Pontile, tuffo e fondale basso (parte 1). Diritto 4.0

25.10.2021 – 07.00 – Fa caldo, è estate e siamo in riva al lago. Cosa c’è di meglio di un bel tuffo rinfrescante nelle placide acque? Così, il ragazzo percorre il pontile di legno, ne raggiungi l’estremità e salta. Forse l’acqua è torbida e non si vede il fondo. Forse, nell’impeto del tuffo, nemmeno controlla, ma il fondale è bassissimo. La craniata è devastante e il giovane malcapitato finisce in ospedale con danni gravissimi. Si sarebbe potuto evitare l’incidente? E, soprattutto, di chi è la colpa?
Viene chiesto il risarcimento del danno al proprietario del pontile, che si difende evidenziando che il pontile era recintato da una rete metallica, con tanto di cartelli di divieto d’accesso, era chiuso da un parapetto su tutti i lati e non c’erano scalette di risalita. Infatti, era un pontile “destinato ad ospitare alcune apparecchiature necessarie per il monitoraggio delle acque del lago” e “regolarmente autorizzato”.

Il Tribunale dà ragione al proprietario del pontile e respinge la richiesta di risarcimento del danno, spiegando che la responsabilità del sinistro era esclusivamente il ragazzo, che si era comportato in modo “dissennato”. Il giovane, infatti, “incurante della evidente inidoneità del pontile” e sordo ai richiami e agli avvertimenti dei genitori e di altri adulti, aveva deciso comunque di tuffarsi.
Il ragazzo impugna la sentenza davanti alla Corte d’Appello, che cambia parzialmente la decisione. I giudici adesso ritengono che il proprietario del pontile sia, in parte, responsabile del danno. Cioè, la colpa maggiore rimane a carico del giovane imprudente, ma il 30% della responsabilità viene messa a carico di chi era responsabile del pontile che, condannato a pagare oltre 500.000,00 euro, impugna a sua volta la sentenza e si rivolga alla Corte di Cassazione.

La questione è molto complessa perché, da un lato, abbiamo il pontile, dall’altro il ragazzo incidentato. È vero che il proprietario del pontile deve custodirlo, ma, egli si difende, aveva preso molte precauzioni, senza contare che erano presenti perfino i genitori del giovane, che, assieme alle altre persone presenti, gli avevano urlato di non buttarsi.
Cos’altro si sarebbe dovuto fare?
La Cassazione risponde richiamando i principi in materia.
Partiamo dalle basi: il proprietario del pontile lo deve custodire. Essendone custode, deve fare in modo che il pontile non faccia male alla gente, prendendo tutte le precauzioni necessarie. In caso di incidente, l’unico modo per non essere considerato responsabile è il “caso fortuito”, cioè, un avvenimento a tal punto imprevedibile che il custode, nonostante si sia dato da fare con diligenza, non avrebbe potuto impedirlo in nessun modo. Faccio un esempio. Se devo custodire un albero e questo viene colpito da un fulmine, è un caso fortuito: non è colpa mia se l’albero è stato incenerito. Nel prossimo articolo capiremo meglio in cosa consiste il “caso fortuito” e se è presente nell’incidente del pontile.