Gender gap, impresa e diritti. Buona ‘festa’ della donna

08.03.2023 – 09.00 – Strada se n’è fatta e altrettanta è da farsi, e quando arriva la “festa” della donna concedersi una piccola riflessione è doveroso. Abbandoniamo le mimose, lasciamo perdere gli auguri: come siamo messi a gender gap? Partiamo dall’inizio; la Treccani ci spiega che il gender gap è il “divario tra generi; con particolare riferimento alle differenze tra i sessi e alla sperequazione sociale e professionale esistente tra uomini e donne […] Espressione ingl. composta dai s. gender (‘genere, sesso’) e gap (‘divario, scarto’)”. Facciamo un passo ulteriore, definiamo sperequazione: “Mancanza di un equo criterio distributivo, soprattutto in campo sociale, economico e finanziario”. Le donne rappresentano oltre la metà della popolazione in Italia (in regione sono il 51,2%), tuttavia non hanno ancora raggiunto la piena parità, soprattutto nel mondo del lavoro (vedi sperequazione). In Friuli Venezia Giulia su cento uomini occupati poco più della metà (54,4%) sono diplomati e il 17,7% sono laureati. Tra le donne la quota di diplomate è del 47,6%, mentre le laureate costituiscono il 30,9%. Siamo di più, studiamo di più e, di conseguenza, ci laureiamo di più. Ciononostante le donne vivono in una condizione di maggior precariato, scarsa presenza in ruoli apicali all’interno delle aziende e una differenza retributiva pari al 35,5%. Dai dati – frutto di un’indagine condotta da Chiara Cristini e Alessandro Russo di Ires Fvg – emerge come la difficoltà nel giostrarsi tra lavoro e famiglia sia ancora uno spartiacque nelle opportunità lavorative, di carriera e di orario per molte donne: da qui la conferma del part time come forma di lavoro “al femminile”. Una soluzione di conciliazione dei tempi? Beh, non proprio. Spesso è involontaria e, come prevedibile, va a impattare sul livello di reddito, sulle opportunità di crescita professionale e, nel lungo periodo, anche sulle pensioni.

C’è da dire che in Friuli Venezia Giulia il tasso di occupazione, sia per gli uomini che per le donne, è sistematicamente superiore a quello medio italiano e lo supera di oltre 10 punti percentuali con un buon 60,2%. Il divario di genere c’è comunque: una “forbice” di 14,2 punti percentuali, in diminuzione nell’ultimo triennio ma superiore rispetto al dato del 2018.

Sfacciate, sfrontate, intraprendenti: tornando alla Treccani la “prontezza nell’ideare e tentare imprese, anche rischiose, da cui può derivare utilità economica” non ha genere, questo è certo. E va fatto notare come rispetto al 2021, il 2022 ha segnato un +4,5% di società di capitali e del +9,1% rispetto al 2019. È un trend in ascesa: il centro studi Cciaa Pn-Ud rileva come le imprese femminili registrate al 31 dicembre 2022 in Friuli Venezia Giulia siano 22.028, di cui 10.741 nel territorio di Udine (48,8%), 5.559 in quello di Pordenone (25,2%), 2.222 a Gorizia (10,1%), 3.506 a Trieste (15,9%). La maggior parte di esse è di tipo individuale e conta ben 14.917 imprese, pari al 67,7% del totale di quelle femminili registrate (contro una media del 48,9% se si considerano le imprese non femminili). Le imprese femminili sono anche in buona misura guidate da under 35: sono giovanili il 9,5% delle femminili contro il 6,6% delle non femminili. Anche per quanto riguarda le straniere, esse sono il 15,1% delle imprese femminili contro il 12,5% delle non femminili. Il valore aggiunto prodotto nel corso del 2021 dalle imprese femminili che in Fvg depositano i bilanci è di 761,4 milioni di euro. Producono cioè il 6,6% del valore aggiunto totale regionale. E non è poco.

“Non ti vedono arrivare”. Un vantaggio secondo la premier Giorgia Meloni che in un’Ansa parla di come le donne vengano sottovalutate. E spesso (aggiunge chi scrive) svalutate. Donne vittime della polizia morale, donne vittime dell’insicurezza alimentare, donne vittime di violenza domestica e assistita, femminicidio, donne vittime di un retaggio patriarcale radicato e spesso – ma non troppo – inconsapevole. Ogni anno, in questo giorno, si tirano le somme di ciò che manca e di ciò per cui abbiamo lottato. Niente mimose, dunque, nessun augurio. Che di gentleman non abbiamo più bisogno.

mb.r

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