di Davide Tancredi
20.10.2022 – 09.05 – È un imponente muro di mattoni il grande vero protagonista de “Il Mercante di Venezia” di William Shakespeare, produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, del Centro Teatrale Bresciano e del Teatro de Gli Incamminati, che ha aperto la stagione 2022-2023 ed è andato in scena da martedì a domenica scorsi presso il Politeama Rossetti di Trieste con la regia e l’adattamento di Paolo Valerio.
È un imponente muro di mattoni che fa da sfondo ad ogni avvincente intreccio della pièce adattata e diretta da Paolo Valerio: relazioni e tradimenti, travestimenti e fughe, vittorie e cadute si alternano in scena fino alla fine dell’opera e mantengono alta l’attenzione della platea nonostante la durata importante della rappresentazione.
È un imponente muro di mattoni quello che si trova di fronte a una platea spiazzata dall’interpretazione magistrale di Franco Branciaroli nel ruolo del crudele e vendicativo Shylock o dall’intensa ed a tratti esilarante prova di Stefano Scandaletti e di Giulio Cancelli nei rispettivi ruoli di Bassanio e di Graziano, affiancati da un cast ben amalgamato con in evidenza Valentina Violo e Dalila Reas nelle parti delle forti ed audaci Porzia e Nerissa. Piergiorgio Fasolo, infine, nei panni del mercante Antonio, si cala in un complesso personaggio che abbraccia contemporaneamente bene e male, amore e condanna, sacrificio e vendetta, riuscendo a renderlo allo stesso tempo malinconico ed arrogante.
È un imponente muro di mattoni l’opera architettonica che, illuminata dalle luci di Gigi Saccomandi, caratterizza tutte le scene di Marta Crisolini Malatesta ed i movimenti scenici di Monica Codena con le musiche di Antonio Di Pofi ed i costumi di Stefano Nicolao.
È proprio quel muro, così cupo e così freddo, a rappresentare con ogni suo mattone l’impenetrabile anima di Shylock, con la sua fitta trama che non lascia spazio a nulla se non ad un primordiale ed inappagabile bisogno di vendetta, di uccisione, di sterminio.
Così, fra profondo odio e ferma rivalsa, sfiora il suo compimento quella truce sete di sangue che tristemente ci riporta all’attuale momento storico internazionale segnato disgraziatamente dagli stessi incomprensibili ed ingiustificabili motivi: ricchezza, possesso, sopraffazione, dominio.
L’opera, in programmazione a Brescia dal 18 al 23 ottobre, ad Udine dal 25 al 27 ottobre, a Roma dall’1 al 6 Novembre, ad Ancona dal 17 al 20 novembre, a Genova dal 24 al 27 novembre, a Pavia dal 16 al 18 dicembre, a Torino dal 17 al 22 gennaio 2023, è uno specchio della realtà odierna, un paradossale e pittoresco parallelismo fra epoche così lontane eppur così vicine.
d.t.


