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martedì, 29 Novembre 2022

Porto di Trieste, quale futuro? D’Agostino sottolinea l’urgenza delle ZEE

19.09.2022 – 07.01 – Quale sarà il futuro del vecchio mar Mediterraneo? La guerra Ucraina-Russia ha evidenziato il ruolo chiave del Mediterraneo o, agli occhi della potenza americana, è un luogo caotico e di scarso rilievo? E quale ruolo gioca in questa equazione il porto di Trieste?
Il tema – geopolitico, ma non solo – è stato analizzato durante la tavola rotonda di Limes “L’Italia, la guerra russo-americana in Ucraina e il Mediterraneo” organizzata nell’occasione della III edizione delle Giornate del Mare. Il docente di Studi strategici presso la Luiss-Guido Carli di Roma Germano Dottori ha coordinato una discussione alla quale sono intervenuti rispettivamente il Direttore Generale di Confitarma Luca Sisto, il consigliere redazionale di Limes Federico Petroni e il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale Zeno D’Agostino.

Proprio D’Agostino è intervenuto a proposito del “porto asburgico” (definizione di Dottori) con una riflessione ad ampio raggio volta a evidenziare il nuovo ruolo del porto nel contesto del cambiamento climatico.
Secondo D’Agostino “Il porto di Trieste è un osservatore privilegiato, sebbene sembra che l’Italia non se ne sia resa ancora conto”. Infatti “Si continua a parlare di mare come strumento che separa, che unisce, ma essenzialmente possiamo definirlo come un ‘qualcosa’ funzionale a qualcos’altro, che connette territori tra loro lontani. Il mare in queste visioni è però strumento di qualcun altro”.
Invece, oggigiorno, “La parte del porto maggiormente importante non è più quella delle banchine, ma è il mare stesso ed è questo il paradigma che cerchiamo di portare avanti a Trieste”. Pertanto invece di essere solo luogo di transito, il mare diventa anche spazio dove impiantare le proprie attività, dove produrre e fare ricerca. L’elemento dello spazio, è stato osservato dal Presidente, svolge un ruolo chiave considerando come l’Italia non può muoversi con quell’agilità burocratica e giudiziaria caratteristica di altri paesi. I vincoli esistono qual parte di un ordinamento civile e democratico, ma proprio il mare offre in tal senso una soluzione alternativa.
Pertanto “Il mare non è più solo uno strumento trasportistico, ma nel momento in cui stiliamo il piano regolatore del porto consideriamo anche il mare in sé, come luogo d’innovazione”. Tra i tanti esempi l’utilizzo di desalinizzatori per rimediare alla carenza d’acqua dolce, il moto ondoso e l’idrogeno per la produzione di energia e in termini di esempi già operativi nello scalo giuliano la palestra dei droni sottomarini della Saipem. Proprio negli ultimi giorni, ha osservato D’Agostino, stanno venendo estratte per la vendita le 6mila bottiglie di Prosecco immerse ormai ad aprile 2022: una “cantina sommersa” anch’essa, nel suo piccolo, un esempio di utilizzo alternativo del mare.
Sul fronte energetico, D’Agostino ha osservato la fattibilità di installare produzioni di energia carbon free su piattaforme offshore, a patto che vengano concesse le ZEE (Zone Economiche Esclusive) necessarie, specie considerando che non vi sono nel mar Adriatico le tensioni in atto tra la Sardegna e l’Algeria.
Insomma “il mare ha una sua funzione storica, ma siamo di fronte a cambiamenti così radicali che la funzione del mare diventa totalmente diversa”. E con esso, la stessa geopolitica.

[z.s.]

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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