Co-housing in crescita nel Fvg: la dimensione collettiva attrae sempre più anziani

21.06.2022 – 08.30 – Il co-housing è un modello abitativo molto diffuso nell’Europa del nord e negli Stati Uniti che combina l’autonomia dell’abitazione privata e la condivisione di spazi e servizi comuni. Da tempo l’esigenza di progetti di cohousing per anziani è emersa anche in Italia e l’esperienza è risultata in crescita anche in tutto il Friuli-Venezia Giulia. Infatti, a oggi, il 70% dei caregiver è rappresentato da figli o parenti della persona e a fronte di grandi spese il sistema delle Rsa riesce a prendere in carico al massimo 19 persone ogni mille abitanti, contro una media Ocse di 47 ogni mille. Anche il Pnrr sembra remare in direzione del cohousing: 300 dei 500 milioni che stanzia per il sostegno alle persone fragili, per rafforzare i servizi sociali territoriali, riguardano la riconversione di Rsa e case di riposo per anziani in gruppi di appartamenti autonomi affinché si possa assicurare la massima autonomia e indipendenza delle persone anziane.

“Persone di diversa estrazione, ognuna con il suo percorso di vita, decidono di abitare assieme e condividere spazi e momenti sociali. In regione vi sono esperienze molto interessanti, nelle quali si registrano alti gradi di soddisfazione. Penso per esempio a casi di cohousing in cui convivono tra loro persone con demenza, come le esperienze di co-housing portate avanti dall’Associazione Demaison di Udine. Oppure a esempi di riqualificazione territoriale, per dar modo ad anziani che vivono con fragilità non disabilitanti di poter contare l’uno sull’altro tanto quanto su operatori specializzati e presenti per lunga parte della giornata, come il “Cortile Solidale” di San Canzian D’Isonzo. O ancora all’esperienza pordenonese di “Casa Egidio”, a Casa Blu di Trieste, a “Casa Possibile” di Santa Lucia di Budoia”. Sono le parole di Roberto Calvani, presidente dell’Ordine degli Psicologi del FVG e Giovanni Ottoboni, consigliere e referente del Gruppo Anziani che sostengono inoltre che sono “numerosi gli studi che attestano come il co-housing porti agli anziani benefici fisici e psicologici: abitare in modo condiviso consente di vivere più felici e più a lungo”.

Nel complesso, l’80% degli anziani vive in case inadatte ai propri bisogni, ma solo 6 su 10 non sono disposti a muoversi in abitazioni più adatte. “Nei casi di necessità, la coabitazione rappresenta una possibilità concreta per garantire elevati livelli di qualità di vita – proseguono Calvani ed Ottoboni. Un fattore importante la condivisione: anche quanto la famiglia è presente, la possibilità di mantenere validi livelli di autonomia all’interno di un contesto sicuro e confortevole va discussa alla luce dei bisogni e dei desideri di tutti gli attori in campo, persone anziane, familiari, servizi. Senza un chiaro progetto condiviso – conclude Ottoboni – anche le più buone intenzioni finiscono per naufragare”.

[v.l]

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