12.04.2023 – 07.30 – Si sono svolte nei giorni scorsi due giornate, organizzate da Sogit Trieste, promosse dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche, con il patrocinio di Sipem SoS Fvg, rivolte alla professione infermieristica, dal titolo “Supportare chi Supporta – Salvare o Salvarsi? Restare o Fuggire? Amare o Essere Amati? La Violenza sugli Operatori”.
L’evento si è tenuto presso la sede Sogit di Trieste, in via Carletti, aperto con i saluti del Presidente della Sogit Trieste, Giorgio Cappel, seguiti dall’intervento della Presidente dell’OPI Cristina Brandolin.
Reduci da un periodo di emergenza prolungata, dove l’acuto è divenuto cronico, dove la fine della “crisi” pareva un miraggio più che un traguardo, il benessere di chi supporta diviene cruciale. Benessere che passa spesso in secondo piano, anche per il personale direttamente coinvolto, che, sottoposto a livelli elevati di stress, rischia di abituarsi a vivere come “normali” condizioni di vita che dovrebbero essere “l’eccezione”. Il confine tra capacità di adattamento e limite da non superare, per non rischiare per esempio un burn-out, si fa sempre più sottile.
Comunicazione, stress, burn-out, violenza sugli operatori, lavoro in gruppo e benessere, l’importanza del fare squadra, le risorse del gruppo di lavoro, sono state le tematiche affrontate nel corso delle due giornate, considerate sia da un punto di vista teorico che esperienziale, coadiuvati dal team di psicologi della Sogit per i focus group.
Le giornate, che hanno visto come relatori e collaboratori la dott.ssa Nicoletta Segulin – responsabile della Sezione psicologi della Sogit Trieste, il dott. Luca Sarra Campanile, – infermiere, la dott.ssa Federica Anastasia – psicologa, la dott.ssa Elisa Amadio – psicoterapeuta e la dott.ssa Ingrid Santini – psicologa, hanno riportato il focus sul “come stai?”, sul grande potere che ha arricchire la propria “cassetta degli attrezzi” e renderli così familiari affinché possano essere, ancor di più, un salva vita in caso di emergenza-urgenza, evidenziando collaborazione e condivisione tra pari quale via regia per una migliore qualità di lavoro, per non sentirsi più “così soli”, dentro e fuori.
Un tempo per dare il tempo ai presenti di esprimere la propria voce, condividere testimonianze, paure, vissuti, senza giudizi, sotto la guida di psicologi e psicoterapeuti esperti. Un’opportunità per portare consapevolezza allo sguardo da avere non solo con i propri pazienti, ma anche tra colleghi e, in primis, con se stessi, sottolineando l’importanza del benessere psico-fisico di chi opera, per una miglior qualità del servizio stesso, un’attenzione alla cura di chi cura, in un’ottica transgenerazionale e considerando le interconnessioni esistenti tra il tutto e le sue parti, tra il micro e il macro, tra il sistema e gli operatori e i pazienti, in una prospettiva di integrazione e inclusione.


