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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Covid, aumentano casi e sanificazioni ma rispetto al 2020 i dati sono rassicuranti

17.12.2021 – 08:41 – Nel mese di dicembre, con la stagione invernale, i numeri del Covid in Italia sono tornati a crescere in maniera rapida e, a fronte di oltre 310.000 tamponi giornalieri effettuati, fanno registrare oltre 10 mila nuovi contagi e circa 90 vittime al giornaliere. Nulla a che vedere per fortuna con gli oltre 17.000 nuovi casi e 400 decessi al giorno dello stesso periodo dello scorso anno 2020 (dati Johns Opkins, USA). Tuttavia, a confermare la ripresa del numero dei casi di positività confermati all’interno del nostro sistema sanitario e sociale locale, c’è anche l’incremento molto forte del numero delle richieste di interventi di sanificazione all’interno di abitazioni, luoghi pubblici e strutture di ricovero: è cresciuto di gran lunga rispetto agli scorsi mesi quando tali operazioni effettuate nell’arco di una settimana si potevano contare sulle dita di una mano, a testimonianza di un problema particolarmente sentito. Per approfondire l’attuale situazione abbiamo raggiunto l’imprenditore triestino Edoardo Fabiani, operante nel settore delle pulizie ed esperto di tecnologia e processi di sanificazione da oltre vent’anni.

“A tutti quanti”, spiega Fabiani, “di fronte a una positività all’interno ad esempio di un nucleo famigliare mi sento di dare questo consiglio: da quando ci si accorge di avere un convivente positivo al Covid, è opportuno isolarlo, nel modo che gli da’ il minor disagio possibile, all’interno di una stanza, ed arieggiare quotidianamente la stessa e il resto dell’appartamento, con il fine di abbassare la potenza virologica. Lavare poi frequentemente mani e corpo. Una volta che il virus ha fatto il suo corso, l’azienda incaricata potrà quindi intervenire per sanificare interamente l’appartamento con metodi professionali collaudati e ben specifici”.

Quali prodotti vengono utilizzati?

“Prodotti ad alto livello di candeggina, perossido di idrogeno e alcool al 70 per cento almeno. Previa pulizia sommaria con i più tradizionali prodotti presenti sul mercato al dettaglio. Detto ciò, non esiste un metodo di pulizia che uccida i virus al 100 per cento, ma bensì operazioni che implicano l’abbassamento della carica virale di quest’ultimo”.

Come sta progredendo, secondo lei, l’epidemia dal suo punto di vista professionale?

“Dal mio punto di vista, con le vaccinazioni e il Green Pass stiamo ritornando alla vita normale. Io vedo la luce in fondo al tunnel, credo che fino a quando gli scienziati non troveranno una concreta soluzione dovremmo essere in grado di convivere con la presenza del virus che causa il Covid-19, nelle sue varianti. Se rispettiamo le regole più basilari di igiene e pulizia, tutto ciò è possibile; ma soprattutto è necessario per ritornare alla vita che abbiamo sempre conosciuto ed aiutare la società a rialzarsi sia economicamente che psicologicamente. In zona ‘bianca’ e ‘gialla’ è già decaduto l’obbligo di osservare il distanziamento di almeno un metro tra persone partecipanti, ad esempio, a un mercatino o ad un evento sulla pubblica piazza, aspetto che fino ad oggi era il regime totale della vita quotidiana di cui ci eravamo abituati da due anni a questa parte. Poi ci sono altre cose che con le dovute eccezioni, sembrerebbero essere ritornate alla normalità”.

Gli impianti sportivi, ad esempio?

“Anche in discoteche, palestre e centri benessere. Nelle prime, seppur sussista il limite di capienza al 50 per cento, si può ritornare a ballare mantenendo una distanza interpersonale; nelle sale pesi al termine degli allenamenti si può riprendere a fare la doccia mantenendo la distanza di almeno un metro tra i vari box. Lo stesso discorso è valido poi anche per i centri termali, i solarium e le piscine. Presso le sale convegno, invece, è decaduto l’obbligo del distanziamento tra un partecipante e l’altro tra i vari posti a sedere. Infine, non esiste più l’obbligo, nei guardaroba, di teatri e sale conferenza, di riporre indumenti e oggetti personali in appositi sacchetti porta abiti”.

La vaccinazione ha quindi aiutato molto.

“È stata fondamentale. Invito tutti a vaccinarsi, anche i dubbiosi. È ora di eliminare definitivamente questo scetticismo ‘Facebookiano’ che induce le persone a credere a fake news e leggende metropolitane messe in rete da saccenti guaritori e sedicenti sciamani. Dobbiamo ascoltare i medici: sono professionisti preparati. Vaccinarsi non aiuta a non contrarre il virus, certo: lo si sa ed è stato dimostrato. Ma aiuta a non ritrovarsi in situazioni terribili e a non intasare senza motivo il sistema sanitario nazionale. Oggi è statisticamente provato che chi ha effettuato il vaccino ha bassissime probabilità di finire all’ospedale, e chi ci finisce rappresenta la classica eccezione della legge dei grandi numeri, questo è normale. Evitiamo di portare via il posto a persone che per problemi di altra natura avrebbero effettivamente bisogno di quei letti. Anche se, su questo, vorrei spendere una parola in più: non è ammissibile che i cittadini di una regione debbano essere ricoverati nella regione limitrofa a causa della saturazione dei reparti ospedalieri del proprio territorio. Purtroppo, per quanto concerne il Friuli Venezia Giulia, negli ultimi tempi e dopo la riforma di Debora Serracchiani e Maria Sandra Telesca del 2014, il nostro servizio sanitario regionale, un tempo fiore all’occhiello a livello italiano, è stato letteralmente distrutto. Ad oggi ancora nessuno ha fatto il mea culpa prendendosi le proprie responsabilità. Sin da subito la riforma aveva sollevato molte polemiche, tanto nel mondo della politica quanto tra gli operatori sanitari ed i cittadini. Tra i cambiamenti più controversi e contestati della riforma, la riconversione di quattro pronto soccorso in ‘Punti di Primo Intervento’ e la conseguente eliminazione di numerosi posti letto. E nel 2017 a far comparire il sistema sanitario regionale del Friuli Venezia Giulia era al penultimo posto della graduatoria CREA, stilata annualmente dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità. Occorre fare qualcosa”.

[g.t.]

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