28.04.2022 – 15.44 – Il 2022 si prospetta, per la Trieste scientifica, un anno dedicato alla fisica. L’Unione internazionale di fisica pura e applicata (IUPAP) celebrerà infatti cent’anni dalla fondazione nel 1922; e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) di Trieste a propria volta ha festeggiato cinquant’anni di storia da quel lontano 1958 quando nacque quale sottosezione di Padova. Poi l’autonomia concessa il 21 aprile 1972 e, d’allora in poi, una crescita sempre più accelerata, di scoperta in scoperta. Dal secondo dopoguerra, secondo il fisico Marina Cobal, “Particelle, astroparticelle, astrofisica sperimentale sono identitari per Trieste”.
Le celebrazioni dell’anniversario sono state l’occasione per raccontare l’anima scientifica della regione e la sua comunità di ricercatori, fra passato e, soprattutto, futuro.
“La fisica teorica ha una grande storia in questa città e una parte dei ricercatori INFN è impegnata a sviluppare tecnologie utili anche nella vita economica e sociale”, ha detto Marina Cobal.
Particolarmente interessanti e promettenti sono i trasferimenti tecnologici della fisica nucleare in campo medico. Come la diagnostica attuata con i rilevatori di particelle o con la TAC e la PET. E poi c’è l’adroterapia che – spiega la docente – “ci aiuterà a curare il cancro attraverso l’uso di acceleratori: è già possibile depositare dosi di radiazione in maniera controllata per distruggere le cellule cancerose senza danneggiare i tessuti circostanti”.
A Trieste sono stati d’avanguardia i rilevatori al silicio, una linea di sviluppo attiva dall’inizio degli anni Novanta con il fisico Edoardo Castelli.
E il futuro dell’INFN? Oltre all’acceleratore FCC che sostituirà l’LHC, “la nuova frontiera della fisica astro-particellare sarà esplorata dal progetto CTA (Cherenkov Telescope Array) che prevede la realizzazione di due grandi osservatori astronomici, uno nell’emisfero nord ed uno nell’emisfero sud della Terra. Trieste partecipa anche alla ricerca sulle onde gravitazionali e sulle loro osservazioni che hanno valso il Nobel nel 2017. È in fase di valutazione la possibilità di partecipare anche al visionario progetto dell’Einstein Telescope, un rilevatore interferometrico sotterraneo di terza generazione”.
Marina Cobal è professore ordinario dell’Università di Udine e coordinatrice del Gruppo Collegato INFN nella stessa città. Insieme a Fabiola Gianotti, direttrice generale del CERN, e altri direttori di laboratori europei, è membro dello Steering Committee europeo del Future Circular Collider, il collisore che si attiverà dal 2045 per studiare il bosone di Higgs con una energia 7 volte superiore all’attuale (l’acceleratore LHC, e il suo prossimo upgrade, HL-LHC).
[z.s.]


