Casa di proprietà, quali tasse pagare e a cosa serve la rendita catastale

23.12.2022 – 11.00 – Essere proprietari di un immobile comporta sempre un certo sacrificio e un impegno economico non indifferente, soprattutto se lo si è acquistato da poco e si devono sostenere le rate del mutuo.
Ciò nonostante, possedere un immobile di proprietà regala anche molte soddisfazioni e conferisce stabilità a chi lo possiede. Ci si sente liberi di decidere l’uso che se ne vuole fare, come sistemarlo e strutturarlo, senza dar conto a nessuno, né correre il rischio di violare chissà quali vincoli contrattuali.
Possedere più di un immobile, ancora, può essere considerato un privilegio, poiché si può decidere di metterlo a reddito e ricavare una rendita fissa ogni mese, comoda per arrotondare le proprie entrate. Insomma, essere proprietari immobiliari comporta diversi vantaggi, ma, come spesso capita, esistono anche risvolti negativi di cui si deve tener conto, quando si acquista una nuova casa (prima o seconda proprietà che sia) o la si riceve in dono o eredità.

La proprietà immobiliare, infatti, obbliga il titolare a versare un certo numero di tasse all’anno, considerate obbligatorie, che prendono il nome di tasse di mantenimento.
Queste tasse vengono applicate su tutte le case di proprietà, in maniera diversa e con le dovute eccezioni, e vengono calcolate soprattutto in base alla rendita catastale dell’immobile.
Quest’ultimo dato è molto importante da conoscere, poiché rappresenta la base per il calcolo delle imposte effettuato dall’Agenzia delle Entrate, sulla proprietà, l’imposta sui redditi o quella di registro.
È importante approfondire quest’ultimo aspetto, proprio per farsi un’idea di massima delle spese fisse che si dovranno sostenere su una proprietà.
In tal senso si può seguire quanto riportato nella guida elaborata dall’agenzia immobiliare Dove.it, sul calcolo dei redditi catastali, molto dettagliata e approfondita, oltre che utili a comprendere in che modo si può richiedere la rendita catastale, come calcolarla, tenendo conto anche delle diverse categorie catastali.

Appresi questi passaggi, riuscire a prevedere quali saranno le tasse da pagare sulle case di proprietà è più semplice.
In linea di massima, le imposte fisse sugli immobili di proprietà sono tre, IMU TASI e TARI.
Le prime sono pagate congiuntamente e riguardano, rispettivamente l’imposta municipale relativa al possesso di una proprietà immobiliare e il tributo per la copertura dei servizi indivisibili.
La TARI, invece, riguarda l’imposta sui rifiuti.
Vengono tutte pagate dal proprietario, ad eccezione della TARI sulle case in affitto, pagata invece dall’inquilino.

IMU e TASI, di norma, vengono pagate sulla seconda casa, poiché per la prima casa sono previste specifiche esenzioni relative a tutti gli appartamenti che appartengono alla categoria catastale A e nel caso in cui il proprietario abbia fissato la residenza nell’immobile in possesso.
Queste eccezioni, invece, non valgono per la seconda casa, su cui invece bisognerà pagate tutte le tasse appena citate.
Sono previste solo alcune riduzioni su TASI e IMU del 25%, nel caso in cui la seconda casa sia affittata con un contratto a canone concordato, e del 50%, nel caso in cui sia considerata inabitabile.

La TARI, invece, viene ridotta solo su abitazioni adibite a uso stagionale, abitate da residenti all’estero, occupate da un’unica persona o sui fabbricati rurali a uso abitativo. Nell’ipotesi in cui l’appartamento è collocato in una zona dove non si effettua raccolta rifiuti o si verifichi un’interruzione del servizio di raccolta, la TARI si riduce rispettivamente del 40%e 20%.

network

Ultime notizie

Dello stesso autore