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venerdì, 30 Settembre 2022

“Witnessed Violence” e pandemia, le conseguenze sui figli. Lo studio del Burlo Garofolo

29.04.2022 – 11.53 – È purtroppo noto come la Pandemia, con il lockdownl’obbligato confinamento tra le mura domestiche per un periodo prolungato e la quasi totale scomparsa di momenti di socialità, abbia ulteriormente aggravato il già drammatico fenomeno della violenza domestica che vede donne e bambini quali principali vittime dei propri carnefici. Proprio sui minori e sull’impatto alla loro salute psico-fisica ed emotiva che l’aver assistito a casi di violenza intra familiare comporta, indaga lo studio condotto dal pronto soccorso pediatrico del Burlo Garofolo di Trieste diretto dal dottor Alessandro Amaddeo e dalla psicologa Federica Anastasia.
Un fenomeno ancora poco esplorato, tanto che lo studio è il terzo al mondo dedicato al tema della Witnessed Violence, ma con impatti molto gravi e significativi tanto dal punto di vista del benessere del bambino, quanto di quello della perpetuazione della spirale di violenza in età adulta, con l’incremento del rischio di trasmissione di un errato modello relazionale e affettivo.
Il gruppo di studio promosso dal dottor Claudio Germani per la realizzazione di questa ricerca, è stato condotto da febbraio 2020 a gennaio 2021, rispettando le linee guida dell’OMS e utilizzando una metodologia di lavoro che includeva il Woman Abuse Screening Tool (Wast) validato a livello internazionale e su 212 coppie madre-bambino/a nessuna ha rifiutato di partecipare.

“Il questionario – spiega Federica Anastasia – ha dato un impressionate risultato con ben il 44% delle partecipanti che riferivano casi di violenza domestica assistita dai minori. Nei due soli lavori precedenti in letteratura (risalenti al 1999 e al 2005) le percentuali riportate erano rispettivamente del 10 e 50%. Dallo studio è, poi, emerso che le madri che subiscono violenza hanno una qualità di vita molto peggiore e una salute peggiore con stress particolare, disturbi del sonno, incubi, stanchezza e affaticamento al risveglio, ansia, allucinazioni uditive e che i bambini che hanno assistito alla violenza, testati in cieco dai medici in Pronto Soccorso, si mostrano molto più agitati, ansiosi, aggressivi e con disturbi del sonno. Inoltre – prosegue la psicologa -, dallo studio è chiaramente emerso come l’alto numero di figli, il basso livello di scolarità della madre, la disoccupazione o i problemi lavorativi e la mancanza presenza di una rete di sostegno familiare siano condizioni nelle quali più facilmente si verificano episodi di violenza sulle donne compiuta dai partner e di violenza assistita dai minori. Non sembrano, invece, influire particolarmente – conclude la dottoressa Anastasia – l’età delle donne o il loro stato civile”.

A emergere dallo studio, inoltre, anche un’elevata richiesta di welfare. Non a caso infatti l’OMS considera la violenza contro i minori uno dei maggiori problemi di sanità pubblica; con la difficoltà nell’ottenere stime reali sul fenomeno, e l’identificazione di appena il 10% dei casi rispetto alla totalità di quelli che rimangono invece sommersi.
“Le conseguenze da maltrattamento sulla salute del minore – chiarisce Alessandro Amaddeo – possono essere dirette (lesioni fisiche di variabile gravità, fino alla morte) o indirette (esiti a distanza come patologie organiche e disturbi psico-relazionali). La violenza assistita, poi, è una delle forme nelle quali si manifesta la violenza su minori ed è una forma di maltrattamento la cui rilevazione necessita del preliminare riconoscimento della violenza intra familiare diretta”.

“Secondo un’indagine della Fundamental Rights Agency – prosegue – infatti, in Italia, il 19% delle donne dichiara di aver subito nel corso della vita violenze fisiche o sessuali da un partner o ex-partner; il 38% ripetuti e multipli abusi psicologici; il 9% stalking. Aver subito una forma di violenza, diretta o assistita, durante l’infanzia o adolescenza – ribadisce infine il dottor Amaddeo – si associa a un aumentato rischio di sviluppare problemi psicologici, sociali, comportamentali e organici; studi scientifici sottolineano, poi, come l’esposizione a tale violenza in età pediatrica possa aumentare la probabilità di ricadere in comportamenti malsani e avere problemi di salute in età adulta. Per questo indagare attivamente la presenza di esposizione alla violenza durante l’infanzia è quindi di primaria importanza per cercare di prevenire gli effetti negativi. In tal senso – conclude – il Pronto Soccorso Pediatrico può rappresentare un osservatorio privilegiato per intercettare situazioni di violenza, ma anche una possibile sede per avviare eventuali interventi”.

 

n.n

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