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martedì, 5 Luglio 2022

Vax e no-Vax in Piazza Unità? “No, il tema non è questo. Parliamo di protocolli sanitari”

20.08.2021 – 12.30 – “Cambiare le linee guida dei protocolli e permettere ai medici di curare con i farmaci giusti sin dai primi sintomi”: è il sunto della manifestazione di ieri 19 agosto 2021 in Piazza Unità. Di Covid-19 le persone, vaccinate e non vaccinate, si possono ammalare; il rischio varia fra le due comunità di persone ed è più grande per i non vaccinati, ma i vaccinati non sono immuni: partiamo da qui. Così come è reale il rischio che il virus del Covid-19 continui a circolare per lungo tempo portato da vaccinati positivi che non hanno nessun sintomo e stanno bene, e che non avendo sintomi non pensano, comprensibilmente, di avere nessun motivo per sottoporsi a un tampone tantopiù che lo stesso è a pagamento. Ecco perché le terapie e il supporto, secondo chi è sceso in piazza, sono importanti.

Secondo quali criteri si sceglie di curare una persona a casa, sia con il semplice supporto telefonico che, nelle situazioni più evolute (ne esistono, in più paesi), attraverso strumenti informatici e una connessione a Internet? Gli scenari, spiegati da OMS a inizio di quest’anno e poi nuovamente a inizio primavera, sono principalmente due, tenendo in considerazione la generalità dell’approccio alla pandemia e non solo il nostro paese.
Il primo è quello di un sistema sanitario messo a dura prova dal numero di malati (non di contagiati) o già al collasso a causa della saturazione degli ospedali: non è il caso italiano (in generale non lo è mai stato se non nei primi momenti di crisi epidemica del marzo 2020, che motivarono, di fronte a una situazione sconosciuta, la decisione del lockdown): quando i letti d’ospedale (non si parla solo di terapie intensive) sono quasi finiti o finiti. In una situazione di questo genere, la struttura sanitaria può decidere di non ricoverare o anche di rimandare a casa pazienti già ricoverati.
Il secondo scenario, che OMS ritiene quello ideale, è quello di pazienti contagiati risultati positivi a un test, che non hanno sintomi della malattia o ne hanno di lievi, e che non sono a rischio a causa di altre patologie concomitanti o preesistenti (come una malattia cardiocircolatoria, o un male ai polmoni). Il caso degli anziani può essere diverso in quanto la valutazione viene fatta anche in base all’età. Le persone positive che rientrano in questa categoria rimangono a casa: è importantissimo, però, il contatto costante con il medico, per un’assistenza in tempo reale laddove se ne dovesse presentare il bisogno. Ed è questa la questione che i manifestanti di ieri in Piazza Unità, ascoltando le dichiarazioni, sollevano: non un “Vax-No Vax” (frange dissidenti che parlano di “big Pharma” e di “dittatura sanitaria” da una parte, di “untori criminali” e “pazzi incoscienti che ci contagiano, non vogliono vaccinarsi e ci faranno morire” dall’altra, rientranti nel, purtroppo ormai dilagato, populismo sanitario, giornalistico o politico a parte), ma la necessità di cambiare i protocolli sanitari esistenti (decisi dal Ministro, Roberto Speranza) permettendo ai medici di assistere i contagiati costretti a casa dal Covid senza lasciarle in vigile attesa: un’attesa che equivale per chi manifesta all’attesa degli eventi senza far niente. Un cambio di protocollo potrebbe dare indicazione ai medici di mettersi in contatto, entro i primi tre giorni ritenuti cruciali, con il paziente, chiedergli quali sintomi si siano manifestati e ascoltare la sua descrizione, e prescrivere farmaci di solito già a disposizione a casa o reperibili con facilità come antinfiammatori e antibiotici. I protocolli e le linee guida attuali non consentono al medico di decidere la terapia da seguire, prevenendo il ricovero in ospedale.

L’isolamento immediato di chi è stato contagiato dal Covid e sta in casa con altre persone è la cosa più importante, assieme al distanziamento minimo di un metro e l’uso di mascherine in un ambiente chiuso: più aria fresca e ventilazione possibile, anche solo aprendo le finestre, in modo da cercare di trasformare l’ambiente ‘inscatolato’ in qualcosa di diverso, abbassando la carica virale attraverso il deflusso dell’aria all’esterno. Il lavaggio molto frequente delle mani segue subito dopo. Per lavare gli indumenti e i panni potenzialmente infetti bastano l’acqua e il sapone. Il monitoraggio costante della situazione e della condizione di chi inizia a star male è l’elemento chiave: almeno una volta al giorno, secondo OMS, o anche di più in presenza di aggravamento o di nuovi sintomi come il fiato che si è fatto più corto, dolori al petto o un senso di confusione, che però un medico, se non è in contatto attivo con la persona a casa secondo un protocollo preciso, non può rilevare. La vigile attesa fatta a casa, con la semplice tachipirina e senza nessun altro farmaco, aumenterebbe fortemente il rischio di ospedalizzazione.
Chi critica la manifestazione di ieri risponde: “Impossibile, in Italia si è già sotto organico e i medici di base non possono far fronte in alcun modo”; di fatto però alcuni medici hanno scelto di ignorare i protocolli, e la risposta di uno dei manifestanti è: “È già importante scrivere in un gruppo Facebook, ad esempio: un gruppo ufficiale Social nel quale operino medici, ne esistono molti altri di pubblica utilità come quello della Polizia locale, potrebbe già fornire informazioni importantissime e assistere chi è in casa, fornendogli supporto e assistenza sulle ventiquattr’ore”. E le ricette mediche possono in effetti arrivare via email: è già prassi comune. Se poi i medici “non sanno mandare una mail” (un commento sentito), questo può essere un problema effettivamente gravissimo e un segnale d’impreparazione delle aziende sanitarie; ci sentiamo però di dubitarne. A ciascuno la libertà d’opinione non sul vaccino o non vaccino in questo caso, ma sui protocolli d’assistenza, tema scomparso dal radar dei media assieme alla criticità di vaccinazione nei paesi più poveri, che non sono in grado di sostenere i costi e che rischiano di non aver accesso al vaccino se i paesi più sviluppati forzeranno indirettamente, contro l’opinione di OMS, la cittadinanza a una terza o quarta dose. Dovere di cronaca.

[r.s.]

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Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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