02.09.2022 – 09.41 – Le origini della Diocesi di Trieste s’intrecciano con la storia della comunità cristiana di Trieste, all’epoca Tergeste: le radici affondano nei secoli di passaggio dall’età romana al periodo alto medievale, incontrando però grandi difficoltà a livello archeologico e archivistico. Si sa infatti poco o nulla sulla comunità ecclesiale di Trieste prima dell’imperatore Costantino; eccezion fatta per San Giusto ricorrono i nomi di numerosi martiri, ma al di fuori di Trieste.
Il primo vescovo noto è Frugifero, intorno al 550 d.C.; siamo in un’epoca tarda a confronto con simili insediamenti cristiani, all’epoca già molto bene delineati. La scoperta della basilica di via Madonna del Mare ha permesso di accertare, intorno al 450 d.C., la presenza di una comunità organizzata intorno a un deposito di reliquie. Le iscrizioni sopravvissute, datate tra il V e il VI secolo, permettono di conoscere 18 nomi della comunità della basilica, tra cui alcuni fedeli che giocavano un ruolo rilevante. Compaiono, come scrive il prof. Giuseppe Cuscito, due defensores sanctae ecclesiae Tergestinae e due defensores sanctae ecclesiae Aquileiensis, definiti “una sorta di avvocati laici della Chiesa”.
Nello stesso periodo il successore di Frugifero, il vescovo Severo, partecipa al sinodo scismatico di Grado, dove si muove in polemica con la linea dottrinale romana. C’è pertanto un periodo scismatico per la neonata Diocesi di Trieste che termina però già nel 602, quando la Chiesa triestina fornisce a Roma due patriarchi di eccezione, ovvero Giovanni e il nipote Fortunato. Saranno fieri sostenitori del regno carolingio, a seguito della sconfitta dei longobardi.
È un periodo d’altronde turbolento, difficile: Trieste è luogo di transito e saccheggio per le incursioni degli Ungari, dei Saraceni e degli Slavi; il potere laico è debole, impotente, dissanguato. Non rimane che affidarsi alla Chiesa e, nel caso di Trieste, al vescovo: Lotario II concede l’8 agosto 948 il diploma con cui permetteva l’esercizio delle pubbliche funzioni in sostituzione del re al vescovo; è una rinuncia i diritti su Trieste. La città non conoscerà allora altra autorità superiore, in questo periodo, al di fuori del vescovo locale. Una soluzione per garantire la difesa della città, duramente colpita dalle invasioni ungare; ma non è difficile intravedervi una scintilla di autonomia triestina. Successivamente i vescovi, nel corso del Basso Medioevo, sceglieranno di entrare nella sfera di potere del Patriarcato di Aquileia, onde sottrarsi al crescente potere della Serenissima.
[z.s.]


