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mercoledì, 29 Giugno 2022

Come si capisce se si è innamorati? Telemaco risponde

19.07.2021 – 09.10 – Con l’arrivo del Coronavirus il mondo è cambiato e, con esso, anche noi. Catapultati da un giorno all’altro nell’emergenza, abbiamo dovuto forzatamente rimettere in discussione le nostre vite e le nostre certezze. Per cercare di dare risposta a quelle che sono le preoccupazioni, i dubbi e le domande dei lettori, Trieste.news ha deciso di ospitare una nuova rubrica a cura dell’équipe dell’associazione Telemaco di Trieste: l’obiettivo è quello di creare un luogo di accoglimento delle paure, delle incertezze e delle angosce. Un modo, in questo tempo di fatica e incognite, per essere vicini alla cittadinanza, per poter dare ascolto alle difficoltà e articolare delle risposte non normative ma che possano stimolare nuove domande.

Domanda: Buongiorno, sono Rachele e ho 15 anni. La mia è una domanda un po’ stupida, ma mi gira in testa spesso e non so come rispondere. È circa un mese che io e il mio migliore amico ci frequentiamo, ma non più come amici, non solo. Era già successo qualcosa la scorsa estate poi però non ero convinta, e siamo rimasti amici. Adesso è successo di nuovo ma io non capisco se da parte mia c’è davvero qualcosa o se è solo che gli voglio bene e che sono sicura di cosa prova per me, soprattutto non voglio prenderlo in giro.
Insomma, la domanda è questa: come si capisce se si è innamorati? E ha senso parlare di essere davvero innamorati a quest’età?

Risponde Anna Cicogna per Telemaco Trieste: Cara Rachele, comincio ringraziandoti per aver messo in luce, magari senza volerlo, una questione fondamentale. Cominci dicendo che la tua è una domanda stupida. Il punto è proprio questo: non esistono domande stupide se nascono da un vero desiderio di sapere e non dalla volontà di riaffermare quel che si pensa, detta altrimenti, di farsi dare ragione.
La tua non è una domanda stupida: perché parte dal non sapere, perché è una domanda aperta, non solo, è una domanda sull’amore, campo nel quale tutti sappiamo assai poco.
Comincio a risponderti dalla seconda questione, che ha a che fare con l’età. Da quando si può amare? Esiste un’età precisa a partire dalla quale quel che ci scuote e ci emoziona può essere chiamato amore? E prima? Sono solo “simpatie” come le chiamavano le nonne?
Esistono molti modi dell’amore, che si esprimono in gesti, parole, vicinanza dei corpi, modi che cambiano nel tempo, nei diversi tempi della vita. L’amore a 7, a 12, a 15, a 20, ad 80 anni non è certamente espresso e vissuto negli stessi modi, ma non per questo è meno autentico, meno potente, meno reale. Nell’autobiografia della sua infanzia e giovinezza Elias Canetti racconta dell’incontro avvenuto alle elementari con una bambina della sua classe, una bimba che non riesce a smettere di guardare, che lo distrae dalle lezioni, la cui presenza lo lascia turbato e confuso. Del loro primo incontro scrive: “Subito la serrai nel cuore come un francobollo”.
L’amore può accendersi, anche se -come umani- non siamo da subito pronti ad impegnarci nell’amore, a sostenerlo, a renderlo casa da poter abitare.
E veniamo all’altra parte della domanda: come si capisce se si è innamorati? Partiamo dal fatto che non esiste una ricetta, né una lista da spuntare. Posso però darti due bussole, due possibilità d’orientamento.
La prima è la mancanza. Quando si ama e si è distanti, la domanda che insiste e ritorna è sempre: “ti sono mancato?” o, quando non ci si è ancora reincontrati: “gli mancherò?”. L’assenza dell’amato scava in noi una mancanza che chiama e dice, dice dell’amore.
La seconda è l’impossibilità di dire perché si è innamorati, o quanto. Non si ama qualcuno per le sue qualità: per i capelli, gli occhi, le cose che ha, perché è simpatico.
Il filosofo sloveno Slavoj Zizek qualche tempo fa ha sintetizzato la questione così: “Se hai delle ragioni per amare una persona, non la ami.”
In che senso? Nel senso che si ama qualcuno nella sua unicità, per la sua unicità che è qualcosa di non riassumibile in un insieme di motivazioni: è lui, è lei, ed è questo tutto ciò che conta.
L’amore inizia laddove è impossibile stabilire livelli, fare paragoni, definire quantità.  Nell’amore non c’è un molto, un poco. Non si ama abbastanza, quasi, tantissimo.
Dire “ti amo un po’, o ti amo molto” è dire mi piace passare del tempo insieme, sono felice del mio essere accanto a te, ma l’accento è su di me, sono io che dico del mio interessamento, del mio apprezzamento ed è per questo che posso porre una misura.
L’amore, il “ti amo”, non ha a che fare con il contabile ma con l’assoluto. L’origine della parola illumina un punto preciso, absolutus in latino significa ‘libero da qualsiasi vincolo’, dunque slegato da ogni ordine, misura, paragone possibile.

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