Un tesoretto nell’armadio. Rinvenuti reperti archeologici a Trieste

17.09.2022 – 08.28 – Una piccola coppa biansata a vernice nera, una coppa biansata a vernice nera con decorazione vegetale sovra dipinta su basso piede, uno skiphos (coppa utilizzata per bere) con due piccole anse a vernice nera con decorazione sovra dipinta, una brocca con imboccatura trilobata ed una miniaturistica con decorazione sovra dipinta. Un importante quantitativo di materiale archeologico, costituito prevalentemente da vasi in bucchero di provenienza magno-greca dell’Italia meridionale, databile tra la metà del IV e il III secolo a.C., è stato recentemente sequestrato a Trieste dal nucleo Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Udine. I reperti sono stati recuperati grazie alla segnalazione pervenuta da un’anziana ultranovantenne residente nel capoluogo giuliano che li aveva rinvenuti all’interno della propria abitazione, in un armadio che non veniva aperto ormai da anni, dove il defunto marito, deceduto più di trent’anni fa, teneva effetti personali. La donna ha rinvenuto un vero e proprio “tesoretto”: otto manufatti di apparente natura archeologica che l’anziana, ritenendo potersi trattare di materiale di interesse storico-culturale, aiutata da un familiare, ha segnalato ai Carabinieri del nucleo TPC di Udine. Condotta assolutamente ineccepibile, sia eticamente che giuridicamente, perché aderente alle specifiche previsioni normative previste dal “Codice dei beni culturali e del paesaggio” in caso di scoperte fortuite di beni culturali che, all’art. 90, prevede l’obbligo di denuncia alle Autorità entro le 24 h successive al fortuito rinvenimento.

I militari del reparto specializzato dell’Arma si sono recati sul luogo del rinvenimento, dove sono stati eseguiti i primi accertamenti sul materiale che appariva genuino e, quindi, veniva sequestrato d’iniziativa. L’attività svolta è stata immediatamente condivisa con la procura della Repubblica di Trieste, che ha convalidato il provvedimento cautelare adottato dai militari operanti. I successivi approfondimenti di natura tecnica effettuati sui beni archeologici sequestrati, grazie alla preziosa collaborazione dei funzionari archeologi della soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia (SABAP FVG) di Trieste, hanno consentito di appurare l’assoluta genuinità della gran parte dei manufatti sequestrati.

b.b

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