Nessun rischio per il Friuli Venezia Giulia dalla presunta nube radioattiva

22.05.2023 – 12:30 – Nei giorni scorsi alcuni organi di informazione italiani hanno ripreso una notizia, lanciata dall’agenzia russa Ria Novosti, che riportava le dichiarazioni del segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev, secondo cui una nube radioattiva si starebbe diffondendo in Europa a seguito del bombardamento di un deposito di munizioni contenenti uranio impoverito a Khmelnytskyi, città della zona occidentale dell’Ucraina. Sin dalle prime battute, in molti hanno avanzato il sospetto che la segnalazione mirasse a turbare l’opinione pubblica negli stati europei piuttosto che avvertire di un reale pericolo. Gli stessi grafici che attestavano un innalzamento vertiginoso della radioattività sono riconducibili a falsi messi in circolazione dall’emittente russa governativa Sputnik News. La IAEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica), interpellata da Newsweek, ha infatti negato che siano stati osservati innalzamenti di emissioni gamma negli ultimi giorni nelle zone colpite dall’esplosione.

Una buon segnale che viene confermato anche a livello locale in Friuli Venezia Giulia, come riporta il TGR Regione che spiega, citando il Centro Regionale di Radioprotezione di Arpa Fvg, che non sono stati rilevati dati anomali né nel particolato né nel Rateo di dose Gamma, che include la somma della radioattività presente in aria sia di origine naturale che artificiale. “Il grafico per il mese di maggio 2023 è sostanzialmente piatto, a conferma del fatto che negli ultimi 3-4 giorni non sono state rilevate variazioni nel livello di radioattività di fondo”. Il sito di Arpa FVG consente di verificare l’andamento delle emissioni gamma nelle ultime settimane o in intervalli di tempo più ristretti.

Già dalle prime ore dopo la diffusione dell’allerta, si era attivata un’operazione di debunking circa la velina lanciata da Ria Novosti. L’uranio impoverito infatti, che è tossico per l’uomo se inalato o ingerito, è un debole emettitore di radiazioni alfa, non gamma, che sono quelle osservate nello spike. Uno spike che sì, c’è stato, in realtà alcuni giorni prima dell’esplosione, ma che la misurazione ha quantificato in poche decine di nSv (nano-Sievert), cioè in una quantità estremamente bassa compatibile con le naturali oscillazioni dell’ambiente. Si aggiunga infine che l’uranio è un metallo pesante, per cui è estremamente improbabile che possa spostarsi per lunghe distanze nell’aria senza precipitare, a differenza di altri elementi radioattivi più leggeri.

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