mondo della contraccezione, potendo orientare le proprie scelte verso nuovi orizzonti, più propensi alla condivisione. La sfida è comprendere se la pillola femminile, strumento di emancipazione femminile dalla forte carica soggettiva, potrà lasciare il posto a un farmaco che dipende totalmente da una responsabilità altra, quella maschile. Il privilegio femminile di poter gestire il proprio corpo – con tutte le problematiche del caso – sarà in grado di dare spazio al maschile? È questo il momento giusto di discuterne e cercare di arrivare a una quadra, nel rispetto delle differenze.


