Omicidio Rotta e Demenego, Alejandro Meran assolto anche in Appello per vizio di mente

29.04.2023 – 07:00 – Alejandro Augusto Stephan Meran, il giovane dominicano autore, il 4 ottobre 2019, del duplice omicidio dei poliziotti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego perpetrato tra le mura della Questura di Trieste, è stato giudicato in secondo grado in Corte d’Assise d’Appello come predisposto lo scorso febbraio dal Presidente della Corte d’Assise d’Appello del Capoluogo Giuliano il quale aveva accolto il ricorso presentato dal Procuratore Generale della Corte d’Appello di Trieste contro la sentenza di primo grado del 6 maggio 2022, che aveva assolto Meran poichè ritenuto non imputabile per totale vizio mentale. Nello specifico, il Presidente aveva calendarizzato la prima udienza in data 7 aprile 2023. A presentarsi in aula questa volta, oltre ai difensori dell’imputato, anche le parti civili, costituite dai parenti delle due vittime, dal Ministero dell’Interno e dall’Associazione Feriti e Vittime della Criminalità e del Dovere. Attualmente, il 32enne, si trova rinchiuso presso il carcere di Verona ma, in base a quanto deciso dal Tribunale negli scorsi mesi, vista la sua imputabiltà, dovrebbe essere ricoverato presso una REMS (struttura sanitaria adibita all’accoglienza di autori di reato ritenuti infermi o seminfermi di mente, nonché socialmente pericolosi alla luce dei criteri delineati dall’art. 133 c.p) per almeno 30 anni. Fino ad oggi non era stato possibile individuare un posto libero all’interno di una delle apposite strutture sparse sul territorio italiano. Nella giornata di ieri, Venerdì 28 Aprile 2023, la Corte d’Assise d’Appello di Trieste ha confermato la sentenza di primo grado assolvendo il dominicano con la medesima motivazione. Una deliberazione che ha lasciato nuovamente perplessi e sgomenti i familiari dei due agenti di polizia che non hanno nascosto il loro disappunto e la loro delusione dopo la sentenza di Appello. “Siamo stanchi, Siamo stanchi di sentire queste scuse” – ha asserito Fabio Demenego, padre di Matteo. “Per me non è incapace di intendere e volere” – ha aggiunto. “La parola assoluzione è la cosa più brutta che potevano dire sull’assassino di due poliziotti” – aveva dichiarato il genitore. “Siamo stanchi di questa storia, però dobbiamo andare avanti e non ci resta niente altro da fare. I giudici sono loro. Mi auguro solo che quando un giorno servirà loro l’aiuto di un agente di polizia e si presenterà un ragazzo di 20 anni… magari ci pensano” – ha concluso Demenego.

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