29.10.2022 – 07.01 – Solitamente quando si menzionano gli architetti a Trieste i nomi appaiono associati alla fine dell’ottocento e ai primi del novecento; sorge spontaneo ad esempio il nome della dinastia dei Nordio; o di Max Fabiani; e tanti altri. O retrocedendo invece alla Trieste primo ottocentesca, rifulgente del biancore degli edifici neoclassici, l’architetto svizzero-italiano Pietro Nobile. Eppure c’è un altro periodo denso di edifici e nomi per la città, meno ricordato; ed è il 1850, quando Trieste accolse alcuni architetti già famosi in Europa, convocati dalla classe dirigente locale per costruire alcuni edifici simbolo di una borghesia che si andava affermando. Potere commerciale, finanziario, assicurativo, financo navale; insomma, le fondamenta della Trieste moderna.
L’architetto Christian Hansen costruì così l’Arsenale del Lloyd (1850-53), Carl Junker, il magister del gotico quadrato, l’acquedotto di Aurisina (1850-57) e il Castello di Miramare (1856-57). L’architetto tedesco, specificatamente ‘il regio consigliere alle fabbriche del re di Prussia’, Friedrich Hitzig progettò invece il Palazzo del Barone Pasquale Revoltella (1856) e il Ferdinandeo (1856). Se alcuni di questi nomi sono abbastanza conosciuti – con l’eccezione di Hitzig che pure realizzò le statue del giardino Revoltella, oggigiorno alquanto malmesse – totalmente sconosciuto è il nome di colui che progettò la cappella privata di San Pasquale, dove infine il Barone venne posto a dimorare eternamente.
Si tratta di Joseph Andreas Kranner; e si professava ‘mastro scalpellino‘. Solo col tempo assunse, in età avanzata, il titolo di architetto. La storia di Kranner rientra infatti in un’ampia classe di costruttori-artigiani, di maestri assoluti dell’ornamento e del dettaglio che, nonostante facessero parte delle maestranze intermedie, avevano modo di elevarsi al rango di architetto. La bravura nei singoli dettagli dell’ornato, allargata anche all’ambito dell’arredamento e della mobilia, ebbe sempre una tradizione fiorente a Trieste. Probabilmente l’ultimo esponente di questa corrente di pensiero fu la Triest K.K. Staats Gewerbeschule, oggigiorno noto come Istituto Tecnico Alessandro Volta.

secondo il progetto dell’architetto Kranner’ (1857), Archivio Tecnico Comunale tratto da La Chiesa di S.Pasquale da Baylon di A. Artico, Openstarts Units
Joseph Andreas Kranner era uno dei tanti cechi che viveva all’interno dell’impero austriaco; nacque infatti a Praga nel 1801 all’interno di una tradizione famigliare di scalpellini e architetti. Dopo aver frequentato la Scuola tecnica superiore di Praga, viaggiò in Germania, Italia e in Francia meridionale sino a Parigi, svolgendo sempre l’attività di ‘aiuto scalpellino’. Specie in Francia maturò un attivo interesse per l’architettura gotica che mise poi a frutto dirigendo i lavori per la tomba di famiglia del principe Metternich a Plass (1826).
Dopo aver acquisito (e modernizzato) il vecchio laboratorio ceco del padre, divenne capo maestro (1833) e maestro scalpellino (1835). Iniziò allora per Kranner una carriera di successo quale realizzatore di cappelle private, per le quali costruiva altari e arredi interni. Molti i progetti praghesi (Istituto dei ciechi, 1834; la Cappella della Passione, 1836; l’ampliamento dell’ala orientale del Municipio di Staré Město).
Quest’ultimo progetto venne rifiutato a favore di un nome familiare per i triestini, cioè Pietro Nobile; ma Kranner si fece notare per la perfetta conoscenza del linguaggio gotico.
Il punto di contatto con Trieste avvenne quando Kranner iniziò a lavorare a Vienna. Specificatamente Kranner ottenne il ruolo di costruttore edile della Votivkirche/chiesa votiva della capitale. Progettata da Heinrich von Ferstel, la chiesa era un ex voto di ringraziamento a seguito del fallito attentato di un indipendentista ungherese nei confronti dell’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria. Un progetto personalmente commissionato dal fratello Ferdinando Massimiliao d’Austria, la cui costruzione funzionò da simbolico collante tra le nazioni ed etnie dell’impero, specie nell’inaugurazione finale prevista nell’occasione delle nozze d’argento.
Il rapporto di amicizia tra Massimiliano e il Barone Pasquale Revoltella è ben noto; e non deve allora sorprendere come proprio grazie a Massimiliano Kranner venne introdotto nell’ambiente triestino. È ormai un dato certo che partecipò alla costruzione della Ferrovia del Carso, ultimo tratto della Sudbahn (1857). Ma viene soprattutto ricordato per aver stilato il primo, comprensivo, progetto della chiesa di San Pasquale Baylon. L’architetto Giuseppe Sforzi che ridisegnò il progetto iniziale annotò nel titolo l’indicazione “secondo il progetto dell’architetto Kranner”. E qui si apre il terreno inesplorato della ricerca; non sappiamo infatti se Kranner operò ulteriormente a Trieste; e se vi sono progetti ancora da scoprire o dove la firma è assente dai documenti, connotati però dalla sua impronta ‘gotica’. Kranner era molto legato a Revoltella, ancor più a Massimiliano; lecito ipotizzare che avesse visitato più volte la città-porto.
Successivamente ritornò a Praga negli ultimi dieci anni di vita, sino alla morte nel 1871; si preoccupò in particolar modo di consolidare le fondamenta della Chiesa di San Veit (1861). L’esperienza coi monumenti antichi e il retroterra di scalpellino resero Kranner una figura unica nel periodo, capace di procedere a un restauro degli edifici antichi senza quegli abbellimenti, quelle aggiunte che si praticavano allora. Non a caso oggigiorno viene definito il primo architetto neogotico boemo; e rappresenta un ulteriore prova dei legami tra Trieste e Praga, tra Trieste e il popolo ceco.
Fonti: Pasquale Revoltella, 1795-1869: sogno e consapevolezza del cosmopolitismo triestino, mostra e catalogo a cura di Maria Masau Dan, Tavagnacco, Arti grafiche friulane, 1996
[z.s.]


