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sabato, 28 Maggio 2022

Rosolen risponde a Sergo: “Occupazione in FVG bene ma non per Reddito di Cittadinanza”

26.01.2022 – 18.30 | “L’Amministrazione regionale ha attuato le disposizioni nazionali in materia di Reddito di Cittadinanza, da un lato impegnandosi fattivamente nella presa in carico dei nuclei familiari beneficiari e, dall’altro, garantendo ai navigator un effettivo inserimento nei Centri per l’impiego. Questo impegno colloca tra i primi tre posti in Italia l’azione di questa Amministrazione regionale, dei suoi Centri per l’impiego coadiuvati da validi – seppur sempre meno numerosi – navigator, con riferimento agli esiti occupazionali dei percettori del reddito di cittadinanza. Questo dato è certificato dai report nazionali pubblicati da Anpal che vede la nostra Regione primeggiare in Italia insieme alla Provincia di Trento e alla Valle d’Aosta”. A fornire una chiave di lettura sul positivo andamento del lavoro in Friuli Venezia Giulia è l’assessore regionale competente Alessia Rosolen. “Pare non poco forzato – aggiunge l’esponente dell’esecutivo Fedriga – ravvisare un nesso di causalità fra il dato occupazionale citato da un consigliere regionale di opposizione e il Reddito di Cittadinanza, quasi che le politiche attive del lavoro non esistessero prima di un intervento che ha finito per risolversi, essenzialmente, se non esclusivamente, in una provvidenza economica di contrasto alla povertà. Legittima, non lo si nega, ma onestà intellettuale impone di riconoscere che le politiche attive del lavoro sono ben altro”.

“In questo senso – prosegue Rosolen – risulta decisamente più fondato collegare il dato in questione, peraltro peculiare del territorio del Friuli Venezia Giulia, con gli interventi di politica attiva del lavoro che l’Amministrazione regionale ha, d’intesa con le Parti Sociali, messo in campo tempestivamente per superare le criticità che l’emergenza pandemica ha indotto nel mercato del lavoro. Si pensi, ad esempio, all’intervento Pal Covid: sostenendo significativamente anche le assunzioni a tempo determinato, ha consentito una tenuta dei saldi occupazionali specialmente nei settori fortemente caratterizzati dalla stagionalità, quali turismo e ristorazione. Tant’è che, come da stime effettuate dall’Osservatorio regionale del mercato del lavoro, sulla scorta dei dati attualmente a disposizione, si prevede un incremento della base occupazionale di circa 3 mila unità proprio nel campo del lavoro dipendente. Auspichiamo che questo aumento sia poi registrato dai dati dell’Istat, che ancora non ha rilasciato le stime degli stock occupazionali a livello regionale nel corso del 2021”.

L’Osservatorio ha poi stimato un saldo positivo tra assunzioni e cessazioni nel periodo gennaio-novembre 2021, pari a circa 25 mila unità mentre nello stesso periodo del 2019 il saldo era intorno alle 22 mila unità. “Riteniamo – chiarisce l’assessore regionale – che questo incremento sia sorprendente, poiché non era scontato che la crescita economica avesse come riflesso un immediato aumento della base occupazionale, almeno in termini di assunzioni e di cessazioni. Ed è sorprendente perché, come si ricorderà, nel corso del 2020, a differenza di tutto il resto della penisola e alle medesime condizioni di protezione della “cassa Covid”, in Friuli Venezia Giulia si registrò un saldo positivo, unica Regione in Italia. Sorprendente, infine, perché quando agli inizi di maggio 2021 si è usciti dal momento più acuto del secondo lockdown delle attività, la domanda di lavoro è cresciuta di molto, ma altrettanto emergeva la difficoltà dei datori di lavoro a trovare personale adeguato”.

Il probabile aumento della base occupazionale regionale nel corso del 2021 si deve all’andamento esplosivo dell’economia (+6,3% di PIL regionale nel 2021), piuttosto che a non ben precisati effetti che legano la percezione del Reddito di cittadinanza ad un aumento di occupazione. Pertanto l’andamento positivo dell’occupazione va ascritto non già alla misura salariale, quanto invece alle imprese e ai lavoratori di questa Regione che hanno saputo reagire alle difficoltà. Pro futuro – conclude Rosolen – confidiamo che un eccessivo ricorso al lavoro a termine, peraltro fisiologico nelle situazioni di ripartenza dell’economia, possa evolvere in un aumento di assunzioni a tempo indeterminato, vista anche la situazione di mismatch che, molto probabilmente, potrebbe essere “risolta” in parte da un miglioramento delle condizioni di assunzioni, sia in termini di salario sia in termini di stabilità del lavoro”
C.S. Alessia Rosolen

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