28.12.2022 – 09.55 – Il legame tra Wilhelm Oberdank, meglio noto come Guglielmo Oberdan, e le associazioni sportive triestine è un altro esempio di quella ‘nazionalizzazione delle masse‘ analizzata da George Mosse. Il concetto di nazione si sviluppa attraverso operazioni di didattica delle masse, al cui interno lo sport gioca un ruolo rilevante. La modellazione di un uomo nuovo, nazionale, passa attraverso la ginnastica; e la modellazione del corpo nuovo anticipa quello di una mente diversa, improntata all’idea di stato-nazione. L’utilizzo dello sport come strumento di pedagogia nazionale è ormai noto per l’uso che ne è stato fatto durante i regimi totalitari novecenteschi. Nell’ottocento invece il legame tra sport e nazionalità è ancora tenue, legato a iniziative private; eppure impressiona quanto le associazioni sportive fossero, in molti casi, associazioni nazionali. Il caso dell’impero austriaco, poi austro-ungarico, è in tal senso esemplare: le associazioni sportive erano infatti ricettacoli di nazionalità. Iniziarono i tedeschi, poi seguirono a ruota gli italiani, i cechi, gli sloveni e le popolazioni slave in generale. La carica nazionalista era tanto più intensa, quanto maggiormente piccola era la popolazione; intensa pertanto nel caso italiano o ceco; elastico e diluito nel caso delle associazioni sportive austriache, dove la nazionalità assumeva toni universalisti, similmente ai tedeschi (con la notevole eccezione dei pangermanisti). Sarebbe però eccessivo identificare lo sport con la creazione di un’identità nazionale; spesso i soci frequentavano quel club, quell’associazione solo perché apprezzavano praticare sport. Non andrebbe in tal senso sottovalutata la pedagogia positivista, a partire dall’ultimo quarto dell’ottocento, a favore di attività fisiche e ‘igieniste’. Non sempre quel dato intellettuale, quel dato politico assumeva un’identità nazionale, si sentiva italiano, sloveno o tedesco, perché praticava sport presso quella specifica società. Uno sportivo, occorre sottolinearlo, a volte è solo uno sportivo.

Eppure non è questo il caso di Guglielmo Oberdan; bambino gracile, prono alle malattie, cresciuto nell’alloggio poverissimo di via della Geppa, iniziò a praticare ginnastica per ‘irrobustire il corpo’ nel ‘Civico locale di ginnastica‘ di via della Valle, secondo la leggenda storiografica la prima palestra moderna di Trieste. Oberdan praticava la ginnastica sul modello tedesco, sorta agli inizi dell’ottocento e diffusasi poi in Europa; e aveva come istruttore Costantino Reyer. La fotografia qui in oggetto risale al 1870 e include, con baffi spioventi e pizzo, proprio un trentunenne Reyer. Nel 1872 Reyer si trasferirà a Venezia, fondando l’omonima Società Ginnastica, oggigiorno meglio nota per i conseguimenti nel campo della pallacanestro. Reyer fu inoltre il fondatore dell’odierna Federazione Ginnastica Italiana; e la sua presenza, a fianco di un undicenne Oberdan, non è da sottovalutare.
Impugna invece un’asta per gli esercizi ginnici, secondo da sinistra, un’altra presenza ingombrante che ebbe un ruolo formativo nei confronti di Oberdan, ovvero Gregorio Draghicchio. Originario di Parenzo, nella foto appena diciannovenne, Draghicchio può essere considerato il ‘padre’ della ginnastica moderna in Italia, un instancabile propagandista delle ultime novità in campo ginnico. Era, va da sé, un irredentista convinto, sebbene nel campo dei liberali e dei filomonarchici.
E Oberdan? È il terzo, da sinistra, tra i ragazzini seduti, riconoscibile per la bionda capigliatura. La ginnastica giovò a Oberdan che, già nel 1875, era ‘provetto caposquadra’ con Draghicchio, Menotti Delfino e Riccardo Zampieri nell’insegnamento della ginnastica a centocinquanta allievi della ‘Pia Casa dei Poveri’ di Trieste.
La ginnastica pertanto servì a Oberdan per superare, nelle parole di Menotti, l’essere “gracilissimo di complessione fisica, al punto da parere inetto a qualsiasi esercizio del corpo”, ma è evidente che ebbe anche un ruolo determinante nella pedagogia di un undicenne in compagnia di ‘giovani adulti’ imbevuti di concezioni patriottiche. Menotti diventerà poi un rinomato baritono alla Scala e dal 1904 professore di Canto al Conservatorio di Odessa, oggigiorno territorio ucraino, dove sposò una giovanissima allieva russa, con la quale ritornò in Italia all’alba della rivoluzione bolscevica.
Fonti: La foto di Oberdan a undici anni è anche presente in un articolo di Enea Marin per L’Arena di Pola, 14 gennaio 1989
[z.s.]


