13.04.2023 – 16.44 – La grande sfida del cancro e delle malattie rare ha dominato la seconda sessione del 95𐩑 Congresso Nazionale della Società Italiana di Biologia Sperimentale (SIBS 1925), dal titolo ‘Micro e Nanovescicole’, nella cornice del Centro Congressi di Area Science Park. Si tratta del secondo macro argomento di giovedì 13 aprile 2023, moderato dalle proff. sse Maria Grazia Palmerini, Chiara Porro e Sabrina Pricl.
Ė seguita una terza sessione dedicata alle ‘Neuroscienze’ dove nuovamente il focus e le possibili applicazioni pratiche sono rimaste nell’ambito medico, con specifico riferimento alle malattie croniche e degenerative. Hanno svolto il ruolo dei moderatori i proff. Marina Boido, Giuseppe Giglia e Antonella Marina Gammazza.
La prof. ssa Sabrina Pricl, per l’Università degli studi di Trieste (UNITS), ha proposto il nuovo ruolo delle nanoparticelle per la cura delle malattie rare, lanciando un appello: “Se siete biologi professionisti, cercate di pensare anche alle malattie rare nonostante le aziende non siano interessate a livello di investimenti” ha esortato, affermando quanto sia lodevole “portare i propri sforzi verso chi ha nella propria vita questo tipo di panorama, ovvero delle malattie rare”. Ė stato inoltre segnalato un “vuoto normativo mostruoso” per quanto concerne la normativa europea per le “nanoparticelle”, per la quale la Pricl ha già inviato una richiesta all’UE di legiferare sulla questione. La frontiera stessa delle ricerche sulle nanoparticelle rimane ancora confinata ad ambiti accademici, fatica ad affermarsi, infatti “chi si fida ad approvare una cosa del genere?” ha argomentato la Pricl “Occorre lavorare anche su questi aspetti; le nanoparticelle si ‘autoassemblano’, non sono un semplice farmaco, sono difficili da spiegare”.
Il dott. Marco Loria ha trattato come si sviluppi il cancro al colon a livello cellulare, attraverso alcune recenti ricerche sperimentali. In particolare è stato osservato come le nanovescicole favoriscano lo sviluppo del tumore al colon, come sintetizzato dal titolo ‘The Role Of Extracellular Vesicles Secreted By Colon Cancer Cells In Mediating The Nuclear Translocation Of Pd-L1 In A Model Of Human Healthy Hepatocytes: New Insights On Immune Checkpoint Pathways’. In particolare è stato analizzato il “ruolo delle nanovescicole nel regolamento delle proprietà immunologiche dei macrofagi” col “trasferimento della proteina nelle nanovescicole alle cellule”. Sono state, nell’esperimento, isolate le nanovescicole; queste sono state poi utilizzate per il trattamento degli epatociti “per 6 o 12 ore”. Ne è conseguito un “microambiente fibrotico favorevole alla colonizzazione da parte delle cellule metastatiche”, in sostanza “un’interazione tra epatociti e macrofagi che porta ad uno spegnimento della risposta immunitaria”.
La dott. ssa Rahda Santonocito dell’Università di Palermo è tornata sull’argomento del cancro, in relazione però alla tiroide, con un intervento dal titolo ‘Extracellular Vesicle-Derived Biomarkers In Thyroid Cancer’. Infatti il “cancro alla tiroide è tra i più comuni, appare particolarmente diffuso tra le donne nell’arco dai 40 ai 60 anni”.
Le vescicole extracellulari sono presenti in maniera ubiqua nel corpo umano, avendo funzione di comunicazione tra le cellule; ciò le rende, secondo la Santonocito, “potenziali biomarker per diversi tipi di tumore”. L’obiettivo finale è di “sviluppare un nuovo kit molecolare per diagnosticare il cancro alla tiroide” evitando i metodi invasivi in uso attualmente.
La procedura ha utilizzato tanto vescicole dalla linea cellulare, quanto “vescicole extracellulari isolate da plasma di pazienti affetti da carcinoma cellulare pre e post intervento”. Lo studio ha confermato come siano “candidati promettenti come biomarker” anche se le modalità di utilizzo rimangono da approfondire.
La dott. ssa Mariarosa Mezzanotte, passando all’ambito delle ‘Neuroscienze’, ha trattato il tema del metabolismo del ferro, con riferimento all’accumulo nel cervello. L’intervento, dal titolo ‘Brain Iron Deposition During Aging And Neurodegenerative Diseases’, ha trattato il legame di questa sostanza con le malattie neurodegenerative in età avanzata.
Normalmente il ferro viene trasportato nel corpo dalla transferrina che ne riduce le quantità e le esporta tra le cellule; inoltre la trasferrina agisce anche nel cervello. Nel caso dell’età anziana e delle correlate patologie, avvengono “meccanismi di deregolazione del ferro”. L’esperimento è avvenuto tramite “animali invecchiati con una finestra temporale da due mesi di età (giovani) a 18/24 mesi di età (anziani)”; è stato osservato, nel caso delle cavie anziane, che “il ferro si mantiene nella corteccia cerebrale e nell’ippocampo” così come vi è una “drastica riduzione della impermeabilità della barriera emato-encefalica”.
Generalmente il ferro viene depositato nelle cellule nervose tramite la ferritina che “in condizioni di richiesta lo può rilasciare per i processi metabolici”; nel caso degli animali anziani “vi è un aumento dei polimeri di ferritina che conservano il ferro e lo accumulano” con una “localizzazione della ferritina nei neuroni” che causa la “morte delle cellule neuronali”. Il passaggio successivo, ha anticipato la dott. ssa Mezzanotte, consisterà nello studiare l’interazione tra la ‘cascata ferrosa’ e come anticipi o peggiori l’Alzheimer.
[z.s.]


