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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Per una città-porto “resiliente”: la Trieste futura per la guru Ocampo

08.10.2021 – 12.30 – Il Sea Summit, la “tre giorni” scientifica dedicata al futuro del mare, ha visto oggi l’intervento, nel contesto del panel “Green Cities, Green Ports, della Associate Professor of Practice in Urban Design and Planning, Department of Urban Studies and Planning Mary Anne Ocampo, la quale lavora presso il MIT di Boston. La giovane ricercatrice è da tempo impegnata nello sforzo di rendere “resilienti” le città del prossima futuro, onde fronteggiare quei disastri climatici, naturali e umani che si moltiplicano ormai senza sosta.
L’intervento, intitolato “Resilient urban planning: what happens in a port can shape a city?”, si domandava come rendere resiliente una città-porto quale Trieste. Una necessità concreta; ricordiamo infatti che una larga parte del capoluogo, nei prossimi decenni, andrà sottacqua per l’innalzamento del livello dei mari, a meno che non si provveda a un’infrastruttura “resiliente”.
La Ocampo ha ricordato che “la teoria della resilienza si studia dal 1970”, mentre “da un paio di decenni la disciplina include la pianificazione urbana”.

A questo proposito la resilienza per le città indica “la capacità di reti, sistemi e comunità sovrapposte di anticipare e assorbire i disturbi e quindi di rimbalzare insieme per diventare più socialmente, ecologicamente e spazialmente equi”. Vi è dunque un’enfasi sulle capacità urbane di assorbire le crisi e, al contempo, di privilegiare la comunità nel suo complesso.
A questo proposito il Progetto Rockfeller ha commissionato il progetto “100 resilient cities” volto a fare brainstorming su come rendere le città più “resilienti”.

Nell’ambito di Trieste, ha osservato Ocampo, “le città-porto affrontano rischi complessi e unici per la loro posizione, a metà tra la terraferma e il mare“. Si tratta di “una tipologia urbana caratterizzata dalla loro funzione”. Trieste poi è un caso esemplare, considerando una “morfologia costiera mutante, causata da fattori economici, ambientali, sociali e urbani”. Il panorama naturale è stato più e più volte modificato, giungendo alla situazione attuale “con tre aree distinte, quella del vecchio porto, l’area centrale urbana, e il porto nuovo”.

Quale sarà, in questo contesto, la prossima evoluzione di Trieste?
Secondo la Ocampo serve “una relazione simbiotica tra terra, mare e tecnologia“.
Trieste, con il suo porto di acque profonde, “è un accesso marittimo che sostiene l’equilibrio delicato tra commercio e industria, tra gli interessi locali e urbani e che rappresenta l’evoluzione naturale della città”.
“Occorre – ha ribadito Ocampo – seguire una visione olistica che integri le coste, il porto vecchio e la città per i residenti”. La professoressa ha elencato a questo proposito sei fili conduttori attorno a cui sviluppare la “resilienza” della città: l’adattamento climatico, l’immagine e la identità urbana, l’eredità storica ed economica, la mobilità e l’accessibilità, la qualità della vita, la misurazione (onesta) dei risultati raggiunti.
Non è solo teoria, perchè Boston sta già venendo pianificata lungo queste direttrici, con la capacità ad esempio di resistere ad “alluvioni e isole di calore“.

Seguendo queste possibili indicazioni, le priorità più urgenti per Trieste rimangono “il ruolo dell’acqua la cui qualità è stata compromessa dal porto e dalla città”, la “neutralità carbonica”, “ridurre il consumo energetico con strategie passive e con la tecnologia” e infine “ottimizzare le strutture esistenti”. Tenendo a mente che le infrastrutture costruite dovranno avere come priorità assoluta “l’impatto che hanno sulle comunità”.

[z.s.]

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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