Essere Manager all’estero? Un’esperienza da vivere con consapevolezza

29.07.2021 – 10.40 – Residenza fiscale, convenzioni di sicurezza sociale, bonus degli impatriati: questi solo alcuni degli aspetti da tenere in considerazione quando si decide di lavorare come manager oltreconfine.
Una vera e propria scelta di vita, che può essere vissuta con più leggerezza grazie ad una maggiore consapevolezza di tutti gli aspetti significativi che caratterizzano questa tipologia di esperienza lavorativa.
Una tematica attuale che è stata trattata approfonditamente nei 3 webinar “Il manager e il lavoro all’estero, aspetti contrattuali, previdenziali e fiscali” organizzati da Federmanager, e che hanno contato oltre 500 presenze per singolo webinar.
Nel corso degli eventi online è stato presentato il servizio Foreign executive desk, lo sportello Federmanager a disposizione dei manager che lavorano o hanno lavorato all’estero, attraverso il quale degli esperti forniscono consulenza contrattuale, anche in lingua inglese, previdenziale e fiscale.

Un focus su una dimensione lavorativa che è in grande evoluzione ma sulla quale, spesso, si hanno poche conoscenze, ma che indubbiamente coinvolge una parte sempre più numerosa della categoria manageriale.
Ciò che normalmente accade, infatti, quando ci si trova a lavorare in un paese straniero, è affidarsi all’azienda per le questioni attinenti alla costituzione e alla gestione di questa nuova esperienza di lavoro. Meglio sarebbe invece, per il manager, poter contare sulla sua associazione di rappresentanza, in grado di assisterlo nel migliore dei modi, aiutandolo nella difficile interpretazione degli effetti sul piano previdenziale e fiscale che ne conseguono.
Ad esser state trattate nel corso del Webinar sono le questioni legate alla residenza fiscale, iscrizione all’Aire e valutazione del posizionamento del centro di interessi vitali: prendendo in considerazione non solo la disciplina italiana (art. 2 Tuir), ma anche la normativa internazionale redatta su mod. Ocse, citando casi pratici della giurisprudenza in cui, nonostante la residenza formale all’estero, il fisco italiano ha preteso le imposte anche nel nostro Paese.

Si è parlato poi dei problemi di applicazione della normativa delle convenzioni di sicurezza sociale: sono stati individuati casi in cui i datori di lavoro spesso applicano erroneamente le retribuzioni convenzionali anche a livello previdenziale con futuri danni sulla pensione; quindi, la regola di base riguarda il lavoro in Europa, dove bisogna applicare sempre le retribuzioni effettive se si viene assoggettati a previdenza italiana.
Chiarite anche le regole del passaggio di residenza fiscale, prendendo in esame il punto cruciale del calcolo dei 183 giorni, utile sia per la residenza fiscale nel singolo anno d’imposta sia per la applicabilità o meno delle retribuzioni convenzionali a livello fiscale. Infine, è stato ben spiegato il concetto di trasferta, trasferimento e distacco, sul piano contrattuale, previdenziale e fiscale, dando evidenza degli apparenti vantaggi per quello che concerne la futura pensione e l’uso spesso errato dell’esenzione delle indennità di trasferta e trasferimento.

[c.c]