Inflazione, a Trieste le famiglie hanno perso oltre 5mila euro nel 2022

27.02.23- 11.19 – Sono dati preoccupanti quelli che emergono dall’indice NIC dell’Istat: solo a Trieste la perdita del potere d’acquisto media di una famiglia del biennio 2022-2023 è stato di 5.784€, Pordenone con un prelievo medio di 6.759€, Udine con 6.660€ ed infine Gorizia con rispettivamente 5.784€.
In media nel nostro territorio regionale la perdita del potere d’acquisto medio nel biennio 2022-2023 di una famiglia, è di 6.404. Alla luce di questi dati il nord-est si colloca subito dopo il Mezzogiorno (+8,7%) con un’impennata del +8,6%. Nel nostro territorio regionale la perdita del potere d’acquisto nel biennio 2022-2023 di una famiglia, è di 6.404.
Nel dicembre 2022 è stato registrato l’aumento più alto dei prezzi dal 1985. Un tasso che arriva a sfiorare il 12%, superando ogni stima e aspettativa, la stessa premier Giorgia Meloni afferma “è scritto in uno dei primi comunicati diffusi nel nuovo ruolo l’urgenza di misure concrete per ridurre i prezzi dell’energia”.
Una pesantissima perdita da sostenere se si pensa che solo per la spesa alimentare c’è stato un aumento dei prezzi del +9,1%, l’equivalente di circa 698€. I rincari però principali travolgono l’energia elettrica con un’impennata del 110,4% rispetto al 2021. I prezzi degli energetici nel 2022 sono cresciuti in media del 50,9%.
Questo comporta per le famiglie, a Trieste e non solo, una continua ricerca delle offerte nei supermercati, del distributore di benzina meno caro, dei viaggi low cost. La ricerca al risparmio, al raggiungimento di quella serenità necessaria per giungere a fine mese, quella sensazione di trovarsi in mezzo a una tenaglia, ovvero tra l’aumento esponenziale dei beni e degli stipendi troppo bassi, un connubio pesante considerando il ridotto potere d’acquisto.

Secondo però le ultime previsioni della Commissione Europea del 13 febbraio 2023, si stima una diminuzione della percentuale di inflazione applicata, passando da +8,1 nel 2022 a +6,1% nel 2023.
Nonostante la diminuzione della percentuale sia lenta è comunque un segno di ripresa, una ripresa che si spera possa segnare l’inizio di una serenità economica che nel nostro paese manca ormai da troppo tempo. Della stessa positiva visione sono le stime del Fmi (Fondo monetario internazionale) che mostrano dopo il picco di crescita del 2022 una riduzione della tassa al 6,5% nel 2023.

[Articolo di Chiara Verdichizzi]

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