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domenica, 25 Settembre 2022

Pandemia sulla quarta onda, rimbalzo o ripresa? Troppo poche le vaccinazioni

14.03.2022 – 17.06 – La quarta ondata di Covid-19 risale: rimbalzo o ripresa pandemica? Ci vogliono una decina di giorni per capirlo; i dati sono internazionali e non solo locali, e dal 21 febbraio è rallentata, in modo inatteso, la discesa della curva, che dal 5 marzo ha mostrato, nell’incidenza, una risalita dei contagi. Persiste la riduzione dei ricoveri sia nei reparti di terapia intensiva che in quelli ospedalieri Covid; i decessi diminuiscono, anche se più lentamente, ma è necessario avere prudenza e non pensare che questa sia la fine della pandemia. L’aumento settimanale dei positivi fa sospettare che si sia di fronte ad una sorta di iceberg con un possibile incremento dei casi sommersi alimentato, soprattutto, dai contagi tra ha meno di 19 anni; i dati ci mostrano come ci siano aumenti non solo in Italia ma in Germania, Danimarca, Regno Unito, Cina.

Siamo di fronte a un messaggio politico e mediatico errato. La pandemia non è conclusa, ma la certezza che invece ciò fosse accaduto ha spinto le persone ad attendere e sperare di uscirne così, senza vaccino e ulteriori immunizzazioni. Il messaggio errato che la pandemia fosse esaurita ha allentato le precauzioni della popolazione, e ciò si è unito ad una attenuazione dei controlli. Sono state rilevate varianti ricombinanti, una sorta di ‘chimere’ che hanno un po’ di Delta e un po’ di Omicron; sono segnalate però anche 2 varianti ricombinanti e molto infettanti come Omicron BA.1 e BA.2. Non dimentichiamo che sono virus respiratori, e che le possibilità di una ripresa tardo estiva e autunnale rimane. È elevato anche il numero delle reinfezioni, anche tra i vaccinati. Per quanto riguarda i ricoveri, l’occupazione dei posti letto nei reparti ospedalieri di area non critica da parte di pazienti con Covid-19 è al 12,5 per cento mentre esattamente un anno fa continuava a salire, toccando il 34 per cento. Stabile attualmente al 5 per cento l’occupazione delle terapie intensive, che un anno fa vedeva, invece, un trend in crescita arrivando a quota 30 per cento. Le vaccinazioni, quindi, sono decisive per contenere i ricoveri, ma qui ci si scontra con il problema principale: la terza dose è ferma al 63 per cento di somministrazioni, la prima dose al’82 per cento (il 91 per cento fra i maggiori di 12 anni), per circa 5 milioni di non vaccinati. Sicuramente il rallentamento marcato dell’esecuzione della terza dose sta avendo un impatto sull’evoluzione della curva; a questo si deve aggiungere che il tasso di copertura nella popolazione fra i 5 e gli 11 anni è ferma al 31 per cento.

E i profughi ucraini in arrivo dai territori oggi purtroppo in guerra? La popolazione ucraina ha una bassa copertura vaccinale anti-Covid, pari a circa il 35 per cento (vaccinati con Sinovac di sviluppo cinese, che ha un’efficacia dichiarata del 51 per cento nell’impedire il contagio NdR); i profughi all’arrivo in Italia vengono sottoposti a tampone, e se positivo scatta l’ isolamento, se negativo si procede alle vaccinazioni (prima dose, seconda dose o terza dose booster, e conseguente Green pass rafforzato). Viene anche effettuato lo screening per la tubercolosi con inserimento nel nostro sistema sanitario con il codice STP per lo straniero senza permesso di soggiorno; i bambini ucraini, inoltre, completano in Italia il ciclo dei vaccini pediatrici, con particolare attenzione per il morbillo e la polio. L’accoglienza non è, e non sarà assolutamente, una scusante o una ragione per eventuali risalite della curva. C’è poi, ora, il vaccino Novavax: è un vaccino tradizionale ottenuto con la tecnica delle proteine ricombinanti attraverso l’ingegneria genetica, che dovrebbe convincere, viste le motivazioni, anche i più scettici e chi si oppone agli altri vaccini; in realtà, le cose non stanno andando così.

Fulvio Zorzut

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