22.08.2022 – 10.37 – Quante volte passeggiando per Trieste vi è capitato di soffermarvi a guardare gli edifici storici di cui è ricolma la città? E vi siete mai chiesti chi si occupa di sistemarli? Con il bonus 110% le imprese edili hanno iniziato a proliferare, eppure quante di queste hanno davvero la capacità, la competenza e, soprattutto, le maestranze per poter metter mano al patrimonio edilizio della città? C’è però chi con conoscenza, esperienza e competenza, proprio di questa tipologia di interventi, e non solo, si occupa da molti anni: è il caso di Corte Nuova srl, azienda con una storia ventennale e sede a Trieste. Ne parliamo con il titolare Alessandro Cortinovis.
Come inizia la vostra storia a Trieste?
“Il ragionamento di trasferirsi qui è stato fatto in un momento in cui il Friuli era saturo di lavoro: dopo il terremoto erano state sistemate quasi tutte le opere e le case, abbiamo allora deciso di trasferire la realtà aziendale a Trieste. La città ha un patrimonio edilizio vetusto che ha bisogno di un continuo rinnovamento e una continua manutenzione; per gli esterni in particolare c’è tutta una parte di modellature, disegni e stucchi che richiedono una competenza specifica. Una volta arrivati qua non abbiamo avuto problemi ad inserirci nel tessuto costruttivo, merito anche dei triestini che hanno una mentalità più aperta sotto certi punti di vista; anche se parliamo comunque di vent’anni fa, in un momento di stagnazione, non come ora”.
La storia è anche quella di una famiglia.
“Io ho alle spalle un’esperienza di oltre quarant’anni; sono figlio d’arte come si suol dire: mio padre è stato un costruttore di vecchia generazione, la sua azienda è del 1960, all’inizio era prettamente stradale e si è trasformata in edile dopo il terremoto. All’epoca io e la mia famiglia lo seguivamo nei cantieri che apriva, fino a che nel ’74 siamo arrivati in Friuli. Io per diversi motivi ho preferito intraprendere una mia strada, con una mia azienda, per cui pian piano ho iniziato con un’impresa individuale che si è poi trasformata nella società che c’è oggi.”
Cosa vi distingue dalle altre imprese?
“Ci distinguiamo perché non subappaltiamo praticamente niente e questa è una differenziazione importante. Seguiamo tutto con le nostre maestranze, sia il lavoro edile specifico che il lavoro degli impiantisti (infatti abbiamo le abilità e gli attestati tecnici per poter firmare le conformazioni idrauliche ed elettriche). Questo evita anche di far perdere tempo durante l’esecuzione dei lavori: essendoci un unico referente si possono risolvere le incombenze e ragionare sul lavoro in modo fluido, man mano che si procede”.
I lavori che identificano meglio Corte Nuova?
“Il nostro know how più forte è il recupero degli edifici vincolati, ovvero i restauri veri e propri, o laddove vi sia oltre che un’esecuzione normale anche un po’ di attenzione sulla parte storica e sul recupero di materiali e di lavorazioni che si sono rovinati via via nel tempo. Io ho iniziato professionalmente con i vecchi capi squadra che erano abituati a lavorare come si faceva nel 1900, così ho assorbito quelle capacità tecniche standogli fianco a fianco”.
Come è cambiato il lavoro negli anni?
“È mutato radicalmente e si è perso molto. Oggi purtroppo non c’è più la capacità tecnica di fare certe lavorazioni. Questo anche perché è cambiato il modo della gestione dei cantieri: una volta la manodopera in proporzione costava poco e i materiali di più, oggi è vero il contrario, costa molto la manodopera e i materiali di meno. Tutte le specialità artigianali di cui c’era necessità una volta adesso sono un lusso e non vengono richieste normalmente, se non laddove si è obbligati a dei ripristini e quindi servono maestranze in grado di fare quei lavori, che oggi sono veramente poche. Quindi si potrebbe dire che c’è meno professionalità dal punto di vista del lavoro vero e proprio del muratore; si tende a semplificare il più possibile perché non ci sono maestranze in grado di fare qualcosa di più sofisticato. Al contrario, per quanto riguarda gli impianti, che sono sempre in continua evoluzione tecnologica, c’è un continuo aggiornamento e una certa specializzazione”.
Da quando è venuta meno la “professionalità” in questo lavoro secondo lei?
“È stata prima di tutto una frattura di ordine economico, conseguente ai costi. Ma secondo me è legata molto anche a un problema di ordine sociologico: da un certo punto in poi, dagli anni ’90 circa, il lavoro del muratore specializzato non è stato più considerato dalla società come una professione ‘nobile e importante’, accettato e accreditato. Si è invece iniziato a considerarlo un lavoro da ‘poveracci’: anche se abbastanza retribuito non è comunque apprezzato dalle famiglie e di conseguenza dai giovani. Non si comprende però che una certa manualità e capacità di mantenere le case, le costruzioni, anche solo quelle esistenti, è invece un lavoro molto importante e fondamentale”.
A quali conseguenze ha portato questa frattura?
“Accade che si inizia a dipendere dalla manovalanza estera, come è successo. In questo momento gli imprenditori italiani esistono ancora, ma il passaggio successivo, che sarà a breve, è quello dell’imprenditore straniero con maestranze straniere. A Trieste esistono già piccole realtà, che pian piano diventeranno sempre più grandi. Di per sé può anche non essere un problema, ma non dimentichiamo però che in Italia abbiamo una retrocultura in ambito edile che altre nazioni non hanno: il nostro costruire non è lo stesso che c’è in altri paesi”.
Come descriverebbe il settore edile oggi?
“Dividerei oggi in due le scelte aziendali che vengono fatte in questo ambito. Una è quella di buttarsi sulla quantità, e quindi sulla gestione di condomini – a Trieste è un fenomeno molto presente perché ci sono tanti palazzi. L’altra, che è quella che ho scelto io, è di puntare sulla qualità e intervenire sui privati (ad esempio la villetta) dandogli un servizio completo”.
Il lavoro che ricorda con più soddisfazione?
“Il lavoro che mi è rimasto di più nel cuore è il recupero fatto anni fa di una caserma napoleonica a Palmanova. Io sono appassionato di storia e del periodo, è stato un lavoro molto interessante, era promosso dal Capo dello Stato di allora ed è stata una grande soddisfazione. Questa direi è anche la parte che mi piace di più del mio lavoro: far rivivere le case facendogli riprendere gli antichi fasti. Per me questo è un lavoro che prescinde dal solo guadagno economico: la mia è una passione vera e propria e per questo ogni giorno cerco di lasciare la mia impronta in ciò che faccio”.
[n.t.w]


