25.01.2023 – 07.01 – Come può l’Italia – e nel suo piccolo il Friuli Venezia Giulia e Trieste – attirare nuovi investimenti dall’estero? Cosa ‘attrae’ gli investitori stranieri sul territorio? Il panorama è ormai radicalmente cambiato, a seguito di una doppia frattura; il Covid-19 e la guerra Ucraina-Russia. Se in precedenza predominava la miglior offerta, il territorio con minore tassazione e minore costo del lavoro, oggigiorno invece la parola chiave è ‘sicurezza‘. L’investitore pertanto vuole che il territorio in questione non venga travolto da epidemie o sia terreno di battaglie campali; e in tal senso la dislocazione estrema propria della globalizzazione perde di appeal. È quanto trapelato, se volessimo sintetizzarlo, nella prima giornata dell’evento ‘Selecting Italy – Gli ecosistemi territoriali e la governance per l’attrazione di investimenti esteri‘. Una due giorni in corso presso il Centro Congressi del Porto Vecchio, focalizzata sugli sforzi delle Regioni di tutta Italia per attirare, convincere e promuovere investimenti di multinazionali straniere nella penisola. Trieste, accanto al suo ruolo congressuale, può ad esempio portare due esempi recenti, afferenti all’attività del porto: la British American Tobacco (BAT) e la Piattaforma Logistica con quote amburghesi di HHLA. Ma senza dimenticare esempi negativi, quale il caso della Wärtsilä Trieste.
La presentazione dell’iniziativa e dei correlati tavoli di discussione, volti a porre al centro le competenze delle diverse regioni, è stata inaugurata dal presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. È stato ricordato come la scelta di presentare i territori a livello internazionale fosse già iniziata all’Expo di Dubai; l’evento pertanto a Trieste ne è una prosecuzione, un passo in avanti che diverrà sistematico, con un appuntamento annuale.
“Gli investimenti esteri” ha argomentato Fedriga “portano occupazione, ricerca e valore aggiunto”. Serve pertanto una “forte spinta per rendere più attrattivi i nostri territori”.
“Il sistema produttivo italiano può essere estremamente attrattivo” ha argomentato Fedriga, ricordando che vi sono, specie in FVG, “filiere di eccellenza”, “una ricerca di valore internazionale”, “numeri notevoli di start up”, al cui interno “si fa innovazione”; tutti elementi “che pochi paesi possono vantare”. Occorre pertanto comprendere “come presentare il sistema paese in maniera coerente e facendo sì che queste eccellenze trovino vetrine che li valorizzino”. Nel caso del FVG “siamo partiti con una percentuale di investimento nel 2018 pari a 2,6%; nel 2021 siamo arrivati al 6,3%, triplicando la percentuale rispetto al livello nazionale“. Un esempio che dimostra efficacemente come, anche sul breve periodo, sia possibile raggiungere risultati importanti.
Passando dall’ambito economico a quello geopolitico, Fedriga ha osservato che occorre “stabilizzare il sistema produttivo euro atlantico”, abbandonando “filiere totalmente dipendenti dai paesi esteri” e indirizzando gli investimenti a favore di filiere nazionali o di vicinato, ripercorrendo quanto già dichiarato nell’occasione della Conferenza sui Balcani.
Valentino Valentini, Viceministro Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha invece sottolineato come l’immagine di un’Italia spezzettata, divisa a seconda del Pil delle Regioni, non corrisponda alla realtà, perchè “il sistema paese non è un sistema frammentato, ma funziona quando le diverse parti lavorano insieme”. Anzi, nonostante il ruolo del governo, “i ritmi ci giungono dalle Regioni che sono dunque i motori”. Pertanto “chi viene a investire in Italia e poi ci resta, se rimane è merito delle Regioni”. In tal senso “il dato dell’investimento estero è un po’ come il tasso di approvazione internazionale“. Secondo Valentini, più investimenti esteri si attirano, più la regione funziona sul mercato globale. In questo contesto può giocare a favore dell’Italia una “congiuntura internazionale favorevole” in quanto “la geopolitica è arrivata a impattare brutalmente sulla produzione”, di fatto distruggendo “la logica just in time“. Pertanto, al momento di riorganizzare le filiere industriali, si privilegiano i “paesi che danno certezze”. Si tratta di un “processo in atto a cu vogliamo dare un passo di più” ha concluso Valentini.
Antonio Tajani, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha sottolineato che “la politica esterna non la fa solo il Ministero preposto, ma i militari, gli imprenditori, i Comuni, le Regioni. L’importante è che vi sia un’azione coordinata in modo da essere protagonisti all’estero, ma nel contempo così facendo presentare l’Italia, attirare investimenti sul territorio”. Insomma, “attrarre con un’azione duplice“.
Il governo intende utilizzare, secondo Tajani, i Business forum come strumento per presentarsi sul mercato; consapevoli che occorre “presentare bene e ovunque il nostro territorio”. In Italia “non c’è un clima positivo per chi vuole investire” secondo il Ministro; occorre dunque ridurre i tempi della burocrazia, rifare il codice degli appalti, rivalorizzare aree interne dimenticate come la montagna. Tajani ha enfatizzato in particolar modo “l’importanza della connessione digitale“; tutti elementi del PNRR che serviranno per attirare investitori esteri e italiani.
Tajani ha poi elencato, in ordine sparso, tutte le iniziative in campo dal governo; il PNRR verrà infatti usato “per far scoprire le radici italiane di tanti cittadini all’estero”, dunque “fargli (ri)conoscere il paese” e “generare possibili investimenti esteri”. Poi si vuole “promuovere il paese cogli eventi sportivi”, a partire dalla Ryder Cup 2023 a Roma, una “opportunità per incrementare le presenze turistiche” e un “trampolino per la candidatura Expo 2030 di Roma”. Attraverso l’ICE stanno poi venendo aumentati gli sportelli di promozione all’estero del tessuto industriale del paese, passando da 19 a 23. E infine, rientrando nella politica e con un occhio al presidente leghista Fedriga presente in sala, Tajani ha accennato a “un ulteriore sprint con l’autonomia differenziata”.
Paolo Ernesto Tedeschi, Rappresentante della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome nel Comitato Attrazione Investimenti Esteri, ha delineato l’azione complessiva delle Regioni nell’ambito degli investimenti. Tedeschi ha osservato che “è merito di Fedriga se ha attirato il discorso dell’attrattività degli investimenti esteri nell’agenda politica del periodo”. Non a caso proprio la Toscana dalla quale Tedeschi proviene e il Friuli Venezia Giulia sono andate in missione a Washington per sollecitare interesse degli investitori americani verso il bel paese; una scelta poco ortodossa, ma efficace.
Tra gli elementi da considerare, ha osservato Tedeschi, vi è non solo la necessità di attirare, quanto di mantenere gli investimenti esteri; considerando peraltro come la maggior parte di questi venga in realtà fornito da investimenti medio-piccoli. Citando il discorso di Tajani, Tedeschi ha osservato che serve un nuovo tax agreement, interventi più veloci dell’Agenzia delle Entrate e in generale “far funzionare questi meccanismi di coordinamento”. Infatti “occorre dare stabilità organizzativa: solo dando continuità si può costruire una capacità di dialogo con gli investitori“.
Filippo Giabbani, Dirigente Settore Attività Internazionali e di Attrazione degli Investimenti Regione Toscana, co-Coordinatore Tavolo 1 (Impatto degli investimenti esteri), ha citato come siano in costante crescita i cosiddetti ‘IDE‘, cioè gli investimenti diretti esteri che “è comprovato portano benefici ai territori”. Le fasi di crescita economica, rispettivamente nel 1990 e nei primi anni del duemila, si erano realizzate proprio in coincidenza con un aumento degli IDE; cosa che non è invece avvenuta dal 2010 in poi. Pertanto occorre “attrarre nuovi IDE e mantenere quelli già presenti”.
Morena Diazzi, Direttore Generale presso la Regione Emilia Romagna, co-coordinatrice del tavolo 2 (Ecosistema territoriale), ha invece evidenziato come occorra “sviluppare la possibilità di coinvolgere” in questo sforzo di attirare investimenti esteri “le istituzioni, le università e persino i singoli cittadini (public engagement)”. Si tratta di un modello che è già stato varato per la ricerca scientifica, ha proseguito; e che si ricollega all’importanza di valorizzare il tema della conoscenza e degli asset del paese, dai comuni, alle province, alle Regioni.
Marco Geron, Direzione Industria artigianato commercio servizi internazionalizzazione delle imprese Regione Veneto, co-Coordinatore del tavolo 3 (Ecosistema degli incentivi e semplificazione), è ritornato su uno degli elementi chiave di Selecting Italy, ovvero la “semplificazione amministrativa”. Serve infatti “avere un unico punto di accesso nazionale e regionale“, a cui affiancare “nuovi strumenti, specie finanziari, per attirare gli investimenti”. Nell’ambito del Veneto un passo in avanti è stato compiuto con la ZLS (Zona Logistica Semplificata) per il Porto di Venezia; un esempio secondo Geron di come rilanciare l’attrattività di uno scalo.
Lydia Alessio – Vernì, Direttrice generale Agenzia Lavoro & SviluppoImpresa Regione Friuli Venezia Giulia, Coordinatrice Tavolo 4 (Il mestiere di attrarre investimenti), ha infine riflettuto su come ‘invogliare’ gli investitori sul proprio territorio sia ormai questione di brand, di commercializzare le proprie opportunità tanto con i ‘colossi’ del settore, quanto con le start up ultra specializzate. Serve soprattutto “essere credibili nel proporre una proposta di investimento” attraverso “una conoscenza che consideri il territorio come un sistema di relazioni”. E naturalmente servono “grandi capacità di comunicazione di queste competenze”, consapevoli che “occorre crescere tutti come un network professionale”.
[z.s.]



