Istruzione e ricerca. Rosolen: “I giovani d’oggi?Una generazione fragile.”

"Nessuna generazione però è meglio di un'altra".Afferma inoltre "Pieno sostegno alla ricerca scientifica e biomedica"

28.07.21-08.00- Istruzione e ricerca sono due ambiti da sempre molto discussi. Per gli ultimi aggiornamenti a riguardo, abbiamo fatto una chiacchierata con l’assessore regionale all’Istruzione e Ricerca, Alessia Rosolen. In primis si è parlato della questione molto dibattuta dell’obbligo vaccinale: se da una parte potrebbe andare ad estendere la sicurezza nelle scuole, difatti, dall’altra potrebbe limitare il personale -già carente, peraltro- nelle strutture, oltre a limitare gli studenti che, per svariati motivi, decidessero di non farlo. Ad oggi, nessuna conferma da parte del Ministero dell’Istruzione.”La situazione è in continua evoluzione,” conferma Rosolen “rispetto alla scuola, la Regione si adeguerà alle decisioni che il governo nazionale e il Cts prenderanno in merito alla possibilità di consentirne l’ingresso solo agli immunizzati. Resta il fatto che lo sviluppo di una sintomatologia grave, tra i giovanissimi, è un evento per fortuna sporadico e i casi letali sono risultati essere estremamente rari. Ritengo sempre prioritario concentrare i nostri sforzi per vaccinare quanto prima gli anziani e le fasce di popolazione più a rischio di malattia grave. Ricordo infine che, in Friuli Venezia Giulia, nel personale dell’istruzione le adesioni alla campagna di vaccinazione arrivano a quota 99%.”

C’è poi la problematica delle classi-pollaio: da anni si parla di ridurre il numero di alunni per classe, sia per riuscire ad effettuare lezioni migliori -seguendo gli alunni in modo più corretto- sia, ad oggi, per ridurre le problematiche Covid. Sulla questione, Rosolen tende a rassicurare: “Questo riguarda marginalmente la Regione Friuli Venezia Giulia: sul nostro territorio sono infatti pochi i casi di classi sovraffollate. Detto questo, è bene precisare che il numero minimo e massimo degli alunni per classe è stabilito per legge dal Ministero dell’Istruzione; l’autorizzazione alla composizione delle classi spetta, quindi, all’Ufficio Scolastico Regionale. La Regione, nell’ambito delle proprie competenze, interviene a sostegno del sistema scolastico – su cui non ha potestà legislativa diretta – con 25 milioni di risorse regionali che si sommano a quelle erogate attraverso il FSE per istruzione superiore, università e formazione. Pure la questione del personale scolastico è materia statale, ma la Regione interviene – anche nell’imminente assestamento di bilancio – fornendo docenti di sostegno, personale amministrativo, tecnico e
ausiliario Ata. Ulteriori 70 milioni di euro sono stati stanziati per opere pubbliche di edilizia scolastica. Al momento stiamo lavorando ad un “Pacchetto Scuola” grazie al quale stanzieremo importanti risorse per trasporto scolastico, tracciamenti, nuove assunzioni al fine di garantire un riavvio dell’anno scolastico in presenza e in sicurezza.”

Il Ministero dell’Istruzione, d’altro canto, replica comunicando “un calo demografico degli studenti” che andrebbe indirettamente ad ‘equilibrare’ la situazione.

La scuola, però, ha bisogno di risolvere anche questioni di gestione interna, ad esempio la funzionalità delle note di classe: ci sono ragazzi che arrivano ad 80 note all’anno, risultanti quindi ben poco utili allo scopo ‘iniziale’. “Non amo giudicare i ragazzi, nessuna generazione in assoluto è migliore di un’altra” afferma Rosolen “È bene
ricordare che gli errori di una generazione spesso derivano dalla generazione che li precede. Abbiamo dato vita oggi ad una generazione fragile che rigetta valori, riferimenti ideali, passioni. Un vuoto che in cui trovano talvolta spazio maleducazione e arroganza. Il problema centrale che eludiamo ormai dal ’68, è l’educazione. Mentre in altri Paesi, cessato il vento della contestazione, si è messo mano a riforme per la modernizzazione del sistema dell’istruzione, in Italia invece è iniziata una sistematica demolizione del merito, dello studio, dell’autorità. A conti fatti, non ci si sorprenda se gli studenti migliori vanno all’estero e se i docenti non godono del rispetto sociale. La nota in sé ha poca utilità, è necessario risolvere il problema a monte ripristinando il circuito educativo e il senso del limite, occorre tornare al rispetto per gli altri, per tutti gli altri, e non solo per alcune categorie ideologicamente protette.

A proposito della ‘fuga di cervelli’, l’assessore fa sapere che il Consiglio regionale ha recentemente approvato un suo disegno di legge per attirare e trattenere giovani talenti in possesso di alte competenze e specializzazioni qualificate in Friuli Venezia Giulia. L’obiettivo di questa norma è quello di promuovere l’attrattività del tessuto economico regionale sostenendo azioni finalizzate a valorizzare l’alta professionalità di giovani fino ai 35 anni in possesso di una laurea magistrale in discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche o un master universitario di primo o secondo livello o un diploma universitario di specializzazione o un dottorato di ricerca. “Ricordo inoltre che la Regione sostiene già con importanti risorse del FSE (10,8 milioni di euro a cui abbiamo aggiunto ulteriori 2,5 nel 2021) l‘attivazione di dottorati, assegni di ricerca e master post laurea attivati dalle Università di Trieste e Udine e dalla Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa) in collaborazione con le imprese e il comparto scientifico regionale.

L’assessore ci tiene infine a ricordare che il Friuli Venezia Giulia è una realtà
all’avanguardia nel campo della ricerca; la legge di bilancio regionale per il 2021 mette a
disposizione del mondo scientifico, università e ricerca, 4.5 milioni di euro, cui vanno aggiunti i fondi nazionali, quelli europei e quelli derivanti dalla compartecipazione con i privati. “Con la nuova programmazione del FESR sosterremo in maniera massiccia ricerca scientifica e biomedica.”

s.t.