Post-Quota 100, cosa succederà? Le prime anticipazioni di Tridico

14.10.2021 – 12.30 – Dopo mesi di quesiti, ipotesi e congetture, si torna a parlare di Quota 100: questa volta con una proposta di ‘doppia uscita’: quella anticipata a 63 o 64 anni, sempre con almeno vent’anni di contribuzione, un dato da adeguare alla speranza di vita, incassando però solo la pensione contributiva maturata a quella data, oppure l’assegno completo, per il quale bisognerebbe invece aspettare i 67 anni.
Anticipazioni rilevanti che arrivano direttamente dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico.
Il pensionamento anticipato sarebbe possibile inoltre con l’Ape sociale per un elenco di categoria impegnate in lavori gravosi più numeroso dell’attuale, oltre che per i disoccupati, i soggetti con un’invalidità superiore al 74% e i caregiver.

La decisione verrà presa dal governo nei prossimi giorni, in vista della legge di bilancio, che dovrebbe mettere a disposizione circa 5 miliardi per la rivalutazione dei trattamenti dal 2022 e per l’atteso post-Quota 100.
Nel frattempo la proroga è divenuta praticamente conferma, una scelta quasi scontata, per quanto riguarda l’Ape sociale, in scadenza a fine anno: si parla infatti, guardando alle indicazioni arrivate dalla Commissione tecnica istituita dal ministero del Lavoro, di un prolungamento di questo strumento fino al 2026, con l’inclusione di almeno un’altra trentina di mansioni tra quelle considerate “gravose” – attualmente 15 – e la riduzione da 36 a 30 anni del requisito contributivo necessario per i lavoratori del settore edile.

La proposta vede dunque un allineamento della soglia anagrafica tra Ape sociale e contributiva
, anche se quest’ultima vedrebbe l’assegno erogato riguardante solo la fetta contributiva della pensione, e quindi rimarrebbe in forma parziale. L’eventuale parte ‘retributiva’ verrebbe liquidata solo al momento del raggiungimento del requisito di vecchiaia.
Oltre ai 63-64 anni d’età e ai vent’anni di versamenti per beneficiare del trattamento occorrerebbe aver maturato, alla data di accesso alla prestazione, una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l’assegno sociale. Secondo la proposta Inps, la prestazione sarebbe parzialmente cumulabile con redditi da lavoro dipendente e autonomo, e si potrebbero prevedere meccanismi di staffetta generazionale legati anche al part time.

[c.c]