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giovedì, 8 Dicembre 2022

Meloni vince, la destra vince, ma non stravince. Per tutti gli altri è tempo di riflettere

26.09.2022 – 10.18 – L’Italia ha il suo nuovo Parlamento ed è un Parlamento che tende decisamente a destra. Fratelli d’Italia esce dal confronto elettorale come prima forza politica del paese, con la percentuale che i sondaggi davano al partito di Giorgia Meloni poco prima della consultazione (e anche un po’ meglio), fra il 26 e il 27 per cento in via di conferma definitiva; è un risultato molto importante, un netto successo che apre la prossima legislatura a una prima donna premier italiana e a un governo che, per la prima volta dal secondo dopoguerra, lascia la parola ‘centro’ più indietro e si può definire nettamente conservatore. Molto meno bene, tra le altre forze della coalizione di centrodestra, la Lega, che rispetto alle attese fa registrare un importante calo di consensi e di conseguenza un peso minore all’interno della coalizione, nella quale a conti fatti ha raggiunto un risultato tutto sommato simile a quello di Silvio Berlusconi e Forza Italia. Per Matteo Salvini non c’è un successo, gli italiani hanno scelto altro; gli equilibri fra Lega e Fratelli d’Italia, in particolare in vista non solo della formazione del nuovo Governo (incluse commissioni e incarichi) ma anche delle prossime e vicine elezioni amministrative, sono da ridisegnare. I flussi delle preferenze andranno anch’essi analizzati con attenzione, il probabilissimo travaso di elettori proprio fra la Lega e Fratelli d’Italia salta subito agli occhi: Giorgia Meloni ha attratto forse più Lega che centro moderato, che fra la destra e un Partito Democratico frammentato e impegnato in una campagna, quella di Enrico Letta, che non ha convinto, forse non è andato a votare. Molti rimpianti quindi a sinistra: il Partito Democratico, pur risultando il secondo partito del Paese, raccoglie decisamente meno voti del centrodestra, anche e soprattutto perché il risultato (in questo caso superiore, soprattutto al sud, rispetto a quanto preventivavano i sondaggi delle settimane passate) del MoVimento 5 Stelle, un trionfo di Giuseppe Conte su Luigi Di Maio, e Conte che argina il crollo e mantiene il MoVimento su un risultato che lo conferma fra i protagonisti (la metà dei voti del 2018, però una metà importante) – fa pensare che se non si fosse sfasciata la coalizione con i pentastellati e la sinistra si fosse presentata unita la sfida alla destra sarebbe stata decisamente più combattuta e, forse, la vittoria della coalizione a guida Meloni non sarebbe stata così semplice. In linea con le attese, invece, il risultato dei centristi di Azione e Italia Viva.

Sta per nascere, quindi, il nuovo governo: dovrà affrontare una serie di sfide importantissime, dalla crisi energetica alla geopolitica con le sue alleanze e la guerra in Europa, all’ambiente, senza dimenticare tutte le questioni sociali e le conseguenze della maggior povertà del paese. Il nuovo governo che va a nascere, sulla carta, potrà contare su una maggiore stabilità rispetto a quelli precedenti, visto l’importante successo conseguito alle urne, e la speranza è che questa stabilità permetta a Meloni di governare con equilibrio e, allo stesso tempo, decisione, per affrontare nel migliore dei modi le sfide del presente e dell’immediato futuro. Mentre, per tutte le altre forze politiche (anche quelle interne alla coalizione, ma soprattutto per quelle che siederanno all’opposizione) è tempo, piuttosto che di rivendicazioni, di riflessioni sui tanti errori commessi. Che non sono quelli di una campagna elettorale che, a dispetto delle tantissime criticità del momento attuale, è stata forse una delle più povere mai viste, ma che partono da molto, molto lontano, come certifica anche il dato dell’astensione, che supera decisamente quello (già altissimo) delle tornate elettorali precedenti. Segno non tanto di un disinteresse da parte degli elettori, quanto più probabilmente di una totale disillusione, in particolare da parte dell’elettorato delle forze che da queste elezioni sono uscite, se non con le ossa rotte, quantomeno decisamente ammaccate. Disillusione dell’elettorato che è, appunto, frutto di evidenti errori da parte dei rappresentanti della politica verso quella gente a cui chiedono il voto. E che mettono in discussione gli stessi valori sui quali queste forze si fondano. A destra, e il risultato delle elezioni del 25 settembre ne è la prova, c’è più chiarezza. E intanto, Mario Draghi saluta: il premier dell’agenda esce di scena, dimenticato anche da chi lo aveva tanto acclamato.

[e.r.][r.s.]

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