19.04.2023 – 11:20 – Come si misura la percezione di un paese nel mondo? Valutando la qualità della sua politica, dei suoi marchi nazionali più forti, della sua cucina, della sua moda, dei suoi paesaggi e dei suoi beni architettonici. L’Italia, è tra le nazioni più apprezzate nel mondo poichè eccelle in gran parte dei sopracitati insiemi; in particolar modo per quanto riguarda la sua vocazione manifatturiera la quale rende i nostri prodotti, tanto quelli artigianali quanto quelli industriali, ammirati dai cittadini di ogni continente. Secondo un recente sondaggio, tre persone su quattro preferiscono acquistare un prodotto quando conoscono in quale Paese sono stati realizzati. Tale fenomeno, analizzato dalla psicologia, è stato denominato “Country of Origin Effect” ossia “L’Effetto del Paese d’Origine” il quale spinge il consumatore ad attribuire un differenziale di valore, positivo o negativo, ad un prodotto, per il solo fatto di essere stato realizzato in un determinato paese o di essere comunque associato alle tradizioni di quel luogo. L’effetto della parola “Made in Italy” associata ad una bandierina tricolore letta su una confezione evoca nel consumatore, tanto quello italiano quanto quello straniero, concetti chiave come la garanzia sulla qualità dei materiali, l’accuratezza delle lavorazioni e la ricercatezza del disegno e, pertanto, nel secondo dopoguerra il “Fatto in Italia” è divenuto in tutto il mondo sinonimo di “fatto con cura”. Purtroppo le ridotte dimensioni della nostra nazione, in quanto a volumi di produzione, non ci permettono di primeggiare sul mercato internazionale in molti settori. Ad ogni modo, l’economia italiana è votata per lo più all’export e l’importanza strategica che l’eccellenza produttiva italiana riveste per l’economia del paese (il mercato del Mde in Italy vale circa 2.110 miliardi di euro) è confermata dall’istituzione ad inizio anno del “Comitato per il Made in Italy nel Mondo” (CIMIM), co-presieduto dai Ministri Adolfo Urso e Antonio Tajani, finalizzato a fornire indirizzi strategici utili alle imprese nostrane nella loro crescita nei mercati esteri. Purtroppo, allo stato attuale delle cose, burocrazia, costo del lavoro e un livello tassazione tra i più alti d’Europa, uniti a una concorrenza spregiudicata, rappresentano un mix erosivo che ogni giorno il tessuto imprenditoriale italiano, costituito per oltre il 90% da microimprese con un massimo di 10 addetti, deve fronteggiare per continuare ad essere competitivo e non soccombere. La forza del Made in Italy da sola non basta, sono necessarie urgenti misure a sostegno delle aziende italiane, per scongiurare che possano guardare con interesse ai vicini paesi, in alcuni casi veri e propri paradisi della tassazione agevolata, con un grave danno per l’occupazione del Paese, ma anche per la salvaguardia di un bagaglio di conoscenze secolare e d’inestimabile valore.
Nella giornata di ieri, nell’ambito della giornata inaugurale del Salone del Mobile 2023, la Premier italiana, Giorgia Meloni, ha spiegato che oggigiorno: “Siamo siamo in un tempo nel quale non sempre all’aumento della produzione corrisponde aumento di occupazione. Noi siamo in un mondo nel quale la meccanizzazione dei processi, le delocalizzazioni, tanti fenomeni che hanno a che fare con la modernità comportano che spesso all’aumento della produzione non corrisponde aumento dell’occupazione. Ma qui noi abbiamo aziende che con la loro manifattura hanno sempre un’alta incidenza di manodopera in rapporto al loro fatturato ed è quello che noi dobbiamo incentivare. Quindi l’obiettivo del Governo, il famoso “più assumi meno paghi” – cioè più è alta l’incidenza di lavoro in rapporto al fatturato meno tasse devi allo Stato -, è un modo per favorire il lavoro, perché il lavoro è non solamente la base, il fondamento della nostra Repubblica, è quello che consente a ogni cittadino di partecipare alla crescita della sua comunità, è quello che garantisce più di ogni altra cosa dignità, è il migliore e unico vero ammortizzatore sociale e la nostra scala nella crescita delle persone. Io – ha sottolineato Meloni – non mi rassegno a una società nella quale noi abbiamo come modello di riferimento quello di favorire il reddito di cittadinanza, io voglio una società nella quale il nostro modello di riferimento è come si fa a garantire e a favorire il lavoro ed è su questo che il Governo continua a lavorare”.
“In questo Salone – ha spiegato la Premier – c’è un altro elemento che è fondamentale nella nostra economia, è il marchio, l’eccellenza. In tempo di globalizzazione l’Italia non può darsi come obiettivo quello di competere sulla quantità di quello che produce, ma c’è una cosa sulla quale tutto il resto del mondo non compete con l’Italia che è la qualità di quello che noi produciamo, il marchio è la cosa più preziosa che abbiamo. A patto che siamo in grado di difendere e di valorizzare quel marchio”.
Meloni, ha poi spiegato che il Governo è pronto, attraverso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, a portare in Consiglio dei Ministri nelle prossime settimane un documento allegato alla prossima manovra finanziaria il quale ha come obiettivo quello di valorizzare il marchio “Made in Italy”. Sarà una sorta di legge quadro per dare lustro alle nostre eccellenze produttive puntando su tre pilastri fondamentali quali la lotta senza quartiere alla contraffazione e alla concorrenza sleale, con la tutela dei brevetti e dei marchi, strumenti finanziari per far crescere le piccole e medie imprese, particolarmente nei settori dell’eccellenza e l’aumento di formazione e competenza.
“Penso che in questa Nazione serva una rivoluzione culturale per mettere al centro il lavoro creativo italiano” – ha asserito Meloni. “Noi – ha continuato – abbiamo un disperato bisogno di rafforzare le competenze che mancano e allineare domanda ed offerta di lavoro. Non possiamo accettare che mentre noi continuiamo ad accapigliarci sul tema reddito di cittadinanza, poi le imprese dichiarino che in quattro casi su dieci hanno difficoltà a trovare manodopera qualificata per lavori che sono ottimamente retribuiti. Bisogna lavorare per riallineare quelle competenze e allora sì la sfida di un “Liceo del Made in Italy”, cioè di una rivoluzione culturale che dica quanto è legata la nostra identità anche ai settori che sono connessi al nostro marchio, che da alcuni è stata un po’ guardata dall’alto in basso, è in realtà secondo me una delle soluzioni a questo problema. Come anche, il tema degli ITS, che secondo noi devono evolversi ed essere focalizzati sempre di più sulle tecnologie digitali. E poi serve favorire la trasmissione di saperi tra chi è prossimo all’età pensionabile e le nuove generazioni, che a quel sapere e a quella continuità possono aggiungere innovazione, perché in questo salone ci sono altre due grandi sfide che sono sfide del nostro tempo: c’è il tema dell’innovazione in rapporto alla tradizione e c’è il tema della sostenibilità”.
“E a monte di tutto, – ha ricordato Meloni – c’è il tema dell’identità, perché nei prodotti che noi vediamo sfilare in questo Salone c’è un pezzo dell’identità italiana, ma quello che qui è rappresentato è diventato e diventa sempre di più anche un pezzo delle identità singole delle persone. Ieri la casa prima della pandemia, prima dello smart-working, prima di internet, delle dirette, dei collegamenti, era la nostra dimensione privata, era il nostro rifugio, oggi è qualcosa di più. Oggi è qualcosa che racconta la nostra identità, che racconta il nostro modo di porci al cospetto del mondo. Oggi gli ambienti si indossano esattamente come si indossa un vestito. E quella capacità di raccontare un’identità, di raccontare un carattere, di definirci, fa di quello che noi vediamo qui un elemento fondamentale del benessere della persona. Il benessere parte dal bello, la salute parte dal benessere. Quello che c’è qui è un pezzo del nostro benessere e della nostra salute” – ha concluso Meloni.


