06.09.2021 – 15:15 – Dopo gli efferati fatti di cronaca avvenuti lo scorso sabato 4 settembre in Via Carducci, a Trieste, in mattinata il Prefetto del capoluogo giuliano, Valerio Valenti ha riunito il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. Al tavolo hanno preso parte anche il Procuratore Capo di Trieste, Antonio De Nicolò ed il primo cittadino Roberto Dipiazza. “Trieste è una città altamente sicura e con un’ulteriore assegnazione di 50 militari e 6 poliziotti da parte del Ministero dell’Interno, destinati ai controlli sul territorio in Friuli Venezia Giulia, sarà possibile prestare più attenzione ad alcune aree meno monitorate della città, lontane dal centro storico e dalla movida” – ha dichiarato il Prefetto sulle colonne del quotidiano locale “Il Piccolo”. “Quanto accaduto in via Carducci – ha sottolineato Valenti – è collegato ad una faida tra due famiglie kosovare e ciò non incide sul livello di sicurezza della città. L’attenzione va indirizzata a ciò che è possibile fare per prevenire seguiti di questa vicenda e ciò che concretamente faremo è verificare la possibilità di revocare i permessi di soggiorno di chi si è reso protagonista di queste vicende sebbene non penalmente responsabile”. “Un’attenzione particolare – ha concluso il Prefetto – sarà posta sul settore dell’edilizia, campo in cui queste famiglie sono titolari di ditte, sia con un’azione congiunta di Forze dell’Ordine, sia attraverso un protocollo di intesa con Regione, cassa edile e sindacati per promuovere una maggiore circolarità di informazione e trasparenza sul regime degli appalti dei privati”.
Nei prossimi giorni, su sollecitazione dello stesso funzionario statale, la Polizia sarà chiamata a segnalare con assidua costanza al Questore ogni minima sospetta cattiva frequentazione di bar e pub con il fine di agire ante tempo e revocare la licenza a quegli esercizi che rappresentano luogo di ritrovo di persone con precedenti penali e atte a delinquere. Inoltre, grande attenzione verrà posta sulle modalità d’accesso al nostro Paese dei minori stranieri i quali giungono a ridosso del 18° anno d’età e poi, grazie alla complicità delle ditte edili nazionali, ottengono la conversione di permesso di soggiorno in permesso di lavoro.


