18.01.2023 – 07:30 – Nella serata dello scorso Lunedì 16 Gennaio, attorno alle ore 19:00, in località Rupinpiccolo, nel Comune di Sgonico, un uomo di 66 anni è stato vittima di una rapina a mano armata terminata con il furto di un orologio di lusso e del denaro. Più precisamente, mentre l’uomo stava rientrando nella sua villa sita nel sopracitato borgo carsico, è stato avvicinato da un malvivente il quale gli avrebbe chiesto di consegnargli il Rolex che aveva al polso. Al suo rifiuto, il malfattore gli ha sparato a bruciapelo un colpo di pistola. Nella giornata di ieri l’Azienda Sanitaria attraverso un comunicato aveva reso note alla stampa le condizioni di salute della vittima, la quale, seppur gravemente ferita, non è in pericolo di vita e le sue condizioni sono in lieve miglioramento. All’indomani della efferata rapina, si è espresso in una nota il Segretario Regionale del SIULP (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia), Fabrizio Maniago il quale ha ricordato che l’episodio di violenza avvenuto nelle scorse ore sull’Altipiano Carsico “fa tornare alla mente la sparatoria in pieno centro del settembre 2021, l’Opel crivellata di colpi nel 2019 presso la Costa dei Barbari, la sparatoria di Opicina dell’11 gennaio 2019 e tutti gli episodi di violenza che con una frequenza significativa avvengono in una città che fino a ieri consideravamo un oasi felice. Potremo ricordare ancora molto di quanto accaduto negli ultimi anni in tema di sicurezza, con il microspaccio, il favoreggiamento all’immigrazione clandestina divenuto oramai una costante e taluni omicidi, ma non è questo il punto. Il punto è che queste vicende rappresentano un grave vulnus che si sostanzia nella mancanza di investimenti (centrali e non locali) in prevenzione”.
“Oggi – ha dichiarato Maniago – tutti a correre ai ripari, dopo l’ennesimo gravissimo episodio; Si sprecheranno i Comitati per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, si invocheranno misure draconiane, militari ad ogni angolo delle strade, filo spinato, occhi elettronici anche dentro i bagni, controlli serrati su tutte le arterie, posti di controllo ad ogni incrocio, gruppi speciali su ogni terrazzo della città e le guardie di frontiera ai confini dell’impero, da Muggia a Tarvisio. Va scritto a caratteri cubitali che l’apparato repressivo della Questura opera benissimo perché con l’abnegazione dei Colleghi che lavorano h24 alle Volanti ed alla Squadra Mobile, i delinquenti vengono identificati e tratti in arresto. Ma forse sfugge – ai non addetti ai lavori – che il core business di tutti coloro i quali hanno a che fare con la sicurezza pubblica è anche la prevenzione. Il fatto di prendere i malviventi poco importa se, i criminali incalliti hanno portato via i risparmi di una vita in casa (che difficilmente poi andremo a recuperare) oppure hanno colpito un congiunto che passava fortuitamente davanti un bar in un giorno sbagliato di ordinaria follia. Ciò che importa invece è che la prevenzione funzioni alla stregua della repressione”.
“Fatto però che si scontra – ha sottolineato il Segretario Regionale del SIULP FVG – con una diminuzione, supremamente oggettiva, di cento poliziotti nel solo Capoluogo di Regione negli ultimi quindici anni! Cento Poliziotti andati in pensione e mai sostituiti oppure sostituiti con telecamere di ultima generazione che consentono ai professionisti della sicurezza un intervento repressivo postumo, ma mai preventivo. Non esistono telecamere animate che possano intervenire un attimo prima del momento in cui avviene il crimine; forse le inventeranno in un prossimo futuro. Oggi la prevenzione si fa ancora alla vecchia maniera. Si esce, si sta in strada, si parla con la gente, si ascoltano le persone, si va nei bar a bere un caffè, nelle osterie, nelle palestre, nei luoghi di incontro, nelle sale bingo, si va dove si vive e lì si permea il tessuto sociale e si acquisisce quell’informazione necessaria a comprendere determinati fenomeni, a capire le dinamiche relazionali tra i vari gruppi, a veicolare le informazioni al centro di comando per impostare, in corso d’opera, delle strategie vincenti per prevenire fenomeni criminali di cui si è venuti a conoscenza respirando l’asfalto”.
“Questo lavoro – ha sottolineato Maniago – impegna risorse umane che non ci sono più perché non sono state ripianate da chi pensava di sostituire le macchine all’uomo. I poliziotti di quartiere sono il paradigma del declino organico di tutte le forze di Polizia. Nel Capoluogo la sola Polizia di Stato ne metteva in campo sedici che coprivano quattro zone della città, mentre oggi non si vede più nemmeno l’ombra. Accanto a questo dobbiamo registrare che ci sono Uffici quali l’Immigrazione che sono divenuti catene di montaggio amministrative, di stile taylorista fordista, uffici ai quali, sono appena stati sottratti i lavoratori interinali a contratto. A poco servirà un ulteriore miilitarizzazione di facciata del territorio, – ha sottolineato il Segretario Regionale – perché tutto il lavoro lo fanno le forze di Polizia che operano con totale spirito di servizio, rinunciando a ferie, passando più ore in servizio che a casa. Colleghi che si vedono ridotti al lumicino, schiacciati da una burocrazia imponente, che blocca quello che era il lavoro di un tempo ovvero lo stare in mezzo alle persone, capire in anticipo i fenomeni più pericolosi. Oggi l’unica azione possibile che si deve porre in essere per combattere realmente la piaga della dilagante violenza è quella di iniettare nuova linfa nelle forze di Polizia, assumendo giovani che escono da procedure selettive rigorose, tagliando contestualmente competenze meramente burocratiche” – ha concluso.


