Caffè Letterari, il San Marco di Trieste

14.12.2022 – 14:40 – Citando le parole dell’insegnante e scrittore italiano, nonchè ex sindaco di Firenze, Piero Bargellini, “Non si può scrivere una pagina di storia, né politica né letteraria né artistica dell’Ottocento, senza citare il nome di un Caffè”. Ebbene mai frase fu più vera. Sono infatti molte le caffetterie nelle quali nel corso dell’800, poichè frequentate da letterati, filosofi e gentiluomini di ogni sorta, sono passate alla storia dando lustro e prestigio alla loro città d’origine e talvolta alla nazione stessa. Qualità mantenute in molti casi fino ai giorni nostri. Ricordiamo ad esempio il “Caffè Gambrinus” di Napoli, salotto letterario ottocentesco in stile neoclassico e liberty il quale negli anni ha accolto nelle sue sale l’élite intellettuale italiana e non solo ospitando personaggi come Gabriele D’Annunzio, Jean Paule Sartre, Ernest Hemingway, Oscar Wilde, Benedetto Croce ed il mitico Antonio Totò De Curtis, ma anche il “Grancaffè Quadri” di Venezia, frequentato da Stendhal, Lord Byron, Alexandre Dumas, Richard Wagner, Marcel Proust o l’altrettanto celebre “Caffè Florian”, anch’esso veneziano, il quale, fondato nel 1720, si contende col Cafè Procope di Parigi il titolo di caffè più antico al mondo, frequentato da personaggi illustri come Carlo Goldoni, Ugo Foscolo, Giacomo Casanova, Lord Byron, Silvio Pellico, Charles Dickens, Gabriele D’Annunzio, Goethe, Jean-Jacque Rousseau, Modigliani e Proust. E come dimenitcare l'”Antico Caffè Greco” di Roma frequentato da Lord Byron, Henrik Ibsen, Percy Shelley, Hans Christian Andersen, John Keats, Goethe. C’è ne sarebbero molti altri da menzionare ma in questo articolo ci concentreremo su uno in particolare, quello di Trieste, ossia il “Caffè San Marco“. Fondato il 3 Gennaio del 1914 al pianterreno di un edificio di prorpetà delle Assicurazioni Generali costruito due anni prima in corsia stadion (oggi via Battisti 18), il locale fu originariamente di proprietà di Marco Lovrinovich, proprietario di trattorie e depositi di vini originario di Fontane d’Orsera. Il caffè divenne ben presto luogo di ritrovo per studenti, intellettuali e irredentisti, tanto che a ridosso dello scoppio della prima guerra mondiale al suo interno si sviluppò un vero e proprio commercio di passaporti falsi per permettere la fuga in italia dei patrioti antiaustriaci. Il 23 maggio del 1915, alle ore 19:00, un gruppo di soldati dell’esercito austroungarico fece incursione all’interno del locale, distruggendolo e decretandone la chiusura. Il fondatore, fu catturato a Lubiana e incarcerato a Liebenau, in Austria, accusato di spionaggio e di essersi volontariamente procurato una patologia agli occhi con il fine di non essere scelto per andare a combattere a fianco dell’esercito austro-ungarico. Negli anni delle due guerre, il locale rimase abbandonato a se stesso; poi, nel secondo dopoguerra, su iniziativa delle Assicurazioni Generali, fu sottoposto ad una serie di restauri tanto negli esterni quanto negli interni e riprese le sue attività. Restaurato nuovamente nel 1997 e sotto nuova gestione nell’ottobre del 2013, il Caffè San Marco è tornato oggi, seppur in chiave moderna, ad essere quel luogo d’incontro per letterati ed artisti che fu un tempo, aggiungendo poi alle sue sale anche una piccola libreria e spazi per l’allestimento di mostre e conferenze. Tanto i suoi arredi quanto le sue decorazioni estetiche, richiamano fortemente lo stile della Secessione Viennese (stile artistico in voga in Austria e Germania tra la fine del XIX e l’inizio del XX Secolo) ancora in voga negli anni della sua costruzione. In particolare, le decorazioni sui soffitti e sulle pareti sono attribuite a vari artisti, come il pittore Vito Timmel. Queste decorazioni riprendono, in particolare, nudi maschili (metafore dei fiumi friulani, giuliani, istriani e dalmati), foglie di caffè e fiori. L’arredamento del locale è, perlopiù, in legno di mogano lavorato. In particolare, si possono notare i tavolini di marmo con sostegno in ghisa, particolari per le loro decorazioni a teste di leoni (simbolo di Venezia), che furono utilizzati dagli austriaci come prova della presenza nel locale di avventori irredentisti italiani. Nel 1989, è stato insignito dell’onorificenza di “Locale Storico d’Italia“. Tra i suoi avventori più celebri, personaggi come Fulvio Tomizza, Italo Svevo, Umberto Saba, James Joyce, Giani Stuparich e Scipio Slataper.

 

 

 

Ultime notizie

Dello stesso autore