13.09.2022 – 07.01 – Biometano e Friuli Venezia Giulia, un connubio che appare naturale, sebbene sia inficiato da diverse problematiche tecniche. La Regione dispone infatti di ben 92 centrali a biogas, tutte lontane dai centri abitati; 40 di queste producono energia elettrica sotto un megawatt. La Commissione Europea ha annunciato che finanzierà la costruzione di impianti di produzione di biometano sostenibile tramite 1,7 miliardi di euro, rendendo dunque appetibile l’ammodernamento delle strutture esistenti e la realizzazione di nuove. L’intervento europeo prevede un contributo del 40% sull’investimento e una tariffa incentivante sul biometano prodotto per 15 anni.
Utilizzare queste centrali per alimentare non solo le imprese agricole, ma le comunità dei cittadini appare fattibile, sebbene solo in ridotte quantità. Il Gazzettino aveva riportato l’opinione del direttore di Fondazione Agrifood & Bioeconomy Fvg (Fab) Pierpaolo Rovere secondo cui “Il Friuli ha grandi potenzialità“. Tuttavia mancano le tubature per connettere le centrali alle città e occorre considerare con attenzione l’utilizzo del biometano che richiede apposite tecnologie in grado di raffinarlo. Attualmente molto del mais prodotto in FVG è rovinato e/o inadatto al consumo a causa della siccità; pertanto è stato riciclato onde alimentare le centrali. Non manca pertanto su quel fronte il materiale primo. Tuttavia, in tempi normali, le coltivazioni preferiscono vendere alla clientela umana e d’altronde il consumo di suolo per il biometano è un noto difetto di questo genere di produzioni, criticato infatti dall’UE. Rimangono però i rifiuti organici, per i quali però sarebbe necessario un salto di qualità nella raccolta, tanto dalle imprese quanto dai cittadini.
[z.s.]


