11.11.2021-10.10 – Sforzi vanificati quelli adottati negli ultimi mesi in Friuli Venezia Giulia per rimanere in zona bianca. La zona gialla sta tornando ad essere la vicina della porta accanto a cui non puoi stringere la mano. Nelle ultime settimane, in cui l’appello a non manifestare e ad evitare assembramenti di massa è stato gridato da ogni dove determinato da una forte preoccupazione per la salute dei cittadini, la previsione di un aumento esponenziale dei contagi e della conseguente occupazione di posti letto nelle terapie intensive si è verificata, decretando in maniera inequivocabile un quasi certo rientro nella zona gialla entro fine mese. È vero per quanto riguarda le restrizioni i cambiamenti saranno quasi impercettibili, tuttavia, i veri cambiamenti riguarderanno di nuovo il sistema sanitario e chi ha bisogno di cure che con il Covid hanno ben poco a che vedere. Tutti gli ospedali della regione stanno già rimodulando le attività ospedaliere, e il rischio di dover sospendere alcune delle attività di routine degli altri reparti non è più così remoto.
Le attività pianificate che stavano pian piano ritornando ad una normalità, con un grande sforzo da parte del sistema ospedaliero regionale per recuperare i ritardi subiti dall’emergenza Covid, potrebbero rivivere il dejà vu degli ultimi due anni. Un altro fattore che sottolinea la gravità del momento attuale è sia l’aumento dei contagi nelle strutture sanitarie, sia il tasso d’incidenza che è tornato a salire superando la quota di 200 casi ogni 100.000 abitanti. Non si tratta quindi di congetture, ma di una triste realtà che sicuramente porterà il Friuli-Venezia Giulia entro fine mese a cambiare colore con le conseguenze che ne deriveranno.
Un provvedimento sancito dai numeri quotidianamente analizzati e certificato dal Presidente della Regione Massimiliano Fedriga. “Se i numeri di contagi dovessero continuare a salire come in questi giorni, in zona gialla probabilmente entreremo prima di fine mese. Vuol dire che dopo apriremo le porte alla zona arancione e che si comincia a penalizzare anche le attività economiche. Non possiamo permetterci di mettere in ginocchio chi ha già sofferto tanto e che si è rialzato con grande forza, non possiamo far pagare loro il prezzo di persone che inseguono menzogne sui vaccini”.
A settembre, dopo un leggero picco di contagi probabilmente dovuto agli assembramenti estivi che durò più o meno fino al 20, l’occupazione media delle terapie intensive si era sempre mantenuta al di sotto dei 12 ospedalizzati e il numero di ricoverati negli altri reparti intorno ai 47. Dal 20 settembre al 15 ottobre non solo vi era stata una netta diminuzione dei contagi, ma i reparti di rianimazione si erano stabilizzati su di un’occupazione media di 7 pazienti. In questo stesso periodo negli altri reparti Covid si era scesi intorno ai 37 ricoveri con una tendenza verso al basso degli ingressi.
Dal 30 ottobre ad adesso l’andamento ha avuto un’evidente impennata, salendo ad un’occupazione media dei posti letto della terapia intensiva che oscilla tra i 18 e i 20, con picchi di contagi che arrivano a quasi 500 casi giornalieri. Dal 22 ottobre negli altri reparti i pazienti ricoverati sono passati a 54, numero già molto alto rispetto ai due mesi precedenti, iniziando a salire velocemente con un incremento giornaliero di ingressi di 6/7 persone fino ai 126 ospedalizzati di ieri.
[l.f]


