La Pasqua “inquieta” di cent’anni fa: dal 1922 un ricordo di uova e matrioske

16.04.2022 – 07.01 – Il 1922: anno di progressi scientifici e regressioni umane. L’umanità vive l’ebbrezza del primo dopoguerra, guarda con ottimismo alle meraviglie della tecnica: dai primi voli passeggeri, alla pervasiva radio, all’avvento definitivo dell’industria automobilistica. Sono dopotutto, al di là e al di qua dell’Atlantico, glianni ruggenti“. L’insulina viene utilizzata per la prima volta per curare il diabete in un paziente umano (11 gennaio); e in Italia vagitano le prime parole due futuri geni letterari quali Beppe Fenoglio (1 marzo) e Pier Paolo Pasolini (5 marzo). Eppure, nella lontana Russia sovietica, un “magnifico georgiano” chiamato Stalin diventa segretario generale del Partito comunista (3 aprile); e nell’autunno dello stesso anno Mussolini compie la Marcia su Roma (28 ottobre). L’anno si conclude con il saccheggio erudito della tomba di Tutankhamon (27 dicembre): fosco presagio della maledizione novecentesca.
Trieste, esausta dopo le migrazioni e gli stravolgimenti bellici della prima guerra mondiale, festeggia in sordina la Pasqua del 16 aprile 1922: altre le preoccupazioni che affollano i giornali del tempo, ancora ricolmi di scontri bellici nel medio oriente sotto protettorato inglese e di velate inquietudini verso uno stato “giovane” quale l’URSS.
Eppure, fedele alla sua natura di città-porto, Trieste non resiste a intrecciare nuovi rapporti commerciali con lo stato dei Soviet: in prima pagina si riporta infatti il colloquio dell’on. Giunta con il delegato russo Rakowski, motivata dalla “necessità di conoscere il pensiero della delegazione russa sui possibili rapporti economici tra Trieste e Odessa“. Rakowski “ha rilevato il bisogno che ha la Russia meridionale del porto di Trieste per il proprio commercio di esportazione, soggiungendo che a Trieste dovrebbe essere fatto un grande deposito di tali materie, per l’inoltro nella media Europa”. Trieste quale piattaforma per il bacino austro-tedesco? Cent’anni prima o dopo, la geografia non cambia, non muta: sono identiche le esigenze e le rassicurazioni “che l’iniziativa delle compagnie di navigazione triestine troveranno il più largo appoggio delle autorità russe”.

Solo la terza pagina dell’edizione del 1922 svela un trafiletto dedicato alla festività pasquale: carico di kitsch qual era caratteristica del periodo, ma involontariamente rivelatore della Pasqua di cent’anni addietro. A differenza del sole che oggi splende, all’epoca “la temperatura ed il calendario non andavano affatto d’accordo […] e l’uno voleva la Pasqua, mentre l’altra propendeva per il Natale”.
Le vetrine del centro città riflettevano però il clima pasquale, esibivano ogni genere di mercanzia: “Quante uova nelle vetrine! Di cartone, di raso, di taffetà; rigate, fiorate, squadrigliate; ma specialmente di cioccolata, di tutte le dimensioni con certi altorilievi e certe smerlettature bianche”.
L’autore dell’articolo non ne era impressionato, anzi: “Veramente al veder certe uova ricamate con certi dipinti, viene il dubbio che i loro autori siano andati ad ispirarsi al museo delle Arti brutte”.
La primavera era anche l’occasione per sfoggiare nuovi vestiti, nuovi vezzosi orpelli; e l’autore osserva “una intonazione di colori e di taglio d’abito personali: nuove eleganze; molte gonne coi lembi sporgenti oltre l’orlo; ed è un uso assai comodo, perchè risparmia il supplizio di stare impalate a rigirarsi finché la sarta regola il fondo della gonna”.
Come nel caso del Natale del 1921, l’occhio dello scrittore è rivolto al popolino: infatti “la Pasqua, più che nel suo simbolismo cristiano, è viva nel popolo per la tradizione pagana che in questo periodo dell’anno festeggiava la rinascita della natura”.
“La sostituzione dei riti religiosi” – osserva il giornalista – “malgrado la funerea settimana di passione, non è valsa a far sì che il sangue non scorra più attivo e la solennità di primavera non sia tutto un inno gioioso alla nuova vita”.

Fonti: Pasqua, festa dei nuovi fiori e delle nuove speranze, in Il Piccolo: edizione del mattino, 16 aprile 9122

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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