30.11.2022 – 15.53 – Un accordo siglato con il favore delle tenebre quello tra Wärtsilä Italia e i sindacati, che ieri al ministero delle imprese hanno preso rispettivamente l’impegno di mantenere i livelli occupazionali (e già gli esuberi passano da 450 a 400) e di mettere fine al blocco nelle consegne dei motori. La produzione nel sito di Bagnoli della Rosandra proseguirà fino al 30 settembre 2023, con Wärtsilä che investirà comunque 5milioni nel reparto R&D e Service; investimento che, secondo fonti sindacali, sarebbe la versione riscaldata della “minestra” del PNRR. C’è da considerare che, fino ad oggi, gli investimenti hanno rappresentato l’8% del fatturato ogni anno; questi 5 milioni che la multinazionale promette vengono messi in campo per dei generici “prossimi anni”.
Il documento prodotto ieri notte è stato sottoscritto anche dalla regione Friuli Venezia Giulia, il Governo e la Confindustria. Un approccio diverso rispetto ad altre procedure simili, per le quali l’iter prevede dapprima l’insediamento della nuova azienda, alla quale chiedere garanzie occupazionali e di strategia industriale. Con Wärtsilä funziona al contrario.
La garanzia di continuità produttiva viene assicurata attraverso l’accesso ad ammortizzatori sociali conservativi, mentre le organizzazioni sindacali e Confindustria si attiveranno per assicurare gli ammortizzatori sociali ai lavoratori dell’indotto. Ma cosa prevede l’accordo? L’azienda si impegna a non riattivare alcuna procedura di licenziamento collettivo avviando un percorso di reindustrializzazione del sito con l’obiettivo di tutelare i posti di lavoro. L’obiettivo comune di tutti i sottoscrittori riguarda la garanzia della vocazione industriale dello stabilimento di Bagnoli, per mantenere il know-how sul territorio mantenendo la competitività dell’industria giuliana a livello globale.
Per la regione era fondamentale che l’accordo tra le parti “tracciasse un quadro di garanzia a difesa sia dei dipendenti sia di uno stabilimento strategico per lo sviluppo del Friuli Venezia Giulia”, ha detto l’assessore Alessia Rosolen, aggiungendo che comunque “l’intesa raggiunta sancisce che l’azienda dovrà presentare il proprio piano industriale triennale, nel quale dovranno essere contenute le prospettive di sviluppo per le attività non interessate dalla cessazione e i relativi investimenti”.
Fim, Fiom e Uilm ci stanno. E, come comunicato dal segretario nazionale Antonio Spera, anche l’UGL metalmeccanici. “La regione si è dimostrata disponibile – ha detto Michael D’Andrea, segretario regionale UGL metalmeccanici – con l’erogazione di ammortizzatori sociali e anche all’implementazione della retribuzione durante il periodo di cassa integrazione che verrà attivato con ulteriori supporti grazie al fondo solidarietà”.
Ma l’accordo non soddisfa proprio tutti. Che sia una scusa per liberare velocemente i motori piuttosto che uno specchietto per allodole verso una inevitabile chiusura USB, ancora una volta, storce il naso. La scadenza di settembre 2023 pesa come una spada di Damocle, la garanzia di continuità produttiva doveva essere assicurata almeno fino al concretizzarsi dell’arrivo del reindustrializzatore, con la certezza nero su bianco che quest’ultimo fosse pronto a riassorbire tutte le maestranze. “L’unico impegno sottoscritto da Wärtsilä – ha detto Sasha Colautti dell’USB – dentro l’accordo, è quello di ‘proseguire la ricerca di potenziali operatori interessati alla fabbrica’. Ci sembra davvero poco”.
Per Wärtsilä, ad ogni modo, è un passo avanti. Torna alla mente quel 14 luglio e, grazie alla magistratura, anche gennaio è stato superato. Rimane l’incognita delle cinque possibili realtà che sarebbero interessate subentrare a Wärtsilä, nel polo industriale di Bagnoli. Poi c’è la questione dei volumi di produzione; garantiti solamente fino a marzo.
mb.r


