La Valle del Silenzio

05.12.2021 – 09.00 – La Valle del Silenzio si estendeva tra montagne gigantesche, che la sovrastavano a picco tutto intorno, chiudendo alla luce del sole i suoi dolci recessi. Non c’era un preciso sentiero da seguire per raggiungerla; ho dovuto rimuovere il fogliame di migliaia e migliaia d’alberi silvestri, calpestando la gloria di milioni e milioni di fiori dal profumo soave.
Al suo centro, scorreva uno stretto fiume profondo; serpeggiava in numerosi meandri, finché, per una gola tenebrosa, non se ne andava attraverso montagne ancora più fosche di quelle dalle quali era uscito. Un mormorio, come un canto antico, si elevava da quel suo strisciare tra le rocce e i tronchi.
L’intera superficie della valle, dal fiume alle montagne che la chiudevano, era ricoperta da una tenera erba verde, corta, folta, che emanava un profumo di vaniglia; appariva costellata di margherite bianche, violette purpuree e asfodeli di un rosso rubino. 

Ovunque, a ciuffi tra quell’erba, si alzavano, come immagini di un sogno, fantastici alberi dagli alti tronchi sottili, piegati in direzione della luce che a mezzogiorno si affacciava rischiarando la vallata.
Avanzai scostando le intricate fronde di un cespuglio di more, trovandomi sulla sponda del fiume, lì dove il sole mandava degli scintillii dorati e la melodia del torrente si alzava nell’aria.
Fu lì che la vidi.
Se ne stava immobile, avvolta da un leggero vestito verde-acqua. Guardava il fiume, perciò non si accorse subito della mia presenza.

Cercai di muovermi piano, senza fare rumore. Volevo coglierla di sorpresa. Ma, appena compii il primo passo, lei già si volse a tre quarti. In qualche modo, doveva avermi percepito.
Le sue labbra sottili si schiusero in un sorriso, più radioso del sole stesso.
Le andai incontro. Mi sentivo come trasognato. Non mi sembrava possibile di trovarmi proprio lì, in quel luogo incantevole, dinnanzi a Lei.

Si girò del tutto. Allargò le braccia. Compii gli ultimi passi e le fui al cospetto. Provai un tremolio alle gambe nell’incrociare quei suoi occhi scuri, profondi come laghi montani.
Un abbraccio. Lento, lungo. Affondai il naso nei suoi capelli, assaporando il loro odore di vaniglia, proprio come se Lei stessa appartenesse a quella valle in modi a me misteriosi.

Ci stringemmo, tanto che i nostri corpi sembrarono fondersi assieme. Un’ondata di parole mi travolse la mente, perché avrei voluto dirle molte cose. Ma il fiato venne presto a mancarmi. Quel suo profumo inebriante annebbiava i sensi, il tocco delle sue mani, del suo corpo, spalancavano orizzonti infiniti nel mio cuore.
Ci staccammo piano l’uno dall’altro, restando mani nelle mani, occhi negli occhi.
Allora, solo un sussurro mi salì dalla gola:
“Se solo potessi restare qui con te…”
Lei sorrise. Quei suoi occhi brillarono di una luce venerea. Abbassò la testa, la posò sul mio petto. Non potei non stringerla di nuovo a me. Non riuscii a non assaporare di nuovo il suo profumo, a percepire la leggerezza che emanava tutto il suo spirito.

In quel preciso istante, compresi che l’avrei amata con tutto me stesso. Se solo avessi potuto…
Si staccò da me, piano. Mi guardò a lungo, dritto negli occhi, come se stesse cercando di sondarmi l’anima.
Il suo sguardo si rattristì. Lo vidi scintillare di lacrime represse.
Poi, di colpo, si alzò il boato di un tuono. Alzammo entrambi lo sguardo e notammo delle nuvole oscure coprire il sole e avanzare in modo rapido verso di noi.
Tenebre dense strisciarono fuori dal sottobosco, divorandosi i colori dei fiori.
Caddi in ginocchio, senza lasciarle le mani. L’anima tremava. Il cuore si frantumava.
Avrei voluto farle molte promesse: che ci saremmo rivisti, che il tempo non avrebbe mai cancellato la sua immagine…

Ma non mi riuscì di dirle nulla.
Intanto, una pioggia scrosciante si riversò su di noi e sulla vallata intera. Alzai lo sguardo e, con muto orrore, notai la sua figura farsi sottile, perdere di definizione.
Le strinsi le mani. Avrei voluto tenerla lì con me, ancora e ancora.
Delle lacrime le rigavano le gote, si mescolavano con la pioggia. Riuscì a fare un passo verso di me. Mi alzai di scatto. Vidi le sue labbra sottili schiudersi. Fu un tocco lieve, rapido, ma nel quale percepii lo stesso tutta la potenza dell’infinito.

Tesoro, non te ne andare, resta!
Ma no, ora la sua figura si era fatta confusa, come spettro in un banco di nebbia. Da lì a qualche secondo, svanì del tutto tra le lamine d’acqua.
Intanto, il cielo sembrava esplodere nella cacofonia di tuoni, nel saettare dei fulmini. Fradicio fino al midollo osseo, ripercorsi la strada dell’andata, allontanandomi da quel luogo che mi era sembrato così magico, allontanandomi da Lei.
Di tutto ciò conservo sempre una dolorosa memoria.
Malgrado tutte le ricerche e le indagini più scrupolose, non sono mai riuscito a ritrovare la Valle del Silenzio.
E nemmeno a rivedere Lei.

d.s