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lunedì, 15 Agosto 2022

La storia del Bosco Bazzoni: come il Carso sopravvisse al fuoco

06.08.2022 – 07.01 – La scelta di erigere una statua dedicata a Josef Ressel fu innanzitutto motivata dalla visionaria invenzione di un’elica navale; ma altrettanta importanza ebbe il suo ruolo quale funzionario forestale, una delle figure leader nel rimboschimento del Carso. La crescita e la graduale urbanizzazione della periferia di Trieste, nel corso dell’ottocento, impose le prime riflessioni sul verde pubblico, con l’inaugurazione del Giardino Pubblico ad opera del botanico e podestà Muzio Tommasini e la creazione di due polmoni verdi tutt’oggi gioielli della provincia di Trieste, ovvero il parco del Castello di Miramare e l’oasi verde di Villa Revoltella. Patrocinati da un arciduca (Massimiliano) e un barone (Revoltella); e accomunati dalla volontà di trasformare l’arida distesa del Carso in una flora lussureggiante, un rinnovato giardino dell’Eden. C’era la volontà di fornire uno spazio verde alla cittadinanza, in linea con una sensibilità tedesca che ritroviamo tutt’oggi tanto a Berlino, quanto a Vienna; ma vi era anche la presunzione positivista di voler domare la natura, di voler impiantare fiori e piante esotiche, cespugli e alberi dove sino a quel momento sorgeva solo nuda roccia. L’uomo trionfava sulla natura; ma era un trionfo verde, edificato a suon di chalet & serre, terrazzamenti & fontane.

La storia del Bosco Bazzoni rientra in questo sforzo, rappresentando dopo la distruzione degli incendi dell’estate 2022 un esempio di quanto la natura carsica sia intrinsecamente artificiale, il portato di una costruzione umana che richiede continua cura e attenzione.
Originariamente il Bosco Bazzoni era un terreno di pascolo utilizzato dai villici di Ricmanje/San Giuseppe. A qualche passo dalla strada per Fiume/Rijeka, tempestato dal vento di Bora, il terreno era troppo povero per essere coltivato e, anche come pascolo, non era granché: una singolare combinazione di fattori che ne impediva l’utilizzo.
Nonostante ciò il Comune di Trieste scelse di utilizzarlo per l’imboschimento: La Commissione ne deliberò l’acquisto nel 1882 e, a seguito di un litigio coi proprietari, il terreno venne forzatamente espropriato.
L’intitolazione del Bosco risale al 26 gennaio 1894: il nome commemorava il podestà Riccardo Bazzoni, la cui amministrazione aveva votato la legge d’imboschimento.
Dal cippo di calcare che delimita il comprensorio del Bosco apprendiamo che la prima piantagione risaliva al 1888, mentre quattro anni più tardi, nel 1892, vennero piantati i primi alberi all’interno dell’odierna Particella sperimentale.
La zona fu infatti utilizzata quale luogo per sperimentare nuove tecniche di coltivazione, quali l’abete greco, il cedro dell’Atlante e il tasso. Non era una stravaganza vittoriana, ma un terreno di coltura per stabilire quale pianta meglio si adattasse al rigido clima carsico.
La particella, come riporta GSSG, venne menzionata per la prima volta nel 1892:

Nella seduta commissionale del 28 dicembre 1892 fu deliberato l’acquisto di un piccolo fondo privato, rinchiuso per ogni lato dal terreno comperato in addietro dalla Commissione, costituente il bosco artificiale Bazzoni. Quest’acquisto al prezzo di fiorini 40 fu fatto per liberare il detto bosco dalla servitù di passaggio e da eventuali danneggiamenti.

I primi anni del neonato Bosco Bazzoni trasmettono efficacemente quale pericolo fossero gli incendi: nel 1893, a causa di un passante distratto, un incendio propagato dalla siccità bruciò otto ettari, eliminando duemila pini; due anni dopo, nel 1895, due diversi incendi dilaniarono rispettivamente 5mila metri quadri di bosco con 50 pini e 1 ettaro intero, con 5mila pini in cenere.
Nel 1906 un nuovo, devastante, incendio distrusse 24mila pini neri e coinvolse nello sforzo per domarlo ed estinguerlo gli abitanti di Ricmanje, la milizia territoriale e i sorveglianti forestali.
L’incendio maggiore avvenne durante la prima guerra mondiale, nel 1916, quando duemila soldati normalmente impiegati sul fronte vennero ridiretti a combattere le fiamme che avevano incenerito 26mila pini, ormai di 24 anni di età.
Tra le pietre miliari di quegli anni occorre ricordare la visita della Società Forestale della Carniola e per il litorale e della sezione forestale dell’ottavo Congresso Internazionale d’agricoltura in corso a Vienna (31 maggio 1907). Nello stesso anno, presso la strada per Fiume, venne collocato il cippo di pietra bianca di Monrupino che segnala il Bosco Bazzoni.

L’area del Bosco Bazzoni prima del rimboschimento (foto di GSSGT)

Il passaggio all’amministrazione italiana permise una ricostruzione dell’area, saccheggiata nei primissimi anni del dopoguerra dalla popolazione in cerca di legna da ardere: vennero piantate 106mila nuove piante e la Milizia Forestale tentò una difficile conversione della pineta in abetina, parzialmente riuscito nella parte inferiore.
L’amministrazione tedesca continuò, dal 1943, l’opera di mantenimento del Bosco: ma la difficile situazione del 1945 portò alla parziale distruzione dell’area; in parte i cittadini lo saccheggiarono per scaldarsi nell’inverno, in parte venne abbattuto.
La Polizia Forestale del Territorio Libero procedette a un ripristino; ma proprio in quegli anni l’amministrazione alleata concesse alla fabbrica Italcementi 31 ettari di bosco e il permesso per una cava di 10 ettari, grandemente indebolendo il Bosco Bazzoni. Una parte dell’area veniva permanentemente tolta e donata alla Trieste industriale di quegli anni; una scelta che trovò proseguo con l’amministrazione italiana, quando nel 1970 il fronte della cava venne ampliato di altri 10 ettari, con ulteriori concessioni. Scomparvero, in questi decenni di boom economico e crescita edilizia, 200mila metri quadri di bosco.
La graduale formazione di una coscienza ecologista consentì, specie per l’azione delle associazioni alpinistiche e naturalistiche, la salvaguardia dagli anni Settanta di quanto rimaneva del Bosco Bazzoni. Nel 1979 infatti il Comune di Trieste e l’Azienda delle Foreste autorizzò il Gruppo Speleologico San Giusto alla gestione della Particella Sperimentale, avviando un percorso conservativo-didattico tutt’oggi in corso.

Fonti: Francesca Venuto, Il giardino di Villa Revoltella, in Pasquale Revoltella, 1795-1869: sogno e consapevolezza del cosmopolitismo triestino, mostra e catalogo a cura di Maria Masau Dan, Tavagnacco, Arti grafiche friulane, 1996
Gruppo Speleologico San Giusto Trieste (GSSGT), Origine del bosco Bazzoni

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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